Dalla rassegna stampa Cronaca

«Non toccate la legge sull’aborto». In duemila per i diritti delle donne

…la violenza che in questi anni ha contraddistinto il clima politico della città contro donne, gay, lesbiche, trans, migranti…

«Non toccate la legge sull’aborto». In duemila per i diritti delle donne
Affluenza da tutta Italia. In piazza Bra flash mob con papessa e ancelle-fattrici

Angiola Petronio

VERONA I mantelli rossi e i cappelli bianchi, quelli delle schiave-fattrici di The Handmaid’s Tale che in queste settimane hanno presidiato Palazzo Barbieri, lanciati al vento dalla scalinata della Gran Guardia, quando la papessa, con tanto di pastorale sormontato dal simbolo femminile, ha lanciato un «momento orgasmico collettivo». Gli slogan rispolverati per l’occasione dai cortei degli anni Settanta. E quel «oggi Verona è tutta femminista» sancito da un corteo le cui fila s’ingrossavano man mano che avanzava da Porta Nuovo verso Porta Vescovo, guadando il centro. È stata una «prova muscolare», quella che ieri hanno dato le duemila persone che hanno partecipato alla mobilitazione organizzata dal movimento «Non una di meno» contro le mozioni anti abortiste sfornate in Comune. La 434 del leghista Alberto Zelger, approvata con il bene placito della capogruppo Pd, ma anche una che dovrebbe essere discussa nelle prossime settimane e che prevede la sepoltura automatica dei feti senza il consenso della donna coinvolta. È stato così che «lo stato di agitazione permanente» lanciato dal movimento ha portato in riva alla «città dell’amore e adesso anche città della vita…» – come hanno chiosato le organizzatrici ripercorrendo un passaggio della mozione zelgeriana – uomini e donne, ma soprattutto ragazze e ragazzi da tutto il Nord Italia. Milano, Padova, Vicenza, Brescia, Trento, Mantova, Bergamo, Parma, Pavia, Bologna, Varese. Tutti radunati all’insegna della difesa della legge 194 e per l’autodeterminazione della donna, nel piazzale della stazione. Da lì la manifestazione, aperta dalle ancelle-fattrici, si è mossa verso piazza Bra. E nell’aria calda del pomeriggio sono risuonati gli slogan femministi.

Quei «tremate, tremate le streghe sono tornate», «libere di decidere per il nostro corpo», «l’utero è mio e lo gestisco io», «vogliamo l’aborto sicuro, libero, gratuito» e le mani a triangolo che si sono dovuti mutuare da una battaglia che si pensava vinta quarant’anni fa. «Contro la cultura patriarcale e sessista che ci confina in ruoli di genere prestabiliti, rivendichiamo molto di più della 194 – hanno spiegato gli organizzatori -. L’autodeterminazione che rivendichiamo non è solo individuale, ma afferma la forza collettiva di un movimento globale». E poi l’attacco all’amministrazione comunale. «Verona è la città che da decenni si è imposta come laboratorio di ciò che ora vediamo in opera al governo. L’azione della giunta Sboarina riassume in sé tutta la violenza che in questi anni ha contraddistinto il clima politico della città contro donne, gay, lesbiche, trans, migranti». Era caleidoscopico, il corteo di ieri. Con Angelo e Andrea, la coppia gay picchiata e aggredita in piazza Bra e in casa a Stallavena. Con donne che quarant’anni fa erano in piazza per chiedere l’approvazione della 194. E che ieri ci sono tornate per difenderla, come le sorelle De Paoli da Asparetto. Flavia, Giulietta, Nadia, che negli anni Settanta dalla Bassa lottavano per l’aborto legale «e – raccontano – la capofila era nostra madre che aveva messo al mondo sette figli e si batteva perché si approvassero i sistemi anticoncezionali». Con Flavia che rispondendo a un invito dei Radicali si era anche denunciata per procurato aborto, anche se non era vero. «Ai ragazzi di oggi continuo a dire di stare attenti, che gli sfilano i diritti da sotto il naso». E Giulia che a 73 anni «son dovuta tornare in piazza. Abbiamo combattuto allo stremo delle forze per questa legge, anche dentro le nostre famiglie. Adesso ho una nipote femmina e non vorrei mai che toccasse a lei dover abortire illegalmente».

«Autodeterminazione», è la parola che è rimbombata ieri. E che è risuonata anche in quanto detto dalla vincitrice dell’ultimo premio Strega, Helena Janeczek. «Sono i nostri corpi, le nostre individualità che possono fare qualcosa contro questa volontà di avere donne e migranti come subalterni, in una società in cui il bene del singolo non conta nulla». Qualche consigliere comunale e pochi politici, ieri alla manifestazione. Il senatore del Pd Vincenzo D’Arienzo, l’ex deputata di Rifondazione Tutti Valpiana, il fondatore di Possibile Pippo Civati. «La mobilitazione lanciata a Verona – ha detto – è solo l’inizio di una lunga stagione di difesa dei diritti». Chiede «educazione sessuale per decidere, contraccezione gratuita per non abortire e aborto accessibile pr non morire», la mobilitazione di «Non una di meno». Ieri uno degli slogan echeggiava che «siamo la luna che muove le maree, insieme cambieremo le idee». E la marea di oltre duemila persone che si è mossa da Verona potrebbe far cambiare più di qualche idea.


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