Dalla rassegna stampa Libri

“Camere separate” di Pier Vittorio Tondelli

“Camere separate” di Pier Vittorio Tondelli

Da Eleonora Samí

Leo è un trentaduenne dalle guance cupree e Thomas un giovane pianista che studia al conservatorio di Parigi. Tra il fumo scenografico, i vapori e le grida d’un concerto, i due si scambiano il loro primo bacio: saranno un ago ipodermico e una stanza d’ospedale a ricondurre ben presto entrambi all’impietosa realtà.

Senza voler scadere nella benevolenza retorica, l’autore ridefinisce i contorni dell’amore con una delicatezza introspettiva e carnale tutt’altro che scontata. Il testo è suddiviso in tre movimenti, di cui l’ultimo dà il nome al romanzo.

Tondelli salì alla ribalta, suo malgrado, per via di Altri libertini (1980), romanzo a episodi, che fu censurato appena venti giorni dopo la pubblicazione e ritirato a distanza d’un anno, a causa dei suoi contenuti ritenuti blasfemi.

In realtà, questi si limitava a fotografare la degradata periferia emiliana degli anni ’70-80 in maniera piuttosto colorita ed esplicita: un atto di antropofagia culturale verso l’ignavia provinciale, che raccolse un clamoroso successo di pubblico presso i suoi coetanei (all’epoca della pubblicazione Tondelli aveva venticinque anni).

Tutto ciò generò, probabilmente, un quiproquò surrettizio, erigendo l’autore a gonfalone della letteratura omosessuale dell’epoca: etichetta dalla quale tentò di affrancarsi per tutto il resto della sua carriera e che lo indusse a dissimulare persino circa le cause della sua morte (AIDS).

In Camere separate emerge prorompente proprio questa lotta interiore del protagonista nel sentirsi piuttosto escluso dalla liturgia – al limite dell’eccentrico – di certi ambienti omosessuali, sebbene, allo stesso tempo, gli appartengano e li legittimi, riconoscendone le ragioni profonde. Se da un lato era quello il modo in cui una minoranza pensava di risolvere il problema della propria ‘diversità’, dall’altro ne percepiva netta e malinconica la propria estraneità, non prendendo parte alla messinscena.

La perdita del compagno finirà per tradursi in una spedizione oltre i confini corporei di Thomas, attraverso l’Europa; ma anche in un viaggio a ritroso nella memoria storica e familiare di Leo, cercando di stabilire un contatto tra i suoi “mondi interiori” ed espiando la sua pena terrena. Una celebrazione lugubre della sua vergogna per quella sorta d’inadeguatezza alla “normalità” e per quel suo partecipare “restando fuori”, spettatore-fantasma della sua stessa esistenza.

Alle prese con la letargia d’una solitudine annichilente, Leo incede nell’abisso dell’emarginazione, che si staglia sullo sfondo della guerra e degli orrori della Storia, divenendo metafora di macerie e costoni di pietre erosi: abbandoni ed unioni spezzate trovano conforto unicamente in Dio e nella sacralità dell’umano (non nella religione, poiché priva di sensualità e svirilizzata).

Come se stesse assistendo al proprio corteo funebre, consapevole che la pienezza della vita gli sarebbe stata negata dal grado di separazione che avvertiva da sempre tra sé e la felicità, Leo officia il suo tributo alla letteratura, ultimo baluardo di sopravvivenza rispetto al senso di sottrazione primaria che lo attanaglia.

E, niente di più banale, “la vita continua”, magari proprio grazie ad un paio di pantaloni di fustagno chiari, specchio del suo sogno di giovinezza perduto, nonché all’elaborazione del lutto e dell’addio.

Pier Vittorio Tondelli
Camere separate
I GRANDI Tascabili Bompiani, 2007
pp. 216, € 7,80

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