Dalla rassegna stampa Cinema

Pappi Corsicato "Racconto Schnabel l’arte viva e l’intimità"

Pappi Corsicato “Racconto Schnabel l’arte viva e l’intimità”

È un ritratto privato, galleggia fra l’intimità familiare e la creatività irrefrenabile, “L’arte viva di Julian Schnabel”.

Il film-documentario che Pappi Corsicato ha dedicato al pittore e regista texano (tra i protagonisti del progetto Terrae Motus di Lucio Amelio) in proiezione sabato ad Artecinema: al teatro Augusteo, dalle 22. In sala, a introdurre il film – distribuito solo un paio di giorni a dicembre 2017 in poche sale – ci sarà il cineasta napoletano che ha studiato a lungo negli Usa e in ogni sua opera sviscera e plasma un collage di linguaggi: danza, cinema, arte figurativa, musica.

«Finalmente a Napoli tante persone riusciranno a vedere questo film», esulta il regista.

Corsicato, è un documentario sullo Schnabel pittore di giganteschi quadri o sullo Schnabel autore di film avventurosi e controversi?

«È un film sull’intero universo di Julian, che conosco ormai da tantissimi anni. Conosco la sua personalità, le sue debolezze, adoro i suoi film. Ritengo “Lo scafandro e la farfalla” e “Prima che sia notte” due capolavori.

Naturalmente apprezzo anche quelli dedicati a Basquiat e Van Gogh. Schnabel è un personaggio molto strano: quando lo incontri sembra un cowboy, uno rozzo.

Conoscendo la sua opera, pittorica e cinematografica, si resta invece stupiti dalla grazia.

Ha grande sensibilità, purezza.

Mantiene uno stato fanciullesco ed è capace di entrare nei sentimenti. Ha raccontato silenzi omosessuali, scrittori imprigionati nel proprio corpo per via di un ictus. Storie che colpiscono frontalmente, e in profondità, pensando che lui è un tale omaccione cresciuto in Texas. Altra peculiarità è la sua energia, che canalizza costantemente nel lavoro. Non è intermittente. Ha sempre il focus sul suo lavoro e credo che questa sia una dote innata. Il mio film spiega tutta la sua vita, in particolare ciò che è emblematico».

Le va di citare un paio di esempi?

«È raro che un artista sia sempre così concentrato su ciò che fa.

Schnabel è dirompente, nella sua arte. Estroso, curioso di tutto.

Anche di musica. Credo sia essenziale – per un artista ma ancor prima per un essere umano – questa tensione emotiva. Il mio ritratto non è agiografico né critico. È una narrazione. In cui lui dilata anche la relazione con suo padre e con i suoi sei figli, avuti da tre signore diverse».

In cosa si differenzia, questo film, rispetto a precedenti ritratti che ha dedicato a Rauschenberg, Kapoor, Kounellis, Koons?

«Al di là del legame drammaturgico o narrativo che li può accomunare, stavolta ho affrontato l’intera biografia di un artista. La mia volontà era partire dal nostro primo incontro, all’arcipelago di Li Galli: lì gli proposi il film. Schnabel era scettico ma via via mi ha permesso di riprendere la sua vita privata perché stima il mio lavoro. Il film inizia con un suo tuffo proprio a Li Galli, da un’altezza che supera i 20 metri. Poi abbiamo girato a Parigi, Los Angeles, New York. Lo stile del film è totalmente informale, con due cineprese, luce naturale. Immersi nel suo mondo. Per la colonna sonora ci sono le musiche di Roberto Gabriele. E a proposito di musica va detto che l’inizio delle riprese coincise con la morte di Lou Reed, di cui Schnabel era caro amico. Julian era affranto e ciò emerge. Ma Laurie Anderson (compagna di Reed, ndr) organizzò dei memorial in onore del rocker che fu frontman dei Velvet Underground. Uno di questi fu a casa di Julian e lì ho incontrato anche Bono Vox degli U2, che naturalmente è presente nel film. Per cui ho fatto anch’io un viaggio molto personale. Anche Al Pacino è nel film: un giorno ero a casa di Schnabel e Pacino passò trovarlo».

Facciamo un gioco: confessi chi ha dovuto sacrificare dal montaggio finale.

«Cristopher Walken».

No. Non può dire una cosa del genere: Walken assente?

«Sapesse… C’è anche un aneddoto esilarante perché Walken e Schnabel hanno partecipato assieme a una trasmissione di cucina e hanno provocato un incendio in diretta televisiva…».

A prescindere dal tono improvvisato di incontri e contenuti, Corsicato: siccome per Schnabel indossare pigiami non è un vezzo o un capriccio bensì uno stile di look che ama, ci sono inquadrature in cui appare appunto in abito da letto?

«Eccome. C’è un momento speciale ambientato a São Paulo, per una mostra, e lui esce da un’auto enorme proprio indossando un pigiama. Per Julian è comodo, altro che camicie. Pigiama o tute bianche stracciate: lui ama questo guardaroba».

Pappi Corsicato con Schnabel

Gianni Valentino

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