Dalla rassegna stampa Approfondimenti

“I gay una sciagura per la specie”, qualche riflessione sulle parole di Zelger

“I gay una sciagura per la specie”, qualche riflessione sulle parole di Zelger

Dopo aver definito chi pratica l’aborto incapace di intendere e volere, il consigliere si scaglia contro gli omosessuali con espressioni tali che spingono il comune di Verona a condannarle con un ordine del giorno
Il Consiglio comunale di Verona ha preso le distanze da Alberto Zelger (Presa di posizione del Consiglio comunale su dichiarazioni omofobe rese alla stampa). Il primo firmatario è Mauro Bonato, capogruppo della Lega Nord, e il Consiglio ci tiene a dire che le “affermazioni […] sono solo personali e non corrispondono alle idee della maggioranza di questa assemblea democratica“.
Avevamo già incontrato la lucidità nell’argomentare di Zelger la scorsa estate in occasione di una mozione molto fantasiosa sulla 194 e l’aborto.
In questi ultimi giorni il consigliere leghista torna a parlare. Zelger potrebbe essere il testimonial dell’inutilità di anni di studio o della capacità di infilare decine di fallacie in poche righe.

“I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie. Provate a mettere in una città una popolazione di omosessuali. Dopo cent’anni è estinta. È matematico, e io sono laureato in matematica” ha detto qualche giorno fa, immagino senza scoppiare a ridere.

Se riusciamo a sottrarci all’obbligo dell’indignazione, ormai unica reazione a qualsiasi stimolo, potremmo davvero apprezzare l’atmosfera da scuole medie del consigliere comunale della Lega.
La tenerezza di quel “è matematico” e i numerosi passaggi fallaci da una affermazione – già di per sé discutibile – all’inferenza apodittica e incontrovertibile (per Zelger).

Comincerei con la previsione temporale. Immaginando una città popolata da omosessuali in età riproduttiva, non ci metteremmo di meno a estinguerci? Forse l’età media è arrivata a 130 anni e io ero distratta.

È anche molto fanciullesca questa identificazione tra riproduzione e sessualità. Non è mica difficile immaginare che se ti piace fare sesso con qualcuno con cui non puoi (o non vuoi) riprodurti ma vuoi comunque un figlio, puoi trovare una soluzione (grazie alla scienza e non alla religione, forse è qui che Zelger fatica ancor di più che con i numeri). Che ne facciamo, poi, degli sciagurati eterosessuali che non vogliono figliare?

Ovviamente che la nostra estinzione sia il Male Assoluto per il consigliere prolife non vale nemmeno la pena di dimostrarlo. Già, perché Zelger ce l’ha pure con l’interruzione volontaria della gravidanza. “L’aborto non è un diritto, è un abominevole delitto“. Il suo esempio è la Russia di Putin, che ha ridotto da 4 a 2 milioni gli aborti. Subito dopo Putin nomina Madre Teresa di Calcutta, secondo lui “osannata da tutti, anche dai laicisti“. Aggiungerei molto distratti (rileggete Christopher Hitchens), ma abbiamo già capito che Zelger non va fortissimo con le valutazioni razionali e con i numeri.

La dimostrazione che l’aborto volontario è moralmente riprovevole è così insensata che merita di essere letta.
“Nessuna madre dice che aspetta un grumo di cellule […] ma ti dirà che è sempre un bambino. Non è una libera scelta. Essere incinta non è una malattia, significa avere un bambino nella pancia, dopo 5 settimane batte il cuore e questo cuore non glielo fanno sentire. Chi abortisce non sa quello che fa. Chi lo vuole fare […] deve essere aiutato a non farlo, o con i soldi o con l’adozione in anonimato“.

È la tipica retorica ultraconservatrice, che confonde termini e concetti per “dimostrare” una posizione fragile e inconsistente. Chiamare “bambino” un “embrione” non basta ovviamente a modificarne lo statuto (morale e giuridico). Quello che dice una donna incinta non dimostra nulla (e poi non si aspetta qualcosa che ancora non c’è?). Il cuore batte anche negli embrioni di conigli e topi, e dunque non è sufficiente a dimostrare un diritto alla vita o alla nascita. E invece di abortire, porta avanti la gravidanza, partorisci e poi dai in adozione il neonato. Anche se non vuoi.

Ma la mia parte preferita è quella finale: se abortisco, non so quello che faccio. Che non sia a suo agio nemmeno con la psicologia lo si sospetta anche quando commenta: “I rapporti omosessuali […] dipendono molto dalla psicologia della persona, lo dicono esperti americani, tra cui Joseph Nicolosi, cioè molto spesso le attrazioni gay dipendono da traumi infantili, violenza subita oppure assenza del padre o della madre. Una cosa vera e dimostrata in America, ad Atlanta, è che oggi la diffusione dell’Aids avviene al 70% tra uomini che fanno sesso con altri uomini. Il sesso omosex fa male alla salute, fa venire malattie di tutti i tipi“.

Sembra una brutta serie tv reazionaria degli anni Ottanta. La terapia riparativa o la patologizzazione di alcuni orientamenti sessuali sono pericolosi residui di ignoranza e pregiudizi vari e la visione “genitore assente quindi omosessuale” dovrebbe far ridere se non fosse ancora così diffusa in menti poco inclini a liberarsi da superstizioni e credenze sbagliate.
Se vi siete appassionati allo strampalato pensiero di Zelger, ricordate anche che: la pillola abortiva deve essere messa fuori commercio, i preservativi forse pure anche perché l’Aids si evita con l’astinenza e, soprattutto, questo slogan finale del nostro: “Io i preservativi non li ho mai usati. Se uno fa l’amore con cento persone prima o poi ti prendi qualcosa, se sei fedele a tua moglie certe cose non accadono“.

Grazie Zelger, ma avremmo preferito ignorare le sue preferenze sessuali.

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