Dalla rassegna stampa Televisione

Will & Grace compie 20 anni, 5 modi in cui ha cambiato la tv

Will & Grace compie 20 anni, 5 modi in cui ha cambiato la tv

Con le loro vicende e le loro battute Will, Grace, Karen e Jack hanno rivoluzionario l’immaginario Usa sui temi Lgbt+ e anche il funzionamento di certe serie tv
Il 21 settembre 1998 debuttava sul canale americano una serie tv comica destinata a cambiare il volto della televisione degli Stati Uniti e non solo: l’avvocato gay Will Truman (Eric McCormack) e la sua migliore amica, un’arredatrice d’interni ebrea di nome Grace Adler (Debra Messing), erano i protagonisti di Will & Grace. Accanto a loro un personaggio super camp come Jack McFarland (Sean Hayes) e un’altra assolutamente controcorrente come Karen Walker (Megan Mullally). Contro ogni aspettativa (era la prima sitcom a mostrare un protagonista maschio omosessuale), andò avanti per otto stagioni dal 1998 al 2006, piazzandosi per molti anni fra i programmi comici più visti d’America.

Il suo mix di battute taglienti, slapstick comedy e commento sociale, oltre all’indiscutibile chimica fra i quattro attori del cast, contribuirono alla sua fortuna, che andò anche molto oltre il semplice successo televisivo. Will & Grace cambiò anche un certo tipo di immaginario e infatti, alla notizia del ritorno sullo schermo dopo 11 anni, il tributo del pubblico è stato altrettanto caloroso (e il prossimo 4 ottobre arrivano i nuovi episodi). Perché una serie come questa ha sfidato le convenzioni e ne ha create di nuove.

1. La rappresentazione Lgbt+

Il primo episodio di Will & Grace andò appunto in onda nel settembre 1998: nella prima scena si vede una telefonata fra i due protagonisti in cui lui tenta di convincere lei ad andare a casa sua, apparentemente per un incontro romantico; in realtà, ed è questa la svolta che sorprende il telespettatore, vuole qualcuno con cui vedere Er mentre lei deve tornare dal fidanzato.

I motivi canonici della sitcom romantica vengono sovvertiti fin da subito, fornendo un grimaldello non indifferente rispetto a un clima culturale decisamente diverso rispetto a quello di oggi (solo l’anno prima Ellen DeGeneres aveva fatto coming out in tv con esiti disastrosi per la sua carriera e Bill Clinton aveva ribadito il matrimonio come unione di uomo e donna nel Defense of Marriage Act).

Pur venendo spesso accusato di ribadire numerosi stereotipi riguardanti la comunità omosessuale (in particolare per gli atteggiamenti sopra le righe di Jack), nel corso delle sue otto stagioni originali la serie contribuì alla rappresentazione delle persone Lgbt+ come nessuno show aveva fatto fino ad allora e aprendo la strada ad altre serie comiche attente alla diversità (The New Normal, Modern Family ecc.). Come disse l’ex vicepresidente Usa Joe Biden nel 2012, impegnandosi a favore dei matrimoni omosessuali: “Penso che Will & Grace abbia fatto più di qualsiasi altro finora per educare il pubblico americano“.

2. L’omosessualità non è il tema

Non che prima di Will & Grace non fossero comparsi personaggi omosessuali nelle serie di punta, ma la loro omosessualità era sempre trattata con grande cautela. Anche in Will & Grace, sostengono soprattutto i detrattori, l’omosessualità di Will è trattata all’inizio con moderazione, mettendolo in contrasto con il più macchiettistico Jack proprio per renderlo più eterosomigliante e rassicurante. Ma tutto ciò poi venne gradualmente superato anche se si capì fin da subito che quello non era il tema principale della serie.

Questa, infatti, non è una produzione che parla esclusivamente dell’essere gay, anzi è in realtà un insieme di storie sull’amore, l’amicizia, l’affermazione di sé, la delusione degli altri. Incidentalmente, poi, alcuni dei suoi protagonisti sono gay e quindi modellano la loro visione delle cose in modo particolare. Ma ciò che fece Will & Grace fu ribadire, e in fondo dimostrare nei fatti, che non esistono problemi gay o problemi etero, ma tutti condividiamo per la maggior parte dei casi gli stessi ostacoli, gli stessi desideri ecc. Da lì in poi, dunque, ci furono sì molte serie a tema (pensiamo al successo del primo Queer Eye o di Queer as Folks) ma sempre più si è diffusa l’introduzione di personaggi lgbt+ in contesti narrativi assolutamente generalisti.

3. Guest star è bello

Non che prima di Will & Grace non ci fossero state le guest star nei programmi televisivi americani, anzi quando accadeva era sempre un piccolo fenomeno mediatico. Ma con questa serie, a cui tutti volevano partecipare per via della scrittura brillante e della modernità del contesto, le porte della tv si spalancarono ai grandi nomi dello spettacolo. Da Madonna a Matt Damon, da Michael Douglas ad Alec Baldwin, da Cher a Jennifer Lopez, fino ai compianti Debbie Reynolds e Gene Wilder, tutti hanno accettato di buon grado o addirittura chiesto di partecipare ad almeno un episodio.

Molte di queste sono delle icone gay, certo, e questo ha contribuito a veicolare un certo tipo di immaginario al grande pubblico, ma altre erano star di grandissimo livello che trovavano il modo di inserirsi in storie che le accoglievano in un certo senso facendole uscire dalla loro comfort zone: Douglas era un poliziotto gay, Madonna una coinquilina spilorcia, Jeff Goldblum un perfido arrampicatore sociale e Cher era… Dio. La partecipazione massiva dei divi di Hollywood a una serie come questa aiutò a rendere sempre più labile il confine fra televisione e cinema, portandoci progressivamente alla situazione odierna, in cui l’osmosi fra i due media è completa.

4. Il politicamente (un po’) scorretto

Si può fare satira sociale all’interno di una sitcom per il grande pubblico? Si possono affrontare temi importanti quando riguardano personaggi irrimediabilmente idiosincratici? La grande commedia ci riesce e spesso ci è riuscita Will & Grace: anche se lo show ha sempre riservato battute taglienti e stereotipiche nei confronti delle lesbiche (altra grande critica allo show), è per esempio riuscito a mostrare come una donna lesbica divenuta madre grazie all’inseminazione artificiale (Rosie O’Donnell) riesca a instaurare un rapporto con il suo donatore (l’altrimenti inefficiente Jack) per crescere assieme il figlio. O ancora si parlava di cancro al seno, di adozioni, di discriminazioni sul lavoro.

Karen Walker, la ricca ereditiera scollata dalla realtà grazie ai suoi soldi e alle sue dipendenze, era la voce del politicamente scorretto, urticante nelle sue battute su persone grasse, ebrei, donne malvestite ecc. La sua funzione comica è sicuramente quella di dire ciò che non si può dire e, infatti, nella nuova versione è repubblicana, in un mondo mediatico in cui chiunque (tranne Tim Allen o Roseanne Barr) è democratico. Il suo è forse il personaggio simbolo della serie che ha mostrato anche come si potessero incorporare elementi respingenti per centrare ancora di più il messaggio. Di emuli di quel tipo di personaggio ora se ne contano a bizzeffe, anche se il politicamente scorretto oggi non è più una piccola oasi di paradosso.

5. I revival ben fatti esistono

Da Murphy Brown a Magnum P.I., da Queer Eye a Twin Peaks, sono numerosissimi gli esempi di questa nuova tendenza della televisione americana ai revival o ai reboot. Riportare in onda successi del passato è un po’ sempre un terno al lotto, sfociando in versioni disastrose (come con Pappa e ciccia) o in altre molto brillanti (come Ducktales). Will & Grace ha corso un grande rischio ma è stato chiaro fin da subito che si collocasse in questa seconda categoria. I creatori, David Kohan e Max Mutchnick, hanno ribadito la loro intenzione di riprendere lo spirito originale della sitcom, ma ovviamente aggiornando il contesto.

Ora Will e Grace leggono il giornale e fanno i giochi di società usando gli smartphone, mentre Jack parla continuamente di Grindr, mentre Karen… beh, Karen è sempre la stessa. Ma già dallo speciale elettorale che ha in effetti segnato il loro ritorno e fin dalla prima puntata della stagione revival andata in onda nell’autunno 2017, che si concludeva con un cappellino con su scritto “Make America Gay Again“, era chiaro che fosse il posizionamento della serie a essere mutato in modo ancora più significativo: nel mezzo degli Stati Uniti che sempre più scoprono la violenza verbale e l’odio discriminatorio grazie a un presidente che ne è la quintessenziale incarnazione, Will & Grace rappresenta una resistenza rassicurante. Sono come vecchi amici tornati a combattere nuove battaglie, con lo smalto e la necessità di sempre.

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