Dalla rassegna stampa Libri

La lotta per i diritti dell’eroe gay Milk partì da cani e palette

La lotta per i diritti dell’eroe gay Milk partì da cani e palette

Uno dei primi provvedimenti che Harvey Milk — eletto consigliere comunale a San Francisco nel 1978 — riuscì a far approvare fu quello di obbligare i padroni dei cani a pulire quando i loro animali sporcavano. Guanti, paletta e sacchetto. E diritti, per tutti. Sta qui, nell’aver capito che chi viene scelto da una minoranza per occupare una carica pubblica poi deve battersi per gli interessi di tutti i cittadini, uno dei punti di forza che permisero a Milk di diventare in pochi anni — circa sei di politica attiva e solo 11 mesi da consigliere eletto — uno degli eroi della lotta per i diritti degli omosessuali. Una vita breve — Milk era nato nel 1930 e morì assassinato nel novembre ’78 — e una presa di coscienza tardiva ma fulminante, che porteranno questo ex insegnante di matematica di Long Island, poi titolare di un negozio di fotografia a Castro, quartiere di San Francisco avamposto del movimento gay di liberazione, a farsi portavoce delle istanze degli omosessuali della California e non solo. A lui, primo politico dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti, è dedicato Il mio amore non può farti male. Vita (e morte) di Harvey Milk (Einaudi ragazzi, pp. 140, e 11). Parlando direttamente ai suoi lettori («Mi chiamo Harvey, vuoi ascoltarmi?») Piergiorgio Paterlini dà voce a una delle più belle incarnazioni della lotta per la libertà e per il diritto alla felicità che, per tanti, ha il volto di Sean Penn nel film di Gus Van Sant del 2008, che gli valse un Oscar. Un modo efficace di raccontare ai tredicenni e dintorni chi era Milk e perché la sua battaglia è ancora viva.

Giulia Ziino

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