Dalla rassegna stampa Personaggi

Addio a Lindsay Kemp, il coreografo che ha trasformato David Bowie in Ziggy Stardust

Il ballerino e mimo inglese è morto a Livorno a 80 anni. Celebre la sua interpretazione di Pierrot, ma soprattutto le sue collaborazioni e amicizie con il duca Bianco, Kate Bush, Federico Fellini e Mick Jagger

Originale e trasgressivo, capace di andare oltre i generi e i canoni. Lindsay Kemp era attore, mimo, danzatore, coreografo. Artista con tutto quello che la parola racchiude potrebbe essere la definizione migliore. È morto a 80 anni nella sua casa di Livorno. Da anni aveva scelto di vivere in questo «porto di mare, lo spirito che mi serve», lui nato a Cheshire e cresciuto artisticamente negli anni Sessanta e consacrato alla fama dalla collaborazione con David Bowie.

Senza Lindsay Kemp non ci sarebbe Ziggy Stardust. È stato lui a insegnare al Duca Bianco a fare del corpo un oggetto d’arte. Bowie era salito per la prima volta su un palcoscenico con la compagnia di Kemp e lo aveva poi chiamato a dirigere le coreografie del tour mondiale Ziggy Stardust Show del 1972.

Non solo Bowie. Raccontava che il suo amico Federico Fellini lo avrebbe voluto in Casanova, aveva guidato nell’arte dell’espressione e del movimento Kate Bush e Peter Gabriel, era amico di Mick Jagger. Star trasgressive a cui aveva da insegnare in fatto di originalità Kemp che era stato espulso dall’Accademia Navale per aver interpretato una Salomè coperto solo di carta igienica. «La ragione dell’espulsione», raccontava, «fu lo spreco di carta!».

Studiò arte al Bradford College con il pittore David Hockney e fondò la sua compagnia di danza negli anni Sessanta. Lo spettacolo che gli diede popolarità è di 50 anni fa, nel ’68 delle rivoluzioni. Si chiamava Flowers e lo presentò al Festival di Edimburgo. Raccontò all’Accademia di Brera mentre riceveva un diploma honoris causa che lo aveva prodotto con 500 sterline ricevute in eredità da una zia. «Da lì per 25 anni ho girato tutto il mondo, sempre attaccato per oscenità».

Icona del suo amore per il travestimento è l’interpretazione della maschera di Pierrot, una delle sue più note. Anche in questo caso non l’unica. «L’abito», diceva, «è importante sul palcoscenico e nella vita di tutti i giorni. I vestiti devono dar piacere a chi li indossa e a chi li guarda». Amava provocare come i buffoni di un tempo e fra i suoi antenati c’era William Kemp, il clown di William Shakespeare.

Ancora lavorava. Due anni fa Arte Fiera a Bologna era stata inaugurata con una sua performance in ricordo di David Bowie. Nel 2017 al teatro Rossini di Gioia del Colle aveva interpretato Kemp dances, Invenzioni e Reincarnazioni, per settembre stava preparando un laboratorio per il teatro sociale di Como.

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