Dalla rassegna stampa Cinema

C’è Delbono nel Vangelo

C’è Delbono nel Vangelo

di Anna Bandettini

Dal teatro al cinema il regista apparecchia un’Ultima Cena così disperata da accendere il bisogno di speranza

TITOLO: VANGELO
REGIA: PIPPO DELBONO
DOVE: PARIGI, CENTRE POMPIDOU
QUANDO: OTTOBRE

Pochi artisti, come Pippo Delbono, sono capaci di lavorare in modo ugualmente emozionante su generi artistici diversi: teatro, cinema, danza, musica, perfino scrittura (a breve uscirà un suo libro). E pochi sono così estrosi e sottili da intersecarli, da creare innesti l’uno nell’altro.
Tanto che i lavori di Delbono e della sua compagnia sono tutti un po’ teatro, un po’ cinema, un po’ danza, un po’ saggi. Proprio da uno spettacolo del 2016 è nato il film omonimo, Vangelo
che alterna momenti della messainscena — un personalissimo confronto/incontro con le pagine di Matteo, Luca, Giovanni e Marco cercando legami di rispecchiamento con l’oggi — alle sequenze girate col cellulare, col consueto stile “casual”, in un centro italiano per rifugiati. Il film, prodotto tra gli altri da Les Films du Fleuve, la casa di produzione dei Dardenne, già presentato a Roma, e nei giorni scorsi ad Albenga e al festival di Marco Bellocchio a Bobbio, sarà al centro di una antologica installazione dal 5 ottobre, con il titolo Mente che mente,
al Centre Pompidou di Parigi.
Protagonisti sono Pippo Delbono e un gruppo di rifugiati in un centro dove hanno trovato asilo, “persone che arrivano dal dolore e dalla sofferenza e che parlano in un altro modo di vita e di morte”.
Mano a mano che il film entra nella quotidianità di questi ragazzi, spia i loro indumenti, i loro sonni, i loro visi e i loro sguardi, prende forma la storia drammatica di uno di loro e insieme una insolita “rappresentazione” del Vangelo che si concluderà con una suggestiva Ultima Cena, contraddistinta dal canto e dalla voce di Petra Magoni.
Come lo spettacolo, anche Vangelo — film che ha tanti risvolti privati, indispensabili nell’arte di Pippo Delbono, ma anche semplicemente aspetti umani e sociali. “È un momento di caos, chiuso, dove tutti hanno paura degli altri. E per questo che sono arrivato lì”, dice Delbono nelle prime immagini. E il suo Vangelo, ha la forza, al di là della fede, della religione, anche per chi non crede, di condividere il dolore fatale, le ferite di chi viene da lontano, e così di misurarsi con la nostra rimozione. O paura.

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