Dalla rassegna stampa Televisione

Il modello Star Trek "Qui niente razze"

… «L’amore gay salverà il mondo»…

Il modello Star Trek “Qui niente razze”

FILIPPO BRUNAMONTI

La visita sul set della seconda stagione di “Discovery”, da gennaio su Netflix che vedrà il ritorno di Spock e propone un’idea di accoglienza molto attuale

TORONTO
Orecchie (di Spock) ben aperte. La seconda stagione di Star Trek: Discovery
avrà inizio con un visitatore inatteso, il ritorno di un personaggio di culto, un nuovo capitano e la risposta alla domanda di tutti i trekkies: in che modo la nuova serie, creata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman per CBS e disponibile su Netflix da gennaio 2019, si collega all’originale? Dalle immagini mostrate al San Diego Comic Con alla visita ai canadesi Pinewood Studios, dove abbiamo visto nascere l’astronave U.S.S.
Discovery, tutti gli indizi portano al pianeta Vulcano e al nome interplanetare dell’Enterprise, la nave spaziale che ha fruttato 1 miliardo e mezzo di dollari.
Motore ad antimateria e viaggio ai confini del sistema solare: Discovery ed Enterprise ora son destinate a incontrarsi.
Il vulcaniano Spock è dato per certo (ma il nome dell’attore è ancora top secret) dal produttore esecutivo Alex Kurtzman, showrunner della stagione 2: «Non aspettatevi uno Spock anni 60. Ha il lato emotivo dei tempi di The Cage, il primo vero pilota di Star Trek, e quello maturo della missione di Kirk, narrata in The Original Series ». Il set è un bazar di tute e divise dotate di un tessuto in 3D, impossibile da riprodurre a mano. Il ponte di comando della U.S.S. Discovery è ancora uno shake di colori blu, ocra e arancio; c’è un computer centrale all’ingresso che somiglia a una gigantesca macchina del popcorn, solo che al posto del burro fuso ci sono un gel bioneurale e la solita tonnellata di circuiti organici. Le parole chiave sul set sono: nucleo di curvatura, motori a impulso e sistemi difensivi. L’attore Anson Mount, Black Bolt in Inhumans (Marvel), qui nel ruolo del capitano Christopher Pike della U.S.S. Enterprise, spiega: «La seconda stagione è un viaggio nel concetto di famiglia. Scopriremo le origini dei personaggi».
Diversità, inclusione ed effetto nostalgia: Spock sarà al servizio dell’Enterprise e protagonista di alcuni flashback sulla sua giovinezza; Rebecca Romijn ( X- Men) interpreterà Number One, il comandante in seconda già portato in scena da Majel Barrett; visiteremo il pianeta da cui proviene Saru. Per ingannare l’attesa, CBS All Access ha deciso di mandare in onda una serie di cortometraggi (dal titolo Short Treks) ad autunno inoltrato.
Ciascun corto analizza storia e personalità dei cosmonauti più importanti. Obiettivo: gonfiare l’universo Star Trek e dar filo da torcere all’arcinemico Guerre Stellari che ha in serbo Clone Wars, Resistance, l’Episodio IX diretto da J.J. Abrams, una serie live-action a firma Jon Favreau per la futura piattaforma di streaming Disney e la trilogia di Rian Johnson. Star Trek, ci dicono gli attori, guarda al futuro. «La serie Discovery sta attuando una rivoluzione permanente» spiega Martin-Green ( The Walking Dead) che indossa l’uniforme Starfleet recapitatole apposta dalla Svizzera. «Sono la prima donna di colore della saga.
Sono umana, cresciuta su Vulcano, un pianeta a sedici anni luce dal Sole». La star malese Michelle Yeoh, stunt nei film d’azione di Hong Kong, dice di amare il franchise «perché lancia un messaggio d’accoglienza: siamo tutti un’unica razza.
Lo straniero non esiste». Inoltre, l’amore tra il dr. Culber (Wilson Cruz) e l’ufficiale Stamets (Anthony Rapp) potrebbe continuare, anticipano i produttori, nonostante Culber abbia lasciato la stagione 1 con un collo rotto. «L’amore gay salverà il mondo» sorride Cruz. Dopo la rivelazione sulle avances sessuali ricevute da Kevin Spacey all’età di 14 anni, culminata con il tweet dell’interprete di Frank Underwood (“Mi scuso. Sono gay”), Anthony Rapp racconta: «In Discovery sono un esperto di funghi spaziali e resto il primo personaggio apertamente gay della serie, perlomeno in tv, dato che al cinema con Star Trek Beyond Hikaro Sulu è gay e padre». Gli appassionati di Star Trek intanto danno il bentornato alla star di Next Generation, Sir Patrick Stewart, che riprenderà la parte di Jean-Luc Picard in televisione con un progetto tutto per sé.
Il Washington Post ha titolato: “Perché abbiamo bisogno di Picard nel 2018”. Risposta: è un diplomatico che ha sempre un piano B a differenza dei (nostri) leader.

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