Dalla rassegna stampa Teatro

Al San Carlo il “Dorian Gray” di Pierre Cardin

Al San Carlo il “Dorian Gray” di Pierre Cardin

PAOLO POPOLI

Oggi e domani sarà in scena al San Carlo lo spettacolare e avveniristico “Dorian Gray – La bellezza non ha pietà”, ispirato al capolavoro letterario di Oscar Wilde e prodotto da Pierre Cardin con il nipote Rodrigo Basilicati. Il titolo è stato rappresentato in Europa e in molti teatri italiani, con debutto alla Fenice nel 2016, dove farà ritorno dal 3 agosto per chiudere il lungo e applaudito tour.
La “prima” napoletana, stasera alle 21,30, è annunciata come una serata-evento. Alla dimensione glamour si unisce quella sociale. Quest’ultimo aspetto, infatti, è il vero fulcro dell’operazione messa in piedi dal grande stilista di origine italiana, mecenate che nelle sue residenze di Lacoste e di Théoule-sur-Mer ha realizzato festival teatrali e performance d’arte. Cardin, oggi novantaseienne, salvo sorprese non sarà a Napoli. Ci saranno oltre trecento vip cittadini, invitati dalla produzione, rappresentanti di istituzioni, imprenditoria, cultura, arte e moda. Tra questi: il sindaco de Magistris, Alfonso Pecoraro Scanio, Mariano Bruno, Gianluca Isaia, Domenico Ciruzzi, Patrizio Rispo, Pietra Montecorvino e Valentina Stella. Per loro è previsto un cocktail esclusivo alle 20,30.
L’appuntamento avrà anche scopi benefici. Parte degli incassi sarà devoluta all’ospedale Santobono di Napoli e all’associazione Lilt.
Per studenti e per under 18, il biglietto costa 10 euro. Le repliche sono domani alle 18,30 e alle 21,30.
Stasera al foyer degli specchi, prima della recita, alcune modelle indosseranno abiti della collezione parisienne di Cardin. Lo spettacolo celebra d’altronde i settant’anni di attività del noto creatore di moda. In linea con l’opera di Wilde, questo affronta una riflessione sul tema della bellezza ai giorni nostri. «La bellezza è stata oggetto di molte conversazioni che ho avuto con monsieur Cardin – dice Daniele Martini, autore di testi e musiche – che l’ha sempre intesa e praticata come un valore».
I pericoli, però, sono nascosti e vengono fuori quando la bellezza viene intesa come «specchio della nostra naturale incompiutezza rispetto a un’opera d’arte», aggiunge. La mise en scene è costruita con proiezioni multimediali, e vive di prosa e di brani rock e orchestrali. Regia e allestimento sono di Emanuele Gamba; i costumi, dello stesso Cardin. «Abbiamo portato in scena la bulimia social del farsi vedere», ha dichiarato.
L’interprete è l’attore Federico Marignetti, un moderno Dorian Gray che in un’ora e mezza di recitazione e canto, è affiancato in scena dal ballerino Marco Vesprini che dà corpo alla sua anima. «Per questo personaggio mi ha ispirato anche “Ludwig” di Luchino Visconti: Dorian Gray vive l’invecchiamento, il cambiamento, però questo è interiore, malsano. È la sua solitudine, è quell’esasperato narcisismo che porta il deserto», dice Marignetti.
I riferimenti all’attualità sono dunque evidenti, partendo dal romanzo del 1890 che ha conosciuto molte trasposizioni artistiche, al cinema, in musica, nel fumetto. L’ossessione dell’eterna giovinezza e di immortalità porta Dorian Gray alla pazzia. A lui bastò un quadro. Oggi, forse, basterebbe un selfie.

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