Dalla rassegna stampa Cinema

Tris italiano a Venezia

In gara l’horror di Guadagnino, Martone racconta Capri nel 900 e Minervini denuncia i razzismi … The Other Side of The Wind è il film incompiuto di Orson Welles sull’ultima notte di un vecchio regista eterosessuale che si innamora del suo protagonista…

MOSTRA 2018 WESTERN DEI COEN, FUORI CONCORSO IL CASO CUCCHI. TRA LE STAR LADY GAGA
Tris italiano a Venezia
In gara l’horror di Guadagnino, Martone racconta Capri nel 900 e Minervini denuncia i razzismi

Il direttore Barbera: scelte che sfidano le convenzioni

Valerio Cappelli

Tre film sui 21 in concorso alla 75 ª Mostra di Venezia (29 agosto-8 settembre) sono italiani, e per il direttore artistico Alberto Barbera ogni ottimismo è lecito. Vento di libertà, sguardo libero: «Siamo in una fase propositiva, si va al di là di convenzioni e abitudini battendo strade inedite, evitando i gusti più facili del pubblico. C’è una volontà di cambiamento sconosciuta fino a poco fa». Mario Martone è il regista di Capri-Revolution: alla vigilia della prima guerra mondiale una pastorella (Marianna Fontana, una delle gemelle di Indivisibili) scopre una comunità di intellettuali europei che vive nella libertà assoluta; c’è Luca Guadagnino per il remake di Suspiria con Dakota Johnson e la sua attrice feticcio Tilda Swinton; Roberto Minervini col documentario sul razzismo in USA What You Gonna Do When The World’s On Fire?

Che Mostra sarà? «Preparatevi», dice Barbera con sorriso perfido, «ci sono film che durano 3 ore, tanti altri sono di genere». Ecco due western controcorrente: The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen, con James Franco, Liam Neeson e Tom Waits, diviso in 6 episodi di durata e toni diversi; The Sister Brothers di Audiard, ironica riflessione vista dall’Europa sugli stereotipi dei cow-boys, con Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhaal. Poi c’è il samurai che si scopre incapace di uccidere in Zan di Shinya Tsukamoto.

Star ovunque (Natalie Portman regina del pop con Jude Law in Vox Lux di Brady Corbet); 11 registi per la prima volta in gara; in Laguna sono caduti nella rete tutti i pesci (grossi) dei film targati Netflix (6) e Amazon, dopo il rifiuto di Cannes a prenderli per il fatto che non escono nelle sale. Apertura con First Man di Damien Chazelle (lontano anni luce dal «suo» La La Land, ci mostra il primo uomo sulla Luna), con Ryan Gosling e Claire Foy, ed è curioso che al Lido sbarchino le due attrici che si son date il cambio nella serie tv The Crown sulla regina Elisabetta: dopo Foy, Olivia Colman, insieme con Emma Stone in The Favourite di Yorgos Lanthimos, ancora sulla corte inglese (la regina Anna, 1700).

Autori con la «A» maiuscola: Olivier Assayas (Double Vies, con Juliette Binoche e Guillaume Canet, scrittori e editori su come il web cambi le relazioni umane); Alfonso Cuarón (dopo Gravity, l’autobiografico Roma); Julias Schnabel sugli ultimi drammatici anni di Van Gogh che in At Eternity’s Gate ha il volto di Willem Dafoe; Florian Von Donnersmarck (dopo La vita degli altri, ancora la Germania comunista post guerra); Laszlo Nemes (Oscar per Son of Saul, in Sunset indaga sulla Prima guerra mondiale); Mike Leigh (1800, brutalità inglese contro riforme).

Spigolature: quarto remake di A star is born, di Bradley Cooper che è anche attore accanto a Lady Gaga; il caso Cucchi in Sulla mia pelle di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi; The Other Side of The Wind è il film incompiuto di Orson Welles sull’ultima notte di un vecchio regista eterosessuale che si innamora del suo protagonista, a Bogdanovich (presente nella storia con John Huston e la compagna di Welles, Oja Kodar), Orson si rivolse chiedendogli di finirlo «se mi dovesse succedere qualcosa», lo girò tra il 1970 e il ‘76 senza riuscire a montarlo, società fallite, nastri ritrovati; 22 July di Paul Greengrass è il secondo film che si fa sul terrorista norvegese che nel 2011 uccise 77 ragazzi. Leoni d’oro alla carriera a David Cronenberg e a Vanessa Redgrave. Fuori gara il due volte Leone d’oro (più uno d’argento) Zhang Yimou con Shadow; Les Estivants nuova puntata autobiografica di Valeria Bruni Tedeschi; Una storia senza nome di Roberto Andò con Micaela Ramazzotti (un Caravaggio rubato).

La sezione Sconfini rileva Cinema in Giardino («perché nessuno capiva cosa volesse dire»): qui troviamo gli italiani Giulio Base (da Pessoa) e Wilma Labate con Arrivederci Saigon, documentario su una giovanissima rock band toscana che si ritrovò (suo malgrado) con un contratto capestro di tre mesi in Vietnam a suonare per le truppe USA. Il presidente della Biennale Paolo Baratta annuncia, accolto da applauso, che il Des Bains, leggendario hotel che Visconti usò come set in Morte a Venezia, dopo 8 anni riapre metà del pianterreno per ospitare la mostra sui 75 anni del Festival.


da La Repubblica

Venezia 75
La Mostra extralarge tra impegno, horror e un tocco glamour

ARIANNA FINOS

La rassegna presentata da Alberto Barbera mette insieme eventi e personaggi. Si apre il 29 agosto con “First man” di Damien Chazel con Ryan Gosling. Tre gli italiani in concorso: Guadagnino, Martone e Minervini

ROMA
La 75ª Mostra disegnata da Alberto Barbera sarà un gigantesco, caotico, magnifico accatastarsi di opere, autori, linguaggi: «Perché gli eventi del mondo non si mettono in fila come gli inglesi, ma si accalcano come gli italiani».
Registi esordienti e maestri, generi d’autore — il western antologico dei fratelli Coen e quello di Audiard al debutto in inglese, i documentari d’autore di Morris e Wiseman, il pop di Lady GaGa. La Rivoluzione caprese secondo Martone (in concorso con Guadagnino e Minervini) a guidare una corposa presenza italiana. Gli Usa fanno la parte del leone, ma c’è spazio per America Latina, Francia (Audiard, Assayas) e Germania (Von Donnersmarck). Una poderosa presenza “made in Netflix” e il primo assaggio della serie L’amica geniale.
«Il festival non è la fotografia di un presente che non esiste — spiega Barbera scomodando la fisica quantistica — ma la coesistenza di pezzi di cinema del passato con linguaggi e media nuovi». Come al Lido coesisteranno, dal 29 agosto, la sezione sulla realtà virtuale e la mostra fotografica sul festival all’Hotel Des Bains riaperto per l’occasione, «nuova vita e arte negli edifici storici», dice il presidente della Biennale Paolo Baratta.
Cannes & Netflix. Tra i media nuovi a cui si riferisce Barbera c’è Netflix, che dopo la rottura con la rassegna francese (che vietava il concorso ai suoi film) ha portato alla Mostra sei titoli (di cui tre in concorso), tra cui Roma, in cui il regista messicano Alfonso Cuarón si racconta adolescente, 22 july di Paul Greengrass sulla strage norvegese, The ballad of Buster Scroogs dei fratelli Coen, la doppietta di/su Orson Welles. Ma (anche al netto di Netflix) il sorpasso della Mostra rispetto a Cannes si è fatto ormai clamoroso.
Italia (in gara): Capri e Suspiria.
Martone è in gara con Capri Revolution, la fine della trilogia storica a cui appartengono Noi credevamo e Il giovane favoloso. Una pastorella (Marianna Fontana), scopre una comunità di intellettuali che vive secondo canoni di libertà assoluta, alla vigilia della Grande Guerra. Luca Guadagnino firma il melodramma horror Suspiria: « Sarà una sorpresa: è un remake di Argento, ma soprattutto un film di Guadagnino, il suo più ambizioso. Un cast impressionante, Tilda Swinton in tre ruoli, a tratti irriconoscibile » , dice Barbera. Roberto Minervini propone il documentario What you gonna do when the world’s on fire?, riflessione sul razzismo in America e storia di una comunità che lotta per difendere la propria dignità in un paese che non sembra voglia riconoscerla.
L’altra Italia di Cucchi e Caravaggio.
Ad aprire la sezione Orizzonti sarà il film sulla morte di Stefano Cucchi, Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, in sala e su Netflix dal 12 settembre. «Alessandro Borghi ha fatto un eccezionale lavoro di preparazione fisica al ruolo», spiega Barbera.
I villeggianti è invece la commedia esistenziale diretta da Valeria Bruni Tedeschi, mentre Roberto Andò propone in commedia la sua versione del Caravaggio rubato in Una storia senza nome: «Un film che crede nel potere del cinema e mi sembra beneaugurante e festoso che abbia il suo battesimo a Venezia», dice il regista. Barbera esorta a non trascurare il film d’esordio di Ciro D’Emilio, Un giorno all’improvviso su una madre problematica: «Potrebbe rivelarsi un piccolo caso».
Verso gli Oscar e oltre. «Sono sicuro che da qui parte il viaggio verso l’Academy — dice Barbera — di A star is born: se il carisma di Lady GaGa è conosciuto, la vera sorpresa sarà il talento musicale e registico di Bradley Cooper». Non è musicale il ritorno di Damien Chazelle: il regista di La La Land in First man ripropone Ryan Gosling, ma in versione astronauta, raccontando Neil Armstrong dall’ingresso alla Nasa al piede sulla Luna.

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