Dalla rassegna stampa Cronaca

Minacce di morte e danni. Chiusa la locanda Rigatoni

Scontrino omofobo, estrema destra difende il cameriere cacciato

Minacce di morte e danni Chiusa la locanda Rigatoni

di Maria Egizia Fiaschetti

Scontrino omofobo, estrema destra difende il cameriere cacciato

È rimasta chiusa, ieri, la locanda Rigatoni, nel quartiere San Giovanni, dove una coppia gay si è vista porgere lo scontrino con la frase omofoba «pecorino no, frocio sì». La decisione, spiegano dal ristorante, è stata presa dopo aver ricevuto «telefonate violente e volgari», alcune culminate in «minacce di morte e danni al locale». Situazione di stress acuita dallo striscione di Forza Nuova con su scritto «licenziato dalla vostra omofollia» (riferimento al cameriere autore dell’offesa, cacciato dopo l’episodio): i responsabili lo hanno trovato ieri mattina di fronte all’ingresso e, prima di rimuoverlo, hanno pubblicato l’immagine su Facebook.

Se non fosse che, malgrado il dipendente sia stato allontanato, la ricostruzione della locanda (incluse le pubbliche scuse) non sembra convincere la platea del web. Molti dei commenti sulla pagina del ristorante tradiscono diffidenza: la condanna dell’accaduto, con i relativi provvedimenti, vengono giudicati tardivi, ovvero indotti da mero senso dell’opportunità (fermare il moto di sdegno sui social per salvare reputazione e clientela). Alla direzione si contesta la reazione in differita, quando la polemica ormai è deflagrata, invece di stigmatizzare subito il gesto e redarguire il cameriere in presenza della coppia. Criticato anche il tentativo di offrire la cena ai fidanzati, che hanno rifiutato. «Chiudere un occhio per una cena pagata? Stiamo parlando di omofobia… non di aria», si indigna Stefano S. «Volevano cavarsela con 30 euro», commenta stizzito Omar H.

Nel frattempo il portavoce di gay Center, Fabrizio Marrazzo, che ha reso pubblica la vicenda, si è visto recapitare un messaggio via chat dal profilo fake Italo Milani, che gli augura le condoglianze. Allegata anche una lapide con il volto dell’attivista Lgbt e l’epigrafe «frocio morto anno 2018». Dall’associazione, che ha segnalato l’ennesima intimidazione, fanno sapere: «Piena solidarietà a Fabrizio Marrazzo, presenteremo una nuova denuncia». Nel pomeriggio, mentre la rabbia non accenna a placarsi con il rischio di prestare il fianco agli odiatori da tastiera, si cerca di epurare il dibattito dai veleni. È il gay Center, nel ringraziare «le migliaia di persone che civilmente hanno esposto la propria protesta sul web», a condannare le minacce di morte ricevute dalla trattoria: «Se ci sono state – ribadiscono dallo spazio di via Zabaglia, a Testaccio – invitiamo i proprietari a fare le denunce del caso, perché se accadute sono azioni illecite che non appartengono alla nostra comunità e da cui prendiamo le distanze». No al linciaggio, dunque, ma nessun ripensamento su come il locale abbia gestito la faccenda: «Riteniamo che anche la responsabile, che ha continuato a offendere i ragazzi ripetendo che la frase fosse stata generata dal pc, non sia idonea a ricoprire tale ruolo. Le azioni legali e le sanzioni dovranno avvenire come previsto dalla legge, mentre per il personale che non ha preso parte all’azione omofoba siamo disponibili a tenere gratuitamente corsi di formazione contro l’omofobia».

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