Dalla rassegna stampa Giustizia

«Sì adozioni» per le coppie gay Altri due giudici seguono Napoli

DIRITTI CIVILI I TRIBUNALI DI BOLOGNA E PISTOIA SI RIFANNO ALLA CORTE D’APPELLO

«Sì adozioni» per le coppie gay Altri due giudici seguono Napoli

di Gimmo Cuomo

Altri due tribunali italiani seguono l’esempio della Corte d’Appello di Napoli che l’altro ieri ha autorizzato la «Stepchildren adoption» per due mamme napoletane che hanno un figlio di sei anni e mezzo. I giudici di Bologna e Pistoia hanno infatti confermato l’applicabilità della Legge 40, nella parte dei diritti di genitorialità, anche per i genitori delle coppie gay. Una svolta che rende felice Marilena Grassadonia, presidente delle Famiglie Arcobaleno. Intanto però il leghista Pillon minaccia interventi nei confronti dei giudici.

Adozioni gay, ora altri giudici seguono la sentenza di Napoli
Sì dai tribunali di Bologna e Pistoia. Ma la Lega minaccia ispezioni

Roberto Russo

NAPOLI Stepchild adoption: dopo il caso della corte d’Appello di Napoli, che ieri ha riconosciuto il diritto alla genitorialità per entrambe le mamme di una coppia che ha un figlio di sei anni e mezzo, altri due tribunali italiani hanno sancito lo stesso principio.

I tribunali di Bologna e Pistoia hanno infatti confermato la diretta applicabilità dell’articolo 8 della legge n. 40/2004 in coppia omogenitoriale.

Marilena Grassadonia, presidente delle Famiglie Arcobaleno, è felicissima: «Siamo frastornati dalla gioia nel leggere sentenze e atti che riconoscono ai nostri figli e alle nostre figli gli stessi diritti di tutti gli altri bambini del nostro paese. Queste sentenza confermano che si diventa genitori anche e soprattutto assumendosene la responsabilità fin dal momento in cui si decide di fare un figlio e al di là del legame genetico o biologico».

Insomma, la sentenza della Corte d’Appello di Napoli che ha dato al piccolo Lorenzo il diritto ad avere entrambi i genitori, Rossella e Roberta, può ora costituire un grimaldello giurisprudenziale per superare gli scogli delle limitazioni imposte ai genitori gay dalla legge sulle unioni civili in tema di adozione.

Del resto la sezione che si occupa di diritto di famiglia in corte d’Appello a Napoli è particolarmente attenta e sensibile a queste tematiche. Lo dimostrano le motivazioni della sentenza firmata dal presidente Alessandro Cocchiara e dal relatore Geremia Casaburi. Quest’ultimo indicato dalla web rivista «Articolo 29» come uno degli oltre 700 firmatari dell’appello pro Stepchild adoption inviato al presidente Mattarella già nel 2016. Tra i principali Stati europei l’adozione per le coppie gay è stata legalizzata da tempo in Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Danimarca, Spagna, Francia, Regno Unito, Irlanda.

Da noi invece ieri il capogruppo leghista al Senato Simone Pillon ha commentato: «I bambini nascono da mamma e papà. Ogni diversa prospettazione è contro la natura, contro i diritti dei bambini, contro la verità e contro la legge penale». E poi, rispetto alla sentenza della Corte d’Appello di Napoli, ha aggiunto: «Spero che la Procura generale impugni la sentenza e che la legge 40/2004 sia finalmente applicata. Noi non staremo a guardare questo crescendo di forzature, e valuteremo ogni iniziativa necessaria per far rispettare la legge».

Insomma, mentre si moltiplicano le istanze di centinaia di coppie gay in tutto il Paese che rivendicano il diritto ad essere genitori, e mentre i tribunali cominciano ad adeguarsi alle mutate esigenze della società, una parte del mondo politico ritiene che non ci si debba allontanare dai limiti imposti dalla Legge 40.

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I figli nati con l’eterologa da due donne? Devono avere due mamme

La sentenza del Tribunale che ha ordinato all’ufficiale di stato civile di un paese della provincia toscana di creare un atto di nascita con due mamme in «sostituzione dell’atto di nascita esistente» che riportava come madre solo la partoriente

di Elena Tebano

Il sindaco non può rifiutarsi di registrare come figlio di due madri il bambino nato in Italia da una coppia di donne che abbia fatto l’eterologa all’estero: lo ha stabilito ieri il Tribunale di Pistoia che ha ordinato all’ufficiale di stato civile di un paese della provincia toscana di creare un atto di nascita con due mamme in «sostituzione dell’atto di nascita esistente» che riportava come madre solo la partoriente. I giudici hanno accolto la richiesta delle due donne che, assistite dagli avvocati Federica Tempori, del Gruppo Legale dell’Associazione Famiglie Arcobaleno e Vincenzo Miri di Rete Lenford, avevano chiesto di dichiarare illegittimo il rifiuto di firmare un atto di nascita con due mamme. Secondo i magistrati (presidente Fabrizio Amato e giudice estensore Laura Maione), infatti, se entrambe le donne «hanno manifestato il consenso pieno e consapevole» alla fecondazione medicalmente assistita «nelle forme previste dallo Stato in cui è praticata la procreazione» e con «la piena e irretrattabile assunzione di responsabilità da parte della coppia» debbono essere considerate entrambe madri legittime in base della legge 40 del 2004.

Questo perché «opinare diversamente significherebbe accettare situazioni discriminatorie tra figli nati da coppie etero o omosessuali che abbiano fatto ricorso alle tecniche di pma di tipo eterologo, rendendo illegittimo elemento di discrimine il contesto familiare in cui il minore è accolto, cresciuto, educato, amato». Al contrario «consentire che l’identità di sesso dei genitori importi una condizione deteriore per il minore» privandolo di un genitore «determinerebbe una violazione dei principi costituzionali» del bambino. Secondo i giudici infatti «la prospettiva determinante non è quella dei diritti della coppia, ma di quelli del nato». I magistrati infine notano che anche se oggi in Italia l’eterologa non è consentita «alle coppie formate da due donne», questa scelta è «passibile di futuri cambiamenti come riconosciuto dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 162/2014».

Il pronunciamento di Pistoia conferma indirettamente la validità della strada scelta per prima dalla sindaca 5 Stelle di Torino Chiara Appendino. Argomentazioni simili sono state usate in un’altra sentenza di ieri, della Corte di Appello di Napoli, che ha riconosciuto l’adozione in casi speciali alla madre non biologica di una coppia di donne, ma aprendo alla piena responsabilità genitoriale delle coppie dello stesso sesso. I giudici di Napoli notano per altro che la ge-nitorialità tramite eterolo-ga è fondato «sul consenso» e questo «può avere ricadute anche con riferimento alla maternità sur-rogata».


da Avvenire

Corte d’appello di Napoli. «Un figlio, due madri». Stepchild adoption per sentenza

Marcello Palmieri

La Corte d’appello di Napoli accoglie il ricorso di due donne una sola delle quali mamma (tramite eterologa) del bambino, ora riconosciuto invece «figlio» anche della compagna

Secondo il Codice civile, articolo 269, comma terzo, madre è colei che partorisce. Secondo la Corte d’Appello di Napoli, invece, madre può essere qualsiasi donna che ha accettato e condiviso il progetto della procreazione assistita. È il principio contenuto in una sentenza diffusa ieri, con la quale è stata accolta una richiesta di stepchild adoption da parte di una donna che aveva fatto ricorso con la compagna alla fecondazione eterologa. Una pratica a cui le due committenti avevano dovuto dar corso all’estero, espatriando temporaneamente al solo fine di eludere la legge italiana (che, come più volte ricordato, ammette alla provetta solo le coppie eterosessuali).

Non per nulla, in Italia il bimbo era stato riconosciuto figlio della sola donna che aveva partecipato alla fecondazione con i propri ovociti, e non anche dell’altra. Da qui, l’iniziativa giudiziaria di quest’ultima, preordinata all’ottenimento di un legame giuridico con il piccolo. Nessuna preoccupazione, invece, per il padre biologico. Ovvero di quella persona che – dietro un corrispettivo economico – ha messo a disposizione il proprio seme senza avanzare alcun diritto sul neonato. Esulta di fronte alla pronuncia Francesca Quarato, avvocato membro di ‘Famiglie Arcobaleno’: «Le motivazioni della sentenza sono molto importanti – dichiara – perché, nel riconoscere il diritto delle due mamme a essere riconosciute entrambe come genitrici del figlio che insieme hanno voluto, la Corte d’appello fa un passo ulteriore ricordando che la stepchild è una forma di tutela minima per i figli di coppie omogenitoriali», dunque bisognosa di ulteriore rafforzamento. Sottolinea infatti il legale che questo istituito giuridico opera solo se c’è una «domanda», dunque non d’ufficio, e «assicura una tutela non piena», in quanto il legame di filiazione non è legittimante.

A detta dell’avvocato e della stessa Corte, il piccolo nato in un contesto omosessuale dovrebbe «essere considerato un figlio della coppia già alla nascita. Questa prospettiva, tuttavia, si mostra totalmente disancorata dal dato normativo. Se infatti, come detto, da un lato contrasta palesemente con il Codice civile, dall’altro rende operativo un istituto – quello della stepchild adoption, appunto – che durante la discussione sulle unioni civili il Parlamento aveva sì considerato ma poi deliberatamente cancellato dalla versione definitiva del testo (la cosiddetta ‘legge Cirinnà’). I giudici partenopei dichiarano di aver voluto tutelare l’interesse del minore. Ma questa dimensione, sottolinea Silvio Troilo, docente di Diritto costituzionale all’Università di Bergamo e delegato regionale dei Giuristi cattolici della Lombardia, non implica «la necessità di formalizzare il rapporto di genitorialità con un soggetto biologicamente e giuridicamente slegato». Tanto più che la modifica dello status di un bambino «va fatta con cautela, e solo quando vi siano chiare e univoche esigenze dello stesso».

A tutto ciò si somma l’assenza del padre. E laddove i giudici affermano che a quel bimbo non è certa preclusa la relazione con alcune persone di sesso maschile, il giurista ricorda come «un padre è figura di riferimento ben più pregnante e completa », anche giuridicamente, rispetto a queste eventuali altre presenze.

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