Dalla rassegna stampa Giustizia

La gioia di Rossella e Roberta:«Siamo mamme orgogliose. Il ministro venga a trovarci»

La Corte d’Appello di Napoli: «Entrambe genitori di Lorenzo»

La gioia di Rossella e Roberta:«Siamo mamme orgogliose. Il ministro venga a trovarci»

La Corte d’Appello di Napoli: «Entrambe genitori di Lorenzo»

NAPOLI Chi ha paura della felicità di mamma Rossella, mamma Roberta e di quella del piccolo Lorenzo? Chi teme i sorrisi di quella famiglia del Vomero che appare ordinaria nella sua quotidianità, che su facebook posta foto che trasmettono allegria e gioia di vivere?

Forse gli unici ad aver paura sono due parlamentari. Il primo, Luca Squeri (Forza Italia) afferma che «è stato stravolto il concetto di genitorialità attraverso una sentenza». L’altro, il capogruppo leghista al Senato Simone Pillon afferma addirittura che «la Corte di Appello di Napoli travalica la biologia e stabilisce con una sentenza che un bambino nasce da due mamme». Poi aggiunge rivolto ai giudici: «Credo che dovremmo spiegare alcune cose alle loro eccellenze».

Ma cos’è accaduto di «tanto grave» a Napoli? Semplicemente che la sezione della Corte d’Appello, presieduta dal giudice Geremia Casaburi, ha accolto la richiesta di Rossella Chianese e Roberta Passaro, civilmente unite e mamme di Lorenzo, uno splendido frugoletto che ha sei anni e mezzo. La corte ha sentenziato — per la prima volta in Italia — che entrambe le mamme (non solo quella biologica) sono tali e hanno tutti i diritti alla genitorialità. Insomma, una «stepchild adoption» ottenuta per via giudiziaria, grazie al ricorso presentato dall’avvocata Francesca Quarato, dopo che il tribunale per i minorenni aveva rigettato il primo tentativo legale.

E così ora altre coppie gay potrebbero seguire la strada aperta dalla Corte d’Appello di Napoli e i bambini frutto di unioni civili non etero potrebbero (finalmente) ottenere per legge di esser figli di due genitori. Mamma e mamma? Sì, pure due mamme.

E non si tratta solo di principi o semplicemente di poter usufruire del doppio cognome. Spiega Rossella Chianese: «Grazie a questa sentenza il nostro Lorenzo è anche figlio mio oltre che di mia moglie Roberta la quale lo ha partorito. Questo lo metterebbe al riparo, nel malaugurato caso succedesse qualcosa di brutto a mia moglie. Perché io non mi dovrei considerare sua madre?».

Certo, l’umore del ministro per la famiglia Fontana non sarà al massimo. «Vorrei invitare il ministro a casa nostra al Vomero — replica Rossella — venga a vedere di persona come la gente comune, la società, è molto più avanzata di qualche politico. Il nostro macellaio, ad esempio, quando ha saputo della sentenza ha esclamato: “Signò, ma dovrebe essere la normalità, stiamo ancora a questo? Stiamo ancora che uno deve rivolgersi in tribunale?”».

E sì che stiamo ancora a questo. Racconta Rossella che la sua convivenza con Roberta dura da dodici anni. «Abbiamo sempre desiderato un figlio. Così nel 2010 ci concedemmo una breve vacanza in Danimarca per l’inseminazione e decidemmo che fosse Roberta a portare avanti la gravidanza. I medici dell’ospedale ci chiesero perché ci fossimo rivolte all’estero. “Cosa avete combinato in Italia?”. Ovviamente era difficile spiegare loro che nel nostro Paese la legge ci impediva la fecondazione assistita».

Il passo successivo è stato la richiesta di doppia maternità. «Passo durissimo, nonostante il sostegno fondamentale dell’associazione Famiglie Arcobaleno. Ci siamo sottoposte a una serie di pressanti colloqui con assistenti sociali, sono venuti a visitarci persino i carabinieri, insomma un percorso molto complicato dal punto di vista psicologico».

Il tribunale per i minori ha poi rigettato l’istanza Ma Rossella e Roberta erano determinate. Ricorso in Appello. E finalmente la sentenza che riconosce un principio fondamentale: «Anche la madre non biologica è madre sin dalla nascita del figlio, perché accettò e condivise il progetto della procreazione assistita».

Principio che il grande Eduardo scolpì in una celeberrima battuta di Filomena Marturano: «Dommì, ‘e figlie so’ figlie e so’ tutt’egual…sono di chi ‘e cresce, no di chi e ffà». Ma il teatro come la vita è per spiriti sensibili, complicato da comprendere per alcuni.

STEPCHILDADOPTION

La stepchild adoption (in inglese «adozione del figlio affine»), è un istituto giuridico che consente al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del proprio genitore.
La stepchild adoption è consentita in Germania in forme simili alla versione italiana; mentre l’adozione piena e legittimante, aperta sia a coppie eterosessuali sia omosessuali, è prevista nel Regno Unito, Francia, Spagna e Grecia. In Italia è istituita dal 1983 per le sole coppie eterosessuali sposate e, dal 2007, anche conviventi


da Il Mattino

«Figlio due madri, anche la non biologica è madre sin dalla nascita», la rivoluzionaria sentenza da Napoli

Anche il genitore non biologico di una coppia unita civilmente, sia essa composta da persone di sesso opposto oppure dello stesso sesso, è genitore sin dalla nascita se ha accettato e condiviso il progetto della procreazione assistita di un figlio. Sentenza rivoluzionaria della Corte di Appello di Napoli che ha accolto la richiesta di adozione del figlio della partner presentata da una donna unita civilmente con un’altra donna.

La legge 40 del 2004, infatti, consente per i figli nati da procreazione medicalmente assistita in Italia e all’estero, il riconoscimento automatico come genitori di entrambi i partner di una coppia che hanno dato il loro assenso all’inseminazione. Non solo. Per la prima volta i giudici, interpretando in maniera innovativa la legge 40, hanno anche sancito che la parola coppia – in un’unione tra due soggetti – oggi va interpreta come unione tra donna e donna, oppure come unione tra uomo e uomo.

Il Tribunale per i Minorenni di Napoli aveva respinto la richiesta della madre «non biologica» di adottare il bambino mediante il meccanismo della cosiddetta stepchild adoption, ammesso dalla Corte di Cassazione dal 2016 malgrado le polemiche che hanno accompagnato l’approvazione della cosiddetta legge Cirinnà. Grazie a questa sentenza adesso, il bimbo della coppia che si è rivolta alla Corte di Appello di Napoli, e che compierà 7 anni il prossimo novembre, ha due mamme e potrà portare i cognomi di entrambe le donne.

La sentenza, inoltre, corre in aiuto ai sindaci che potrebbero finire sotto indagine per avere iscritto come genitori due mamme, oppure due papà, negli atti di nascita di bambini nati con la procreazione medicalmente assistita. Il primo caso è accaduto a Torino, con il sindaco Chiara Appendino, lo scorso 23 aprile. Ne seguirono molti altri, da Milano a Bologna, da Firenze a Napoli, da Palermo a Catania.

Le due mamme, Rosa e Roberta, sono socie dell’associazione genitori omosessuali «Famiglie Arcobaleno». Ad assisterle è stata l’avvocato Francesca Quarato che ha voluto sottolineare l’importanza delle motivazioni alla base della sentenza: «nel riconoscere il diritto delle due mamme ad essere riconosciute entrambe come genitrici del figlio che insieme hanno voluto, la Corte d’Appello fa un passo avanti ulteriore ricordando che la stepchild adoption è una forma di tutela minima per i figli di coppie omogenitoriali, perché è subordinata alla domanda, perché assicura una tutela non piena e, infine, concede di adottare quello che, invece, deve essere considerato un figlio della coppia già alla nascita. In tal senso, richiama espressamente la legge 40 indicando per la piena tutela dei figli di coppie omogenitoriali la strada del riconoscimento alla nascita».

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