Dalla rassegna stampa Movimento LGBT

Pompei - Pride, la marcia dei 10 mila

POMPEI IL CORTEO LGBT SFILA DAVANTI AL SANTUARIO. MINACCE AL SINDACO DI SAN GIORGIO: «SEI GAY, DIMETTITI»

Pride, la marcia dei 10 mila

Spadafora: sui diritti non si torna indietro. Fontana: parla a titolo personale

Pompei, in diecimila al Pride Ma è scontro nel Governo
Spadafora: «Impegno dell’esecutivo». Il ministro Fontana: «Parla a titolo personale»

Gimmo Cuomo

DAL NOSTRO INVIATO
POMPEI Ha vinto Pompei. Da ieri non si identifica solo con gli Scavi e il Santuario. È anche un simbolo di accoglienza, di inclusione, di rispetto della persona, a prescindere dall’orientamento sessuale. In diecimila hanno sfilato per le strade, da un luogo emblematico intitolato alla memoria degli eroi civili Falcone e Borsellino fino all’ingresso principale del parco archeologico, passando per piazza Bartolo Longo, la piazza del Santuario. Un serpentone colorato, festoso, che è stato sospinto dal ritmo incessante dei tamburi. Ricordate «Tusk» dei Fleetwood Mac? Se no, andatela a risentire su Youtube e avrete l’impressione del drumming martellante che ha rappresentato la vera e propria spina dorsale del corteo.

Diecimila e passa persone da queste parti si vedono solo nella città antica nei giorni di massima affluenza. E forse non si vedono nemmeno ad ottobre quando si recita la Supplica alla beata vergine, che richiama pellegrini da ogni dove. Quando, nel primo giorno della primavera del 2015, a Pompei venne in visita papa Francesco i fedeli in piazza non superavano il migliaio. Ma non è una questione di numeri. Se da ieri si può guardare a Pompei con rispetto, ciò è stato possibile anche per l’atteggiamento prudente della Chiesa che ha tenuto bassi i toni. Senza sentirsi sfidata e soprattutto senza sfidare la marea Lgbt che si è riversata in città. È stato possibile anche per l’accoglienza dei cittadini, stipati dietro le transenne per salutare i manifestanti, affacciati ai balconi lungo il percorso agitando fazzoletti e bandiere arcobaleno. È stato possibile anche perché le temute provocazioni da parte di formazioni di estrema destra alla fine non hanno avuto seguito. E se così non fosse stato ci avrebbero pensato le forze dell’ordine, impeccabili. Nel corteo, come preannunciato, anche il sottosegretario alle Pari opportunità, l’esponente pentastellato, Vincenzo Spadafora che ha ribadito il proprio impegno. «Nessuno mi ha chiesto di non esserci», ha tagliato corto. E poi ha aggiunto: «Nei prossimi giorni parlerò con il ministro della famiglia Fontana. Sono sicuro che non ci sono pregiudizi e prevenzione sull’argomento» delle famiglie arcobaleno. Ha anche assicurato: «Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del Governo. So che in una parte del Governo non c’è la stessa sensibilità, ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati. Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto». Ma poche ore è arrivata la smentita di Fontana. «Il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del Governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».

Molto festeggiata la senatrice del Pd Monica Cirinnà che lega il suo nome all’omonima legge che ha regolamentato il tema delle Unioni civili. «Non si può affermare – ha chiarito – che ha vinto la tolleranza, perché si tollerano le zanzare e gli scarafaggi, non le persone. È un grande giorno di festa, Pride significa orgoglio, in particolare l’orgoglio della diversità, che come tutte le diversità è un valore». Tanti i sindacalisti presenti, tra gli altri il segretario regionale della Cgil Giuseppe Spadaro. Bersaglio preferito dei manifestanti il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Al leader leghista sono stati dedicati alcuni cartelli ironici. Anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris non gli ha risparmiato strali. «Sono stato —ha ricordato — sempre attento alla difesa dei diritti civili. Purtroppo in questo momento l’Italia sta sperimentando il Governo più a destra della storia. C’è chi vuole costruire sull’odio. E questi sono Salvini e i suoi accoliti». La riuscita del Pride vesuviano è stato ribadito da Antonello Sannino. Il presidente di Arci-gay Napoli ha rivelato di aver avuto in regalo da un sacerdote del posto un rosario arcobaleno. «Con il Pride — ha spiegato — si difende la laicità della democrazia a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali. Un corteo colorato e giovane contro l’omotransfobia, contro l’odio e l’intolleranza».

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Proiettili per il sindaco Zinno «Sei un gay… dimettiti»

San Giorgio a Cremano, una lettera anonima al suo domicilio La replica: «Non mi fanno paura e non mollo di un millimetro»

Roberto Russo

NAPOLI Due proiettili di grosso calibro e una lettera anonima con minaccia esplicita: «Gay di m…dimettiti o facciamo male a te e alla tua famiglia!». Destinatario della missiva Giorgio Zinno, primo cittadino omosessuale di San Giorgio a Cremano e primo sindaco gay ad essersi unito formalmente con il suo compagno nel settembre 2016, grazie alla legge sulle unioni civili.

La pesante minaccia è arrivata giovedì scorso, ma il sindaco vesuviano non ne aveva fatto parola per non intralciare le indagini dei carabinieri ai quali si era subito rivolto denunciando l’accaduto. La notizia è poi trapelata sul sito web «Il ventiquattro.it». Ieri la conferma di Zinno che però non vuole alimentare polemiche e nemmeno parla apertamente di atto omofobo. Si limita a commentare: «Non mi farò intimidire da questo o altri gesti, continuerò ad amministrare con lo stesso impegno. Mi auguro solo che gli investigatori riescano presto ad individuare la mano vigliacca che sta dietro quella lettera di minacce, auspico ovviamente che mi venga garantita sicurezza. Sono fiducioso nel lavoro degli investigatori e ringrazio tutti quelli che mi hanno espresso solidarietà». Intanto le forze dell’ordine hanno aumentato la sorveglianza nei suoi confronti. Nessuna ipotesi viene scartata. La minaccia viene tenuta in seria considerazione e non necessariamente riferita a un gesto di omofobia.

Ieri pomeriggio Zinno non ha rinunciato ad essere presente al Pride di Pompei, dove in tanti gli hanno manifestato solidarietà. A partire dalla senatrice Pd Monica Cirinnà, la parlamentare che ha fortissimamente voluto nella scorsa legislatura la legge sulle unioni civili. Tra l’altro fu proprio lei a celebrare a San Giorgio a Cremano l’unione tra Giorgio Zinno e il suo compagno, l’architetto Michele Ferrante. Da tempo i due avevano pubblicamente annunciato la loro decisio-ne, dopo che nel 2015 il primo cittadino aveva apertamente dichiarato la propria omosessualità. Anche per questo motivo la figura di Zinno è diventata fortemente simbolica in Campania per la rivendicazione dei diritti civili del mondo Lgbt. Ecco perché la busta con i due proiettili di grosso calibro potrebbe davvero essere opera di un esaltato o di un estremista che intenderebbe così protestare contro le unioni gay proprio nel giorno del Pride.

Una riflessione che non sfugge ai tanti politici che hanno espresso solidarietà a Zinno. Come Enzo Cuomo, sindaco di Portici: «Sono vicino a Michele ed a te — ha scritto su fb — ed esprimo, senza alcuna strumentalità politica, una seria preoccupazione per la ripresa di questi episodi in concomitanza di un modello culturale che si sta affermando e che purtroppo degenera in intolleranza ed esclusione». In serata arriva la solidarietà del governatore Vincenzo De Luca: «Su legalità, libertà e diritti civili nessun passo indietro».


da La Repubblica Napoli

Pompei arcobaleno, in cinquemila al Pride

Il sottosegretario Spadafora ( 5S): “ Diritti, l’Italia non torna indietro”. E Migliore punge De Luca: “ Zingaretti al corteo di Roma c’era”

ROBERTO FUCCILLO

POMPEI
« Siamo a Pompei, una città piena di storia. Stiamo entrando nella storia » . Sotto il solleone delle 15, mentre i manifestanti cominciano a radunarsi nel luogo convenuto, lo speaker del corteo scalda l’orgoglio degli orgogliosi protagonisti del Pride. E l’ingresso nella storia non sfiora neanche il tema che invece si temeva potesse rovinare la giornata, ovvero la violazione del mondo cattolico, rappresentata dallo sfilare della associazioni Lgbt davanti al santuario.
Un rischio che era stato ben smorzato il giorno prima dal vescovo Tommaso Caputo, con la lettera che garantiva «ospitalità» ma in cambio chiedeva atteggiamenti consoni a « una città di fede » . In effetti così è stato. Un corteo che non ha rinunciato a messaggi politici duri, come quello dello striscione per le migliaia di “ donne omosessuali discriminate e uccise dalla Chiesa cattolica”. Ma, sia pur fra canti, balli e colori, si sono visti meno provocazioni, meno “ drag queen” e trucchi pesanti che in altre occasioni. « Si, è vero – ammette alla fine Antonello Sannino presidente di Arcigay Napoli – Evidentemente quando al bambino non si pone il divieto la marmellata non la va a cercare » . Un riconoscimento dunque alla posizione non ostruzionistica della Chiesa. Semmai lo stesso Sannino è stato co-protagonista del corposo lato politico dell’evento. Perché è con lui che si è intrattenuto ai margini, per buona parte della passeggiata, il sottosegretario alle pari opportunità Vincenzo Spadafora. Dopo aver detto chiaramente che « sui diritti non si torna indietro», Spadafora, nonostante il confitto con altre forze della maggioranza di governo, dalla Lega a Fratelli d’Italia, Spadafora ha di fatto esaminato con Sannino la possibilità di convocare a breve le associazioni a Roma per vedere come portare avanti alcuni temi.
Nel frattempo il corteo si sfogava eccome contro i nemici. Da un lato un cartello sanciva che “è venuto meglio Pinocchio con una sega che questo governo con la Lega”, un altro chiamava in causa Papa Bergoglio, per far dire anche a lui “stop Homophobia”, in corretto latino.
È comunque un corteo che non spaventa la città. Mentre la senatrice pd Monica Cirinnà nota che «è importante che una città con possibilità di sviluppo turistico come Pompei capisca il valore anche di queste manifestazioni » , dai balconi della cittadina si affacciano in tanti, sorridono, filmano, saluta anche la signora che esce dal centro estetico con la cuffia ancora in testa e in attesa che si asciughi la tintura. Dietro le transenne sembra un vecchio Giro d’Italia, dove al lancio delle bottiglie d’acqua si è sostituito il muro dei cellulari che fotografano e “selfano” a tutto spiano.
Nessuno vuole perdersi una istantanea dell’evento assolutamente nuovo per la città degli Scavi. Neanche i turisti che dalla rovine escono e impattano il corteo. Il signor Paul, da Londra, non resiste, impugna la minitelecamera e impazza fra le fila del corteo ripetendo « molto bello, come i nostri Pride». Pochi metri più in là c’è Alexander Savage, archeologo gallese alle prese con una ricerca nell’area: organizzato anni fa il primo Pride a Cardiff, anche per lui « c’è molta gente, bello davvero » . Un unico appunto: « Nessuno ha pensato a mettere dei bagni pubblici lungo il percorso. Ma io sono gallese, ho la vescica resistente».
Non è l’unico a esercitare ironia. Un premio in tal senso va allo striscione della Cgil, presente coi suoi vertici regionali: “Per oggi non sindachiamo”. Presente anche la Uil con il segretario Giovanni Sgambati. E poi il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, a lungo in testa al corteo, e una delegazione del Pd. Inevitabile un pensiero alle ultime esternazioni feroci contro il partito da parte del presidente della Regione Vincenzo De Luca. Marco Sarracino appare sconsolato: « Si tenta di parlare di politica, lui reagisce con gli insulti. Da questo punto di vista nulla di nuovo sotto il sole, siamo preparati». Gennaro Migliore, ex sottosegretario alla Giustizia, avrebbe quasi voglia di sorvolare, poi ci pensa e piazza la stoccata velenosa: «A Roma il presidente del Lazio Zingaretti al Pride c’era…».

Il corteo
Bandiere, striscioni arcobaleno in corteo nelle strade di Pompei. A sinistra Luigi de Magistris, Monica Cirinnà e il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. Sotto l’ex sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore con i Giovani del Pd

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Lettera e proiettili al sindaco Zinno: “ Gay, dimettiti o ti facciamo male”

La sua risposta è partecipare serenamente al “ Gay Pride”. Tranquillo nell’affermare: «Si punta a creare paura in chi amministra». Non lo ha affatto scosso l’aver ricevuto una lettera con offese, minacce e due proiettili. Il sindaco di San Giorgio a Cremano Giorgio Zinno, primo sindaco d’Italia a unirsi con il suo compagno in una unione civile, due anni fa, affronta la questione con il sospetto che possa ricondurre a questioni amministrative e non personali. Ricostruisce i fatti. Giovedì scorso riceve a casa, per posta ordinaria, una busta gialla. All’interno i due proiettili calibro 7,65 e un foglio di carta con su scritto: “Gay di m… dimettiti o facciamo del male a te e alla tua famiglia…”.
Lettera subito consegnata ai carabinieri che indagano per risalire ai responsabili. Zinno osserva: «È strano che venga usato il termine gay, avrei immaginato una espressione più volgare. Comunque volevano insultarmi, ma credo che si tratti di un caso collegato al lavoro che faccio come sindaco, a scelte di tipo amministrativo e non alla mia vita privata. Si vuole provocare paura in chi amministra, ma d’altra parte non mi fermo. Sono sindaco da tre anni, per otto ho fatto il vice sindaco, quindi non ci si può fermare né si può avere paura. Non riescono ad intimidirmi ».
Dunque l’insulto con l’uso della parola gay, il reale pericolo che viene dalla minaccia ai familiari. « Faccio politica da quando avevo diciassette anni, non posso preoccuparmi per una lettera anonima, ma è chiaro che per i miei familiari è diverso. Loro possono rimanere colpiti da un episodio del genere». C’entrerà il clima politico che sta emergendo con questo nuovo governo, con atteggiamenti anti immigrati, anti razzisti e quant’altro? « Ho un giudizio pessimo quanto a questo governo — risponde il primo cittadino di San Giorgio a Cremano — che sta creando un clima particolare. Ma non credo che la lettera che ho ricevuto sia legata a questo clima. Semplicemente si pensa che tutto è permesso, anche minacciare un sindaco».
Intanto piovono le manifestazioni di solidarietà. A cominciare da quella della senatrice Pd Monica Cirinnà. «L’unione civile tra Giorgio Zinno e suo marito Michele è stata la prima che ho celebrato – dice – Giorgio è stato il primo sindaco gay in Italia ad essersi unito in una unione civile. Giorgio ha vinto le elezioni dichiarando apertamente di essere omosessuale, di sinistra, di volersi impegnare per il suo paese, San Giorgio a Cremano. La sua vittoria è la prova che la libertà, il coraggio e la dignità sono elementi determinanti anche per potere amministrare e governare». Vicino a Zinno anche il governatore Vincenzo De Luca: « Contro le gravissime minacce ricevute, contro ogni violenza, contro le offese e i pregiudizi. Solidarietà e ferma condanna. Su legalità, libertà e diritti civili, nessun passo indietro».
— i.de.a.

Il sindaco al Pride Giorgio Zinno alla manifestazione con Spadafora

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da La Repubblica (Nazionale)

Spadafora difende i diritti dei gay Fontana lo stoppa

ROBERTO FUCCILLO

POMPEI
« So che in una parte del governo non c’è la stessa sensibilità, ma l’Italia non tornerà indietro. Non c’è nessuna volontà di fare un passo indietro sui diritti civili » . Parola di Vincenzo Spadafora, sottosegretario dei 5 Stelle alla Presidenza del consiglio. «Ma Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega », replica secco il ministro leghista Giorgio Fontana.
I due “poli” dell’esecutivo vengono a conflitto sul tema dei diritti civili, portato ieri alla ribalta dal Pride di Milano, dove hanno sfilato circa 250mila persone, e da quello di Pompei, dove Spadafora si è presentato in corteo perchè « figuriamoci se non venivo, con la mia delega alle pari opportunità». Spadaforza ha ammesso che «nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, per ora non si possono affrontare leggi chieste da queste associazioni. Ma le convocherò prestissimo per avviare un percorso di ascolto e confronto. La battaglia culturale va avanti». In ogni caso «sono qui per testimoniare il sostegno mio e del governo, nessuno mi ha chiesto di non esserci, altro che veti».
Il cortocircuito si innesca quando Spadafora aggiunge: «Ho parlato con il ministro Fontana e credo che sia una persona con cui si potrà dialogare anche su questi temi. Ha espresso legittimamente le sue opinioni e io rispetto le idee di tutti, ma dovremo arrivare a una sintesi ». Un’intesa alla quale il ministro leghista, che appena nominato disse che «la famiglia gay non esiste», si sottrae subito: « Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione ». Posizione che rafforza la convinzione di Monica Cirinnà, senatrice pd firmataria della legge sulle unioni civili, anche lei presente ieri a Pompei: «Queste sono le sole manifestazioni a portare migliaia di persone in piazza».
Le destre in effetti hanno contestato a più voci il corteo. La sottosegretaria leghista Pina Castiello l’ha definito «una mera provocazione» per il previsto passaggio davanti al santuario di Pompei. Lucio Malan di Forza Italia ha contestato proprio il fatto che «l’esecutivo di Conte sarà al Pompei pride con l’esponente di governo con l’incarico più specifico » , ovvero Spadafora. Infine su quest’ultimo anche l’ira di Giorgia Meloni: «Ha ragione a dire che i diritti in Italia non si perderanno: il più importante è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre » . A Pompei comunque hanno sfilato in circa 5mila, e senza tensioni. Merito anche della lettera con cui la diocesi aveva espresso « accoglienza » chiedendo solo « modalità e gesti da città di fede e cultura».


da Il Fatto

Gay Pride, sottosegretario Spadafora (M5s) a Pompei: ‘Su diritti non si torna indietro’. Fontana: ‘Parla a titolo personale’

“Nel contratto Lega-M5s non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto”, annuncia il sottosegretario alle Pari opportunità. Ma il ministro per la Famiglia chiude: “Non rappresenta l’esecutivo né la Lega”. 250mila persone in corteo a Milano. Il sindaco Sala: “Chi crede in questi valori deve esserci tutto l’anno”

Nel giorno in cui in tutto il mondo si celebra il Gay Pride, da Pompei arriva una rassicurazione per il mondo Lgtb. “Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del Governo. So che in una parte del Governo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati”, annuncia il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora (M5s), che partecipa al Pompei Pride. “Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto“. In serata arriva però l’altolà del ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, che ha fatto parlare di sé per aver negato che “esistano” le famiglie arcobaleno: “Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega“, ha scritto l’esponente del Carroccio su facebook. “Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione“.

A chi gli aveva chiesto se qualcuno si fosse opposto alla sua partecipazione all’iniziativa Spadafora aveva risposto: “Nessuno mi ha chiesto di non esserci, altro che veti“.
Sabato mattina due parlamentari campani della Lega – il sottosegretario con delega al Sud Pina Castiello e Gianluca Cantalamessa – avevano espresso la loro contrarietà al fatto che il corteo transitasse davanti al santuario di Pompei: “La scelta di manifestare dinanzi al Santuario può essere interpretata come una mera provocazione, più che una manifestazione per rivendicare diritti”, hanno detto, ribadendo comunque “il diritto a manifestare garantito dalla Costituzione a tutti i cittadini”.
La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni dal canto suo ha commentato quanto detto da Spadafora scrivendo su Facebook: “Ha ragione a dire che i ‘diritti in Italia non si perderanno’: il più importante di questi è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre”. La Meloni ha aggiunto che il suo partito chiede al governo un impegno chiaro per difendere questo diritto e sancirlo in Costituzione perché “nel silenzio del legislatore, l’ideologia di certi tribunali e di certi sindaci sta sostanzialmente autorizzando la pratica dell’utero in affitto e l’adozione da parte delle coppie omosessuali”.

A poco più di venti chilometri dalla città che ospita il santuario mariano è arrivata poi la notizia che il primo cittadino di San Giorgio a Cremano Giorgio Zinno (Pd), che due anni fa si è unito civilmente al suo compagno, ha ricevuto una busta contenente due proiettili inesplosi e un foglio di carta con su scritto “gay di m… dimettiti o facciamo del male a te e alla tua famiglia”. “Ad indagine in corso non è opportuno entrare nei dettagli di quanto accaduto – dice il primo cittadino – i miei concittadini devono comunque sapere che io non farò passi indietro sulla strada della legalità. Esprimo fiducia negli inquirenti e ringrazio quanti mi stanno mostrando solidarietà in queste ore”. Sull’episodio indagano i carabinieri.

Intanto a Milano stanno sfilando oltre 250mila persone. In piazza Oberdan l’evento finale con Drusilla Foer, sul palco insieme a Fabio Marelli. Ci sarà anche Jo Squillo, mentre gli ospiti principali della giornata saranno Benji& Fede. Dal palco parlerà anche il sindaco Giuseppe Sala, dopo aver sfilato per una parte del corteo. Il corteo con carri, bandiere arcobaleno e palloncini è aperto dallo striscione con la scritta #civilimanonabbastanza. Questo il tema scelto per l’edizione 2018 del Pride. Le associazioni del Coordinamento Arcobaleno di Milano scendono in piazza, spiegano, “per denunciare come ancora oggi viviamo in un contesto sociale, politico e culturale in cui, spesso, alcune parti della società ci appaiono costantemente attive a promuovere odio e divisioni“. Tra i partner della festa c’è anche Coca Cola, che per l’occasione ha realizzato una lattina in edizione limitata con la scritta ‘Love’ in sostituzione del logo. Netflix ha invece sponsorizzato la decorazione con i colori dell’arcobaleno della fermata della metropolitana di Porta Venezia.

I valori e i diritti espressi da una manifestazione come quella del gay pride “non devono avere lo spazio di una giornata ma devono esserci tutto l’anno“, ha sottolineato il sindaco Giuseppe Sala a margine del corteo. “Chi crede in questi valori deve esserci tutto l’anno. È giusto sponsorizzare giornate come queste ed è giusto esserci ma dobbiamo trovare una formula perché ci sia condivisione sempre”. “La chiamata è rivolta a tutti quelli che vogliono essere partecipi della lunga battaglia per la difesa dei diritti, – ha continuato – delle diversità e della loro valorizzazione”. Sala e l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Pierfrancesco Majorino, hanno confermato che a Milano sta per nascere la prima casa rifugio per ragazze e ragazzi omosessuali costretti a lasciare il luogo dove sono cresciuti perché rifiutati, non accettati dalla famiglia o da qualcuno che li ha discriminati e isolati a causa del loro orientamento sessuale. Lo stabile di via Sommacampagna, dopo la ristrutturazione, potrà ospitare fino a cinque persone. I promotori del progetto sono la cooperativa “Lotta contro l’emarginazione” e l’associazione “Cig Arcigay Milano”. “È un percorso lungo, c’è ancora molto da fare – ha detto Sala – a Milano l’ultimo passaggio che ritengo importante è quello di un bene confiscato alle mafie che andrà alla comunità Lgbt”. Milano “non è l’isola felice ma l’avamposto organizzato da cui fare ripartire la riscossa dei diritti”, ha concluso Majorino.

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