Dalla rassegna stampa Movimento LGBT

Milano - Gay pride, festa per 250 mila - Sala: «Questa è casa vostra»

da Corriere della Sera (Nazionale)

«Il governo non toglierà diritti ai gay» Ma è scontro sulle parole di Spadafora

Il ministro Fontana: non parla a nome dell’esecutivo. Il pride a Milano: «Siamo in 250 mila»

Andrea Senesi

MILANOL’orgoglio omosessuale sfila dal Nord al Sud, da Milano a Pompei, per urlare alla Lega e al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana che in materia di diritti non si può tornare indietro. La manifestazione milanese è il Pride più grande che la metropoli del Nord abbia visto, oltre 250 mila partecipanti secondo gli organizzatori, ma è dalla sfilata, ben più modesta nei numeri (4 mila i manifestanti), di Pompei che arriva la polemica di giornata. Al corteo campano partecipa infatti il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora del M5S e la sua è un’adesione «politica», tutt’altro che «privata». «Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del governo. So che in una parte dell’esecutivo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati», dice Spadafora. Che poi aggiunge: «Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto».

Chiarissimi i riferimenti al ministro leghista della Famiglia che poche settimane fa aveva scatenato le proteste del mondo gay con un’intervista al Corriere nella quale sosteneva, tra le varie cose, che le famiglie arcobaleno «per la legge in questo momento non esistono». La replica dell’interessato alle parole dell’esponente pentastellato arriva in serata, via Facebook: «Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».

Prima di Lorenzo Fontana nella querelle era intervenuta la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Ha ragione Spadafora a dire che i “diritti in Italia non si perderanno”; il più importante di questi è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre».

Mentre a Pompei si sfilava sotto il santuario della Vergine del Rosario, pochissimi chilometri più a Nord, a San Giorgio a Cremano, il sindaco locale, omosessuale dichiarato, riceveva una busta bianca con dentro due proiettili calibro 7.65. Inequivocabile il messaggio d’accompagnamento: «Gay di m…., dimettiti o ti faccio del male a te e alla tua famiglia».

Clima ben più disteso a Milano, nella capitale riconosciuta del movimento lgbt. Dalla stazione Centrale a porta Venezia sfila una folla gigantesca. Dal palco il sindaco Beppe Sala scalda il popolo arcobaleno: «Questi colori, i vostri colori, sono i colori di Milano. Milano è casa vostra. Sono il fiero primo cittadino di una città che si è sempre basata su diritti e doveri: il diritto di mostrare la propria personalità e il proprio valore. Per questo vi difenderemo da chi mette in discussione che diverse personalità portano valore. Abbiamo il dovere di non affidare a nessuno il nostro pensiero e la nostra ragione. Ragioniamo con la nostra testa, soprattutto in questo momento è ancora più importante. E infine abbiamo il dovere di credere nel cambiamento perché Milano migliora cambiando. Voi siete il cambiamento e noi saremo sempre accompagnatori di questo vento, per una Milano più aperta, libera e contemporanea». L’ultimo segnale concreto: uno stabile confiscato alle mafie in periferia sarà assegnato all’Arcigay per farne un rifugio per ragazzi omosessuali allontanati dalle famiglie.

da Corriere della Sera Milano

Gay pride, festa per 250 mila – Sala: «Questa è casa vostra»
di Pierpaolo Lio

Oltre 250 mila persone (secondo gli organizzatori) hanno sfilato ieri, tra musica e bandiere arcobaleno, in una Pride Parade da record. In corteo il sindaco Beppe Sala: «Milano è l’avamposto organizzato da cui fare ripartire la risposta dei diritti».

Sfila l’orgoglio arcobaleno. Sala: Milano difende i diritti

di Pierpaolo Lio

La marcia dei 250 mila

Il sindaco al governo: «La città è un avamposto»
La Regione diserta ma spunta Forza Italia

La marea arcobaleno travolge festosamente Milano: 250 mila persone — è la stima degli organizzatori — sfilano per l’orgoglio omosessuale al tradizionale corteo del Pride. All’ostilità di parte del nuovo governo penta-leghista (lungo il serpentone sono tante le repliche alle posizioni del neoministro alla Famiglia, Lorenzo Fontana) rispondono con una parata da record chiusa dal flash mob che sventola un’infinita serie di bandiere, tricolori da una parte, arcobaleno dall’altra.

Dietro lo striscione «Civili ma non abbastanza», slogan scelto per la manifestazione, arriva per il terzo anno il sindaco Beppe Sala, che sfida il nuovo esecutivo: «Milano è l’avamposto organizzato da cui fare ripartire la riscossa dei diritti», annuncia. Con un nuovo punto di riferimento: una casa rifugio per ragazze e ragazzi omosessuali costretti a lasciare il luogo dove sono cresciuti perché rifiutati, non accettati dalla famiglia, discriminati o isolati a causa del loro orientamento sessuale. Come già promesso dodici mesi fa, nascerà in uno stabile di via Sommacampagna, vicino a viale Jenner, in un bene confiscato alle mafie assegnato ad Arcigay e alla cooperativa «Lotta all’emarginazione» che, dopo la ristrutturazione dell’appartamento, potranno accogliere fino a cinque giovani.

Il Pride «più grande mai visto a Milano» — parola dell’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino — sfila come da tradizione da piazza Duca d’Aosta fino al quartiere gay friendly di Porta Venezia. Ad aprire la parata sono le famiglie arcobaleno, seguite dai carri delle associazioni e dei tanti sponsor commerciali, in una festa che coinvolge sempre più persone. Dal palco, il sindaco promette di essere sempre al fianco della comunità Lgbt, «non solo lo spazio di una giornata, ma tutto l’anno». «Abbiamo il dovere di credere nel cambiamento, perché Milano migliora cambiando, diventando sempre più aperta, libera e contemporanea». Per questo, assicura Sala, «Milano è casa vostra. I vostri colori sono i colori di Milano. Vi difenderemo da quelli che combattono il diritto a mostrare la propria personalità e da chi mette in discussione che le diverse personalità portano valore». Al suo fianco Majorino promette «la più grande campagna contro l’omotransfobia nelle scuole che sia mai stata fatta in questo Paese».

Il Comune c’è, manca quest’anno il Pirellone, che per la prima volta da tempo non ha concesso il patrocinio (in precedenza il sostegno era sempre arrivato dall’assemblea lombarda, mai dalla giunta). L’eurodeputato pd Daniele Viotti lancia allora la campagna social «La Regione che non c’è»: «Le istituzioni lombarde — denuncia — stanno provando a spegnere i riflettori sui diritti Lgbt. Il mancato patrocinio è un segnale che non può essere messo a tacere». Per Riccardo De Corato, assessore lombardo alla Sicurezza, però «sono tantissimi i milanesi che non vogliono questa sfilata». Spicca allora la presenza «per la prima volta» alla manifestazione del consigliere comunale di Forza Italia, Alessandro De Chirico: «Da liberale ho voluto unirmi a questa variopinta marcia — spiega — perché sono fermamente convinto dell’importanza del riconoscimento dei diritti civili in uno stato laico dove la Costituzione garantisce pari dignità a tutti i cittadini, senza distinzione di genere e di orientamento sessuale. Così facendo ho voluto manifestare contro l’omofobia».

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In mezzo al corteo tra «poli», etero e bisex

«Qui ognuno è libero di scegliere con il cuore»

Tanti giovanissimi e gli sponsor occupano ogni spazio

Elisabetta Andreis

Ti senti giudicata, per il tuo comportamento sessuale? «No. Milano è una città libera, tanti passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni». Risponde sicura Gaia Cremascolin, 30 anni. Si definisce «poliamorosa» e al Pride si è presentata con due fidanzati. A sua volta uno dei due ha un compagno. E varie altre relazioni. Tutti presenti, al Pride più grande mai visto a Milano. Duecentocinquantamila persone da tutta la Lombardia tra bandiere arcobaleno, palloncini, mise estrose. In migliaia a rappresentare la comunità Lgbt, gli altri definiti allies: eterosessuali alleati dei diritti civili. «Ognuno sceglie come si vuole esprimere», continua Gaia. E uno dei due fidanzati, Paolo Guiducci: «I sentimenti sono fluidi, ma profondi. Si vive nel presente». Il gruppo si confonde nella folla.

Compaiono due bambini per mano a Fabio Ghirelli, pater familias: «Il messaggio è chiaro anche ai piccoli: Milano è contro ogni tipo di discriminazione». Loghi da tutte le parti, multinazionali che gareggiano per comparire come sponsor. E alla fine il messaggio che passa, almeno in superficie, è scritto su molti cartelloni: «Gay è cool».

L’allegria, in qualche angolo, si smussa. Una ventina di persone da Sesto San Giovanni protesta: «Il nostro comune si è dissociato dalla Rete contro la discriminazione (Ready) e ha appena chiuso l’unico sportello di supporto Lgbt della città», denuncia Enzo Nova, pensionato. Attacca anche l’europarlamentare Daniele Viotti, promotore delle luci arcobaleno sul Pirellone: «Milano è la capitale italiana dei diritti civili. E la Regione non dà il patrocinio al Pride? Offende noi, e le nostre famiglie». Per la prima volta sfilano in arcobaleno quaranta consulenti di Bain&Co che hanno fondato l’associazione intraziendale per i diritti Lgbt.

Rispetto agli altri anni, colpisce la presenza massiccia di adolescenti. «Ci siamo conosciute via Twitter, è la mia prima ragazza», dice Aurora, solo 13 anni. Intorno a lei tantissimi coetanei, tutti a coppie. Quasi viene da chiedersi se sia scelta consapevole, orientamento sessuale, o piuttosto un «comportamento», una curiosità, se non una moda, una esperienza omosessuale che «fa appartenere a un gruppo», come riconoscono loro stesse. C’è un po’ di leggerezza, forse ribellione, forse insicurezza. Una coppia di ragazzine incede per mano. Chiara e Isabel, 13 e 15 anni, abitano nell’hinterland, stanno insieme da più di un anno. I genitori non sanno nulla, neanche che ieri erano al Pride. Giulia, 16 anni, studentessa di Scienze Umane, si definisce bisex: «Da poco ho fatto coming out con mia mamma. Mi ha abbracciato. L’aveva capito», racconta. E il papà? «Lui è rimasto zitto», abbassa lo sguardo. Giulio, 17 anni, è con il compagno. «I miei hanno provato a farmi ‘cambiare’, volevano i nipotini — si sforza di sdrammatizzare —. Ora si sono rassegnati». Non è facile. Ma duecentocinquantamila persone in piazza incoraggiano la loro libera scelta.


da La Repubblica Milano

Il Pride dei giovani e delle famiglie

Fiori nei capelli e allegria i ragazzini anima del corteo

Tante minorenni arrivate da tutto il Nord Italia “Non siamo lesbiche è che qui c’è un bel mood”

BRUNELLA GIOVARA
Ludovica, sedici anni: «È giusto essere qui oggi. È anche bellissimo!». La sorella Carlotta, diciottenne: «È pieno di belle persone, sono tutti gentilissimi e sorridenti, tutto molto positivo, un bel mood». Le due sorelle — urlano i loro nomi, giusto mentre parte un coro/boato di “Maledetta primavera” — sono arrivate con il treno da Verona, i fiori colorati nei capelli che per un misterioso tam tam quest’anno tutti avevano al Pride. E quest’anno è stato il Pride dei ragazzini, migliaia di minorenni felicemente alla loro prima volta nella grande manifestazione dei diritti, tipo Luca, 12 anni, in bici e bandierine multicolor sul manubrio, «sono venuto da solo, la mamma ha detto di sì». E Anna, abbracciata a Renata, con la bandiera Lgbt usata come gonna, «Non siamo lesbiche, non c’è bisogno di esserlo per venire qui, ma è giusto venire per far vedere che siamo tanti». E poi «è molto divertente, siamo venuti in trenta da Quarto Oggiaro», dice una ragazzina in costume da bagno e shorts, questa è una festa della libertà, ma fa anche un bel caldo, e uno dei messaggi che girano più su Whatsapp fa così: «Perché i gay non sfilano in giacca e cravatta? Perché sono gay, non idioti. Ci sono 35 gradi!».
In effetti pare di vedere un solo tizio isolato, in completo giacca e pantaloni lunghi, ma rosa shocking, molto applaudito per il coraggio. E ci vuole anche molto coraggio per mettersi in lungo, come hanno fatto alcune maestose drag queen, sparse qua e là nel corteo, con lussuosi abiti da sera pesanti, e ventagli dorati. Ma prevale un certo stile hawaiano, collane di petali colorati e fiori intrecciati nei capelli, soffia un’aria da Flower Power, o forse è solo la moda di quest’anno, comunque sia sono tutti molto felici di sfilare, di applaudire i Tir aperti che sparano musica, la Triuggio Marching Band che suona benissimo e ha pure un gruppo di sbandieratrici in testa. E ci sono in corteo molti extracomunitari, cinesi, sudamericani, filippini, mai come quest’anno si sono visti così numerosi, e anche un gruppetto di neri, e persino due dichiaratamente musulmani, visto che portano un cartello “Allah loves equality”.
Martina, 15 anni, di Bologna: «Sono felice, mi sono fatta un sacco di amici. Milano è una città avanti, anche la mia lo è, ma qui di più». Luca, 16 anni, da Pavia con amici, tutti con piume colorate in testa: «Siamo venuti in tre, uno solo è gay ma non ti dico chi è, ah ah». Simona, anche lei di sedici: «A scuola abbiamo studiato la lotta per i diritti dei gay di Harvey Milk, così ho capito molte cose». E dunque viva la scuola, se insegna anche chi era il «sindaco di Castro Street», il quartiere di San Francisco da dove è cominciato tutto, nel 1978. Passano le famiglie arcobaleno, con bambini anche piccolissimi su un trenino colorato, e passano a centinaia i dipendenti delle aziende che aderiscono al Pride, con magliette e striscioni, come quelli della Philips, di Sky, Accenture, Deutsche Bank, Randstad, Polaroid, Coca Cola, e il Tir delle multinazionali tech, Microsoft, Facebook, Google, Ibm, Linkedin. Netflix ne ha uno personale (con lo slogan “Rainbow is the new black”), così come Paypal, e poi ci sono quelli di Tim con striscione, quelli di eBay, Zurich Assicurazioni, insomma molte aziende vogliono esserci, non è solo pubblicità, è tutta gloria.
«La politica ha fatto abbastanza per i diritti lgbt — dice Luigi, diciottenne del Berchet — .
Adesso bisogna vedere cosa succede con il nuovo governo, ma indietro non si può tornare».
“Indietro non si torna” è anche lo slogan dei Cinque stelle, sparuto gruppetto presente al corteo, peraltro fischiato al grido di «fuori, fuori!». E «se Salvini e Di Maio possono amarsi, perché noi no?», fa un altro cartellone portato in trionfo da due abbracciati. Salvini compare anche sotto forma di bambola gonfiabile, il che non scandalizza nessuno, e «più froci, meno fasci», sta scritto su un altro cartello molto fotografato. «È bello vedere che ci sono tanti ragazzi – dice l’ex prof Wanda, 65 anni – significa che in anni di lezioni, assemblee e dibattiti, qualcosa è passato, sul tema dei diritti dei gay. Alla mia epoca l’argomento era tabù, gli omosessuali se ne stavano ben nascosti». Oggi invece no, per lo meno a Milano, dove una coppia abbracciata di due maschi o due femmine non fa più notizia, e persino il gruppetto in tuta di latex, con maschera canina, collare e guinzaglio, suscita più che altro commiserazione, e pena, «ci vuole un bel coraggio a uscire così, con questo caldo tremendo, tutta quella gomma nera…».

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In 200mila al Pride Sala: “I vostri colori sono quelli di Milano”

La via dei diritti

andrea montanari

Oltre 200mila persone, secondo alcuni addirittura 250mila. Una fiumana impressionante, festosa e colorata, di ragazzi, ragazze, uomini, donne, famiglie, bambini in passeggino e no, ha partecipato ieri al Milano Pride, che ha chiuso la settimana milanese dedicata alla difesa dei diritti della comunità lgbt con il motto lanciato dall’hastag #CiviliMaNonAbbastanza. Tanto che quando il sindaco Beppe Sala dal palco di porta Venezia ( con un braccialetto sul polso sinistro con i colori arcobaleno) ha visto questa distesa di teste e mani tese verso l’alto che si perdevano a vista d’occhio lungo corso Buenos Aires, non ha potuto fare a meno di dire: «I vostri colori sono i colori di Milano. Questa città è casa vostra, sono fiero di essere il sindaco di questa città e vi difenderemo sempre». Aggiungendo subito dopo tra gli applausi: « Milano si è sempre battuta e si batterà sempre sui diritti, ma anche sui doveri. Prima di tutto il diritto di manifestare il proprio valore, che difenderemo sempre da tutti quelli che lo mettono in discussione».
Poco prima, arrivando al corteo all’altezza di via Ponchielli, il sindaco aveva anticipato il suo pensiero osservando che i valori come quelli del gay pride « non devono avere lo spazio di una giornata, ma devono esserci tutto l’anno». Ricordando che a Milano sta per nascere la prima casa rifugio per ragazze e ragazzi omosessuali costretti a lasciare il luogo dove sono cresciuti perché rifiutati dalla famiglia o dal loro ambiente a causa dell’orientamento sessuale. Lungo il corteo, sfilano le famiglie arcobaleno, i carri delle multinazionali e le delegazioni delle aziende che hanno aderito alla manifestazione. Il clima è da festa. Tra i cartelli dei manifestanti, molti prendono di mira il ministro all’Istruzione, Lorenzo Fontana della Lega, che aveva sostenuto che le famiglie arcobaleno non esistono e il leader del suo partito, Matteo Salvini. Con slogan come “Per sempre in lotta contro Salvini l’omofobia e altri confini”. O “Mamma non ti preoccupare, sono bisex non fascista”. Così, l’assessore comunale ai Servizi sociali, Pierfrancesco Majorino, ha buon gioco quando dal palco scatena la folla attaccando il governo. « Il ministro Fontana ha detto che le famiglie arcobaleno non esistono — domanda retoricamente — ? Venite qua e contateci. Da questa città bisogna far ripartire la riscossa dei diritti. La piu grande campagna mai fatta contro l’omo–transfobia » . Lo stesso tema del flashmob che ha concluso il pride. Migliaia di cartelli colorati con un lato con i colori del tricolore e l’altro con quelli arcobaleno. Il messaggio è semplice: siamo tutti italiani, ma anche arcobaleno. La fiumana colorata raccoglie subito l’invito e da Milano parte ancora una volta un messaggio contro qualsiasi discriminazione.
In piazza c’è gente di tutte le estrazioni: la leader della Cgil, Susanna Camusso, la vicesindaca e assessora alla Sicurezza Scavuzzo e diversi assessori della giunta Sala come Maran e Tajani, ma anche l’ex assessora Carmela Rozza oggi consigliera regionale del Pd. Ci sono Alessandro Cecchi Paone, i City Angels che proteggono il corteo, una delegazione del Movimento Cinque stelle. Ma c’è anche Forza Italia rappresentata dal consigliere comunale, Alessandro De Chirico, che spiega: «Oggi per la prima volta ho partecipato al Gay Pride. Da liberale ho voluto unirmi a questa variopinta marcia perché sono fermamente convinto dell’importanza del riconoscimento dei diritti civili » . E c’è un gruppo del Pd con Barbara Pollastrini: «A Milano c’è stato un altro sabato di apertura e tolleranza. Tante ragazze e ragazzi in un corteo partecipatissimo. Una settimana dopo la giornata straordinaria della tavolata multietnica del parco Sempione. Oggi la mia città ha accolto il gay pride».
Dopo la parata, il momento più atteso dai più giovani. Il concerto del duo Benji & Fede, il noto gruppo musicale costituito da Benjamin Mascolo e Federico Rossi, diventati idoli dei teenager dopo il successo delle cover su Youtube e più di recente con brani come “ Tutta di un fiato” o “ Siamo solo Noise”. Presenti con la motivazione: « La strada per la parità dei diritti è ancora lunga e c’è ancora molto da fare per raggiungere la piena eguaglianza, ma siamo in piazza tutti insieme per dire che noi vogliamo e crediamo in un futuro cosi».
La giornata
Quattro ore di sfilata tra musica e provocazioni 1 I presenti Secondo gli organizzatori c’erano 250mila persone, difficile contarle con precisione, una stima più prudente comunque arrivava a 200mila presenze. Il corteo concludeva dieci giorni di dibattiti, concerti e film dedicati alla lotta contro le discriminazioni 2 I discorsi Sul palco alla fine gli organizzatori e i politici, tra cui il sindaco e l’assessore al Welfare Majorino, che ha sottolineato la necessità di continuare la lotta contro l’omofobia e le posizioni del governo 3 La festa Canti, balli, slogan hanno animato per quasi quattro ore tutto il corteo, grazie alla presenza di diversi gruppi musicali spontanei, concluso da un concerto di Benji e Fede, il duo musicale che si è affermato su Youtube
Il corteo
In alto il sindaco mentre sfila con il corteo del Pride milanese, partito in Porta Venezia e terminato in piazzale Oberdan Una fiumana di gente colorata composta da persone di tutte le età e di tutte le estrazioni, con le consuete provocazioni, tanti cartelli, molta allegria

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Fiori nei capelli e allegria i ragazzini anima del corteo

Tante minorenni arrivate da tutto il Nord Italia “Non siamo lesbiche è che qui c’è un bel mood”

BRUNELLA GIOVARA
Ludovica, sedici anni: «È giusto essere qui oggi. È anche bellissimo!». La sorella Carlotta, diciottenne: «È pieno di belle persone, sono tutti gentilissimi e sorridenti, tutto molto positivo, un bel mood». Le due sorelle — urlano i loro nomi, giusto mentre parte un coro/boato di “Maledetta primavera” — sono arrivate con il treno da Verona, i fiori colorati nei capelli che per un misterioso tam tam quest’anno tutti avevano al Pride. E quest’anno è stato il Pride dei ragazzini, migliaia di minorenni felicemente alla loro prima volta nella grande manifestazione dei diritti, tipo Luca, 12 anni, in bici e bandierine multicolor sul manubrio, «sono venuto da solo, la mamma ha detto di sì». E Anna, abbracciata a Renata, con la bandiera Lgbt usata come gonna, «Non siamo lesbiche, non c’è bisogno di esserlo per venire qui, ma è giusto venire per far vedere che siamo tanti». E poi «è molto divertente, siamo venuti in trenta da Quarto Oggiaro», dice una ragazzina in costume da bagno e shorts, questa è una festa della libertà, ma fa anche un bel caldo, e uno dei messaggi che girano più su Whatsapp fa così: «Perché i gay non sfilano in giacca e cravatta? Perché sono gay, non idioti. Ci sono 35 gradi!».
In effetti pare di vedere un solo tizio isolato, in completo giacca e pantaloni lunghi, ma rosa shocking, molto applaudito per il coraggio. E ci vuole anche molto coraggio per mettersi in lungo, come hanno fatto alcune maestose drag queen, sparse qua e là nel corteo, con lussuosi abiti da sera pesanti, e ventagli dorati. Ma prevale un certo stile hawaiano, collane di petali colorati e fiori intrecciati nei capelli, soffia un’aria da Flower Power, o forse è solo la moda di quest’anno, comunque sia sono tutti molto felici di sfilare, di applaudire i Tir aperti che sparano musica, la Triuggio Marching Band che suona benissimo e ha pure un gruppo di sbandieratrici in testa. E ci sono in corteo molti extracomunitari, cinesi, sudamericani, filippini, mai come quest’anno si sono visti così numerosi, e anche un gruppetto di neri, e persino due dichiaratamente musulmani, visto che portano un cartello “Allah loves equality”.
Martina, 15 anni, di Bologna: «Sono felice, mi sono fatta un sacco di amici. Milano è una città avanti, anche la mia lo è, ma qui di più». Luca, 16 anni, da Pavia con amici, tutti con piume colorate in testa: «Siamo venuti in tre, uno solo è gay ma non ti dico chi è, ah ah». Simona, anche lei di sedici: «A scuola abbiamo studiato la lotta per i diritti dei gay di Harvey Milk, così ho capito molte cose». E dunque viva la scuola, se insegna anche chi era il «sindaco di Castro Street», il quartiere di San Francisco da dove è cominciato tutto, nel 1978. Passano le famiglie arcobaleno, con bambini anche piccolissimi su un trenino colorato, e passano a centinaia i dipendenti delle aziende che aderiscono al Pride, con magliette e striscioni, come quelli della Philips, di Sky, Accenture, Deutsche Bank, Randstad, Polaroid, Coca Cola, e il Tir delle multinazionali tech, Microsoft, Facebook, Google, Ibm, Linkedin. Netflix ne ha uno personale (con lo slogan “Rainbow is the new black”), così come Paypal, e poi ci sono quelli di Tim con striscione, quelli di eBay, Zurich Assicurazioni, insomma molte aziende vogliono esserci, non è solo pubblicità, è tutta gloria.
«La politica ha fatto abbastanza per i diritti lgbt — dice Luigi, diciottenne del Berchet — .
Adesso bisogna vedere cosa succede con il nuovo governo, ma indietro non si può tornare».
“Indietro non si torna” è anche lo slogan dei Cinque stelle, sparuto gruppetto presente al corteo, peraltro fischiato al grido di «fuori, fuori!». E «se Salvini e Di Maio possono amarsi, perché noi no?», fa un altro cartellone portato in trionfo da due abbracciati. Salvini compare anche sotto forma di bambola gonfiabile, il che non scandalizza nessuno, e «più froci, meno fasci», sta scritto su un altro cartello molto fotografato. «È bello vedere che ci sono tanti ragazzi – dice l’ex prof Wanda, 65 anni – significa che in anni di lezioni, assemblee e dibattiti, qualcosa è passato, sul tema dei diritti dei gay. Alla mia epoca l’argomento era tabù, gli omosessuali se ne stavano ben nascosti». Oggi invece no, per lo meno a Milano, dove una coppia abbracciata di due maschi o due femmine non fa più notizia, e persino il gruppetto in tuta di latex, con maschera canina, collare e guinzaglio, suscita più che altro commiserazione, e pena, «ci vuole un bel coraggio a uscire così, con questo caldo tremendo, tutta quella gomma nera…».


da Il Fatto

Gay Pride, sottosegretario Spadafora (M5s) a Pompei: ‘Su diritti non si torna indietro’. Fontana: ‘Parla a titolo personale’

“Nel contratto Lega-M5s non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto”, annuncia il sottosegretario alle Pari opportunità. Ma il ministro per la Famiglia chiude: “Non rappresenta l’esecutivo né la Lega”. 250mila persone in corteo a Milano. Il sindaco Sala: “Chi crede in questi valori deve esserci tutto l’anno”

Nel giorno in cui in tutto il mondo si celebra il Gay Pride, da Pompei arriva una rassicurazione per il mondo Lgtb. “Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del Governo. So che in una parte del Governo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati”, annuncia il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora (M5s), che partecipa al Pompei Pride. “Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo Lgbt, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto“. In serata arriva però l’altolà del ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, che ha fatto parlare di sé per aver negato che “esistano” le famiglie arcobaleno: “Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega“, ha scritto l’esponente del Carroccio su facebook. “Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione“.

A chi gli aveva chiesto se qualcuno si fosse opposto alla sua partecipazione all’iniziativa Spadafora aveva risposto: “Nessuno mi ha chiesto di non esserci, altro che veti“.
Sabato mattina due parlamentari campani della Lega – il sottosegretario con delega al Sud Pina Castiello e Gianluca Cantalamessa – avevano espresso la loro contrarietà al fatto che il corteo transitasse davanti al santuario di Pompei: “La scelta di manifestare dinanzi al Santuario può essere interpretata come una mera provocazione, più che una manifestazione per rivendicare diritti”, hanno detto, ribadendo comunque “il diritto a manifestare garantito dalla Costituzione a tutti i cittadini”.
La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni dal canto suo ha commentato quanto detto da Spadafora scrivendo su Facebook: “Ha ragione a dire che i ‘diritti in Italia non si perderanno’: il più importante di questi è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre”. La Meloni ha aggiunto che il suo partito chiede al governo un impegno chiaro per difendere questo diritto e sancirlo in Costituzione perché “nel silenzio del legislatore, l’ideologia di certi tribunali e di certi sindaci sta sostanzialmente autorizzando la pratica dell’utero in affitto e l’adozione da parte delle coppie omosessuali”.

A poco più di venti chilometri dalla città che ospita il santuario mariano è arrivata poi la notizia che il primo cittadino di San Giorgio a Cremano Giorgio Zinno (Pd), che due anni fa si è unito civilmente al suo compagno, ha ricevuto una busta contenente due proiettili inesplosi e un foglio di carta con su scritto “gay di m… dimettiti o facciamo del male a te e alla tua famiglia”. “Ad indagine in corso non è opportuno entrare nei dettagli di quanto accaduto – dice il primo cittadino – i miei concittadini devono comunque sapere che io non farò passi indietro sulla strada della legalità. Esprimo fiducia negli inquirenti e ringrazio quanti mi stanno mostrando solidarietà in queste ore”. Sull’episodio indagano i carabinieri.

Intanto a Milano stanno sfilando oltre 250mila persone. In piazza Oberdan l’evento finale con Drusilla Foer, sul palco insieme a Fabio Marelli. Ci sarà anche Jo Squillo, mentre gli ospiti principali della giornata saranno Benji& Fede. Dal palco parlerà anche il sindaco Giuseppe Sala, dopo aver sfilato per una parte del corteo. Il corteo con carri, bandiere arcobaleno e palloncini è aperto dallo striscione con la scritta #civilimanonabbastanza. Questo il tema scelto per l’edizione 2018 del Pride. Le associazioni del Coordinamento Arcobaleno di Milano scendono in piazza, spiegano, “per denunciare come ancora oggi viviamo in un contesto sociale, politico e culturale in cui, spesso, alcune parti della società ci appaiono costantemente attive a promuovere odio e divisioni“. Tra i partner della festa c’è anche Coca Cola, che per l’occasione ha realizzato una lattina in edizione limitata con la scritta ‘Love’ in sostituzione del logo. Netflix ha invece sponsorizzato la decorazione con i colori dell’arcobaleno della fermata della metropolitana di Porta Venezia.

I valori e i diritti espressi da una manifestazione come quella del gay pride “non devono avere lo spazio di una giornata ma devono esserci tutto l’anno“, ha sottolineato il sindaco Giuseppe Sala a margine del corteo. “Chi crede in questi valori deve esserci tutto l’anno. È giusto sponsorizzare giornate come queste ed è giusto esserci ma dobbiamo trovare una formula perché ci sia condivisione sempre”. “La chiamata è rivolta a tutti quelli che vogliono essere partecipi della lunga battaglia per la difesa dei diritti, – ha continuato – delle diversità e della loro valorizzazione”. Sala e l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Pierfrancesco Majorino, hanno confermato che a Milano sta per nascere la prima casa rifugio per ragazze e ragazzi omosessuali costretti a lasciare il luogo dove sono cresciuti perché rifiutati, non accettati dalla famiglia o da qualcuno che li ha discriminati e isolati a causa del loro orientamento sessuale. Lo stabile di via Sommacampagna, dopo la ristrutturazione, potrà ospitare fino a cinque persone. I promotori del progetto sono la cooperativa “Lotta contro l’emarginazione” e l’associazione “Cig Arcigay Milano”. “È un percorso lungo, c’è ancora molto da fare – ha detto Sala – a Milano l’ultimo passaggio che ritengo importante è quello di un bene confiscato alle mafie che andrà alla comunità Lgbt”. Milano “non è l’isola felice ma l’avamposto organizzato da cui fare ripartire la riscossa dei diritti”, ha concluso Majorino.


da Il Messaggero

Milano, sfila il gay pride: 250mila in piazza per tra bandiere arcobaleno e striscioni

A Milano scende in piazza l’orgoglio Lgbt: sono migliaia le persone di ogni età che stanno sfilando per le vie di Milano in occasione del Pride. Il corteo, partito dal piazzale della Stazione Centrale, si concluderà a porta Venezia, con gli interventi dal palco e il saluto dei rappresentati delle istituzioni, in primis il sindaco di Milano, Beppe Sala. Alla sfilata «oltre 250 mila persone». Lo hanno spiegato gli organizzatori dal palco della manifestazione dove sono attesi gli interventi istituzionali. «Per fortuna le famiglie arcobaleno non esistono, siamo tantissimi», ha scandito uno degli organizzatori, riferendosi a quanto detto dal ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana.

Il Comune patrocina l’iniziativa promossa da Arcigay Milano e Coordinamento arcobaleno, insieme ad altri 35 Comuni della Città metropolitana. In testa alla parata, colorata da migliaia di bandiere arcobaleno, palloncini e accompagnata dalla musica dei carri, uno striscione con la scritta #civilimanonabbastanza, tema di questa edizione del Pride. Le famiglie arcobaleno hanno aperto il corteo con i loro bambini per portare un messaggio di educazione alla diversità fin da piccoli. Tra le curiosità anche una bambola gonfiabile con la faccia di Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’Interno. Sfilano anche aziende come Microsoft, Facebook, Google e Coca Cola.

«Milano vuole continuare ad essere capitale dei diritti e città simbolo della tolleranza in cui nessuno si senta mai diverso, una città in cui diritti civili e sociali camminano insieme». Così l’assessore comunale alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani commenta la sua partecipazione al corteo del Gay Pride. «Mai come quest’anno il lavoro preparatorio del Pride ha visto collaborare diversi settori dell’amministrazione coinvolgendo non solo gli organizzatori ma anche diverse attività commerciali dell’area dove si svolge la manifestazione nel segno di una tolleranza che a Milano è di casa», conclude.

A Milano sta per nascere la prima casa rifugio per ragazze e ragazzi omosessuali costretti a lasciare casa perché rifiutati. Lo conferma arriva dal sindaco Giuseppe Sala e dall’assessore comunale alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. Lo stabile di via Sommacampagna, in zona Maciachini, dopo la ristrutturazione, potrà ospitare fino a cinque giovani. I promotori del progetto sono la cooperativa ‘Lotta contro l’emarginazione’ e l’associazione ‘Cig Arcigay Milano’. Se la lotta per i diritti è ancora un «percorso lungo», per Sala è un passaggio «importante quello di un bene confiscato alle mafie che andrà alla comunità Lgbt. È bello essere al Pride, ma la mia è una chiamata a tutti perché questa battaglia sia fatta ogni giorno». Milano «non è un’isola felice. ma l’avamposto organizzato da cui fare ripartire la riscossa dei diritti. Ci sarà bisogno del Pride fino a quando ci sarà qualcuno che sulle diversità fa i censimenti, ciascuno deve essere rispettato per quello che è e Milano continuerà ad essere questo», conclude Majorino.


Comunicato stampa

PER IL MILANO PRIDE VIOTTI LANCIA LA CAMPAGNA “LA REGIONE CHE NON C’È”

Roberta Bertero

In concomitanza con il Milano Pride di oggi, sabato 30 giugno, l’eurodeputato e co presidente dell’Intergruppo per i diritti LGBTI al Parlamento europeo lancia la campagna social e di affissioni “La Regione che non c’è”.
“Le Istituzioni lombarde – spiega Viotti – stanno provando a spegnere i riflettori sui diritti LGBTI. Il mancato patrocinio al Milano Pride – non solo da parte della Giunta, come gli altri anni, ma anche del Consiglio regionale – è un segnale che non può essere messo a tacere, che ci deve far partecipare al “pride” con ancora maggior orgoglio. I riflettori in questi anni sono stati purtroppo ben puntati, invece, su politiche conservatrici e retrograde, come il Family Day. È per questo che abbiamo voluto accendere il Pirellone con i colori dell’arcobaleno per illuminare Milano e la Lombardia con la luce dei diritti. Una Regione aperta, inclusiva, capace di trovare nella diversità un motivo di arricchimento e non un veicolo di intolleranza è l’obiettivo cui tendere”.
“Per quanto mi riguarda – conclude Viotti che oggi sarà presente al Pride – sarò sempre dalla stessa parte: quella dei diritti, contro ogni tipo di oscurantismo. Nelle Istituzioni come nelle piazze, la strada da fare è ancora tanta e, in questo momento, ancora con più forza, dobbiamo continuare a inseguire la nostra luna: la piena uguaglianza di tutte e tutti”

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