Dalla rassegna stampa Sport

Roman Neustädter “La Russia è più tollerante di come viene descritta È il calcio che esclude i gay”

…Dovremmo capire una buona volta che l’omosessualità è la cosa più normale del mondo…

Roman Neustädter “La Russia è più tollerante di come viene descritta È il calcio che esclude i gay”

Roman Neustädter, ex giocatore del Borussia Mönchengladbach e dello Schalke 04, era arrivato per la prima volta nella nazionale russa per gli Europei di due anni fa, dopo aver ottenuto la cittadinanza russa. Padre ucraino, madre russa, aveva giocato per la Germania, perché lì era cresciuto.

«È sconcertante. La gente in Germania chiede: “Posso andare in Russia a vedere i Mondiali? Non sarà poco sicuro?” Credo che non ci si dovrebbe far influenzare. I russi sembrano un po’ freddi e non molto gentili. Ma se si dialoga con loro e si ha bisogno di aiuto, sono disponibili.

Russo nella vita privata, tedesco sul campo di calcio?

«Sono contento di avere in me entrambe le culture. Per i legami familiari sono russo. Per disciplina e ordine, sono tedesco.

Ci siamo trasferiti in Germania quando avevo quattro anni. È lo stile di vita a me più affine. Ma rido quando gli amici tedeschi mi dicono: “Ehi, ora sei russo” e altrettanto spesso gli amici russi mi fanno: “Beh, sei tornato da tedesco?”. Quando per esempio ci diamo appuntamento alle nove e mi presento con dieci minuti di anticipo».

Qual è l’obiettivo della Russia ai Mondiali?

« In un Mondiale giocato in casa può succedere di tutto, lo abbiamo visto nel 2006 in Germania. Se la nazionale è sostenuta dai tifosi e supera il primo turno, tutto è possibile.

Penso che i Mondiali scateneranno una nuova ondata di entusiasmo per il calcio. Più che in Germania dodici anni fa » .

Su Instagram la seguono 300.000 persone. Le capita spesso di scuotere la testa, quando legge quello che le viene scritto?

«Ma no, sono solo emozioni.

Posso capirlo. Anch’io digito per gioco. Non bisogna prendersela troppo, quando si viene insultati.

Questo non significa, però, che mi piaccia tutto».

Quando, due anni fa, un utente di Instagram ha scritto “homo” con intento offensivo a commento di un suo post, lei ha risposto: “È il 2016. Se tu sei razzista o omofobo, sparisci dal mio account”.

«Non l’ho sopportato. C’erano degli idioti che continuavano a scrivere sotto le mie immagini: “È una checca!”. Non so perché ci sia gente che si diverte a offendere gli altri chiamandoli “frocio”. Con la mia presa di posizione ho voluto dare un segno».

In quella circostanza ha affermato che per un calciatore professionista non è possibile fare coming out.

«Purtroppo no. Sotto questo profilo non è cambiato nulla.

Penso che la società e la gente non siano ancora andate così avanti. Se oggi un calciatore facesse coming out, probabilmente le reazioni negli stadi sarebbero estreme. Non sono nemmeno sicuro di come reagirebbero i club. Un coming out potrebbe costare la carriera a un giocatore».

Da cosa dipende?

«Nella testa di certa gente i gay sono considerate persone deboli.

Ovviamente è una balla. Un calciatore omosessuale può giocare in modo altrettanto duro e rude di qualsiasi altro calciatore. Anzi, sono più abituati degli altri a difendersi nei contrasti con i tifosi e con i media. Dovremmo capire una buona volta che l’omosessualità è la cosa più normale del mondo».

L’omofobia è un problema nello spogliatoio?

«No, non si parla mai di cose del genere tra compagni di squadra».

Che percezione ha di questo tema la Russia? Sembra che l’omofobia sia molto diffusa.

«Non sono in grado di valutare, perché non vivo in Russia. Sono troppo lontano. So però che i russi sono più tolleranti di come talvolta li si descrive».

Crede che prima o poi i calciatori potranno fare coming out?

«Se devo essere sincero, non ho nessuna speranza. Il sistema non cambia. Probabilmente il calcio resterà sempre questo duro sport per maschi, dove i gay sono indesiderati».

© Die Welt. LENA, Leading European Newspaper Alliance.

( Traduzione di Carlo Sandrelli)

Ibrahim Nader

19/06/2018


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