Dalla rassegna stampa Televisione

IL RE DELLE SERIE ALLA RICERCA DI NUOVI EROI LGBT

Pose, la società degli anni ’80 nella nuova serie di Ryan Murphy

Anno 1987. Lo skyline ci dice che New York è ancora la città delle Twin Towers.

Le miniature della statua della Libertà sono appese dietro un ristorante di Midtown dove i Run-DMC posano sui tetti con i Beastie Boys, Liza Minelli stringe la mano a Kissinger e Trump alla Carnegie Hall, e nel giorno del Black Monday l’indice Dow Jones frana del 22,6%. In America ci sono le cose che appartengono a tutti. Ma anche le cose che appartengono ad altri. Proibite, nascoste. Come la cultura del ballroom, le comunità transgender, le battaglie segrete dove “per la prima volta è buona cosa mettersi in posa”.

Esibire il successo. All’ultimo ballo, possibilmente queer.

L’amour fou tra gli anni Ottanta e il creatore di Glee corre lungo la serie tv Pose, in onda su FX negli Usa, mix di musical, teatro e mélo. Protagonisti: gay, lesbiche e trans, per la maggior parte black, che si sfidano su look, danza, canto. E diritti.

Ideata da Ryan Murphy, lo showrunner più pagato di Hollywood, con Brad Falchuk e Steven Canals, la serie ha al centro la rivalità tra due “madri” del business: Blanca (MJ Rodriguez), la protégée, ed Elektra Abundance (Dominique Jackson), imperatrice reggente. Là fuori, Manhattan è una piccola isola in pasto a Donald Trump e al boom del mercato immobiliare e del lusso. In origine, Trump era un personaggio reale della serie; a dargli corpo, svecchiato di trent’anni, l’ex Dawson di Dawson’s Creek, James Van Der Beek, poi trasformato in businessman al servizio della Trump Organization.

«Quando ha vinto le elezioni, abbiamo cancellato il giovane Trump dal copione. Nessuno lo avrebbe più voluto vedere in tv» spiega Murphy. «La comunità transgender ha sempre avuto bisogno di campioni e difensori. Oggi è il momento ideale per parlare di quella realtà».

In Pose, nato inizialmente come rifacimento del documentario Paris is burning, si alternano storie vere di modelle e ballerine, cacciate di casa da famiglie omofobe, interventi chirurgici per cambiare genere, e parecchio divertimento.

Serie come Transparent e Orange is the new black avevano scelto trans in ruoli secondari, Pose batte ogni record affidando a cinque donne transgender — Rodriguez, Jackson, Indya Moore, Hailie Sahar, Angelica Ross — le parti principali. Ed è alle associazioni lesbiche e gay che il produttore di Pose devolverà i ricavi.

Dice Murphy: «Desidero dei leader per la nostra comunità. Ora che Trump è alla Casa Bianca, mi domando: che fine hanno fatto gli Harvey Milk di una volta? Dove sono le persone carismatiche che ispirano i giovani? Non ne trovavo, così ho deciso di provarci da solo».

Filippo Brunamonti


da Il Giornale

Pose, la società degli anni ’80 nella nuova serie di Ryan Murphy

In onda in America da appena una settimana, Pose è già un fenomeno di costume, ecco di cosa parla la nuova serie tv di Ryan Murphy

Carlo Lanna

La linea che intercorre tra realtà e finzione è molto labile quando si parla di Pose.

La nuova serie tv di Ryan Murphy, il papà di Glee e American Horror Story, ha debuttato in America domenica tre giugno e, in poco tempo, è diventata un vero e proprio fenomeno del web, tanto che l’autorevole Entertainment Weekly, ha dedicato al cast dello show la copertina del settimanale. Un altro grande successo per il prolifico sceneggiatore, abile nel raccontare storie di grande impatto e denuncia sociale, senza dimenticare il mero intrattenimento. Una caratteristica che ha contraddistinto il buon Ryan Murphy nel panorama mediale di oggi.

Sempre in cera di progetti fuori dagli schemi, Pose è l’ultima serie tv in ordine di apparizione che lo sceneggiatore ha realizzato; lo scorso anno è stato il tempo di Feud, poi di American Crime Story: l’omicidio di Gianni Versace, e poi la stagione 7 di American Horror Story, puzzle di idee e atto di accusa verso la politica presidenziale di Trump.

In Pose le intenzioni forse sono più incisive e meno velate rispetto ai lavori precedenti, ma questo non significa che la serie tv non sia degna di nota. Non c’è solo una rappresentazione fredda e distaccata della politica e della società anni ’80, ma Pose è un’ode alla diversità, alla bellezza, ai sogni, al ballo, alla musica, al valore e alla benevolenza. Valori non così distanti rispetto a quelli della società attuale, ma che rivivono però con più forza e irruenza, spinti ad un ritmo coinvolgente e da una regia dinamica.

New York è lo sfondo ideale per raccontare la storia di una generazione allo sbando, fra sogni di gloria e amori che si infrangono fra le onde del finto perbenismo. Un cast corale al servizio di un racconto pulito, con battute sagaci, forte e vibrante come un colpo di pistola, con la capacità di fotografare, con un pizzico di sagacità, l’ambiente omosessuale dell’epoca. Mentre si paventava la spettro del virus dell’HIV, Pose scandaglia il mondo LGBT senza dimenticare i vizi e le virtù, i colpi di testa e i bizzarri riti di passaggio. E sono ben oltre 50 i personaggi arcobaleno che si muovono su un set corale, tra cui ben cinque transgender che sono vere e proprie attrici di teatro. Tra i volti noti c’è Evan Peters, onnipresente in un show di Ryan Murphy, nel ruolo di un ragazzo di belle speranze che vuole entrare a tutti costi nella alta società di New Yok, e poi James Van Der Beek che interpreta un uomo d’affari dedito alla droga, una sorta di Trump ante-litteram.

E a far da sfondo alle storie c’è una New York raggiante, patinata, luminosa, e poi le musiche e i colori che sono la cornice necessaria per una serie tv di belle speranze. Sono previsti 8 episodi, e per ora non si conosce una data di trasmissione in Italia.

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