Dalla rassegna stampa Movimento LGBT

Gay pride, migliaia a Roma «Sì ai diritti»

Roma, sfila l’orgoglio omosessuale: “Siamo più di mezzo milione”

CRITICHE A FONTANA
Gay pride, migliaia a Roma «Sì ai diritti»

Decine di migliaia di persone in marcia al Gay pride di Roma. Non è piaciuto al mondo Lgbt l’esordio del governo giallo-verde con le dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana che in un’intervista al Corriere aveva negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno. Dal carro di testa — non casualmente con lo slogan «Brigata Arcobaleno, la liberazione continua» — le proteste maggiori sono state proprio contro di lui. In piazza anche il segretario pd Maurizio Martina e quello della Cgil Susanna Camusso. Al corteo anche la leader radicale Bonino.

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da Corriere Roma

In tantissimi per i diritti, la «Brigata arcobaleno» conquista il centro storico

Le bandiere arcobaleno e i tricolori dell’Anpi, Raffaella Carrà e «Bella Ciao», i trasgressivi animatori del Muccassassina accanto alla novantenne partigiana Tina Costa. «Siamo cinquecentomila», annunciano gli organizzatori del Gay Pride che ha sfilato ieri per le vie della Capitale.

In tantissimi con la «Brigata arcobaleno»
Paillette e abiti provocanti ma anche famiglie e passeggini: il Gay Pride attraversa il centro storico Con la comunità omosessuale sfilano partigiani, studenti e sindacati. Ironia contro Fontana e Salvini

Maria Rosaria Spadaccino

C’è il cane Rocco che sfila con il collare arcobaleno. I gemelli Lucio e Clara, 8 anni in due, che manifestano dai loro passeggini, sventolano bandierine e ridono, spinti dai due papà. C’è Mauro Eustacchi, militante dell’associazione nazionale partigiani al suo debutto al Gay Pride, cammina un pochino frastornato, reggendo lo storico striscione dei partigiani, davanti a lui si muovono ragazzi seminudi e transessuali coperti di poche piume. Un ragazzo indossa un maglietta rossa:«Gay sempre, fascisti mai», agita il pugno chiuso.

Il carro che apre è quello della «Brigata arcobaleno – la liberazione continua», che è il titolo del Gay Pride 2018, ormai storica manifestazione dei diritti Lgbt (gay, lesbian, bisexual e transgender) che quest’anno sembra rinvigorita in numeri e partecipazione. «Noi dobbiamo ringraziare questo governo, ha fatto davvero un prodigio, ci ha ricompattati – racconta Vanni Piccolo, storico attivista del movimento gay romano -. Guardate quanti siamo».

Effettivamente quest’anno il Gay Pride pare trovare nuovo vigore: poco dopo le 16 quando la testa del corteo è a metà di via Merulana la coda, sorvegliata dalla Guardia di finanza, è ancora a piazza dei Cinquecento. Un fiume enorme di gente che fa la gioia dei turisti stranieri: si affacciano dai balconi degli hotel lungo per il percorso e partecipano alla festa, lanciano striscioni arcobaleno e spruzzi d’acqua per rinfrescare i manifestanti. Applaudono e sventolano la bandiera arcobaleno.

«Il nostro amore vincerà, seppellirà il loro odio – continua Piccolo -. Un buon governo dà e non toglie, soprattutto quello che si è guadagnato in decenni di lotte». E poi guarda i giovani militanti sul camion di Muccassassina e sorride, non tutti i ragazzi (ri)conoscono uno dei padri del movimento gay italiano.

L’iconografia del Gay Pride è rispettata, è quello che ci si aspetta da un evento che ha fatto dello spettacolo e della gioia di vivere un modalità di militanza attiva. Ma accanto a molte natiche seminude, a molti seni al silicone, a molti travestimenti al limite dello sconcio ci sono tanti studenti, lavoratori, bambini di cui molti in carrozzella che manifestano spinti dai genitori. C’è il carro degli studenti medi, quello della Cgil, del sindacato lavoratori della polizia. Gli attivisti di GreenPeace, di Amnesty international, ci sono anche alcune multinazionali, insomma c’è la società civile che dimostra danzando insieme al movimento Rainbow. Le coppie omosessuali vestite di viola con i loro bambini urlano: «È l’amore che crea una famiglia». Il corteo si conclude nel tardo pomeriggio a piazza Madonna di Loreto, sul palco sale Tina Costa, partigiana di 92 anni. «Fontana, ma che vuole, chi è? E Salvini: ma noi avevamo bisogno di un ministro come lui? – dice -. Dobbiamo riprenderci in mano tutti assieme, riprendere le redini del Paese, non sarà questo governo che lo cambierà. Oggi avete dimostrato che si può, bisogna osare. Se osiamo tutti assieme saremo vincitori». Alla fine del suo intervento la folla intona «Bella Ciao». Gli organizzatori gioiscono: «Siamo 500mila, siamo tanti e se i partigiani sono con noi siamo dalla parte giusta»

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IL VICESINDACO: IL MINISTRO? NESSUN PROBLEMA

I politici ci mettono la fascia: da Nicola Zingaretti (Pd) fino a Luca Bergamo (M5S)

M. R. S.

«Bellissimo e grandissimo Gay Pride. Una società fondata sul valore delle differenze e sul rispetto è una società più forte e sicura. Una società dell’odio e delle paure è inevitabilmente una società insicura e pericolosa per tutti. Grazie agli organizzatori per aver fatto oggi più bella Roma». Così il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, apre il corteo insieme al vicepresidente Massimiliano Smeriglio e ai candidati di centrosinistra dei due municipi che vanno al voto, Amedeo Ciaccheri e Giovanni Caudo.

«Virginia ci manchi, Virginia dove sei? Roma ha bisogno di tanta bellezza, se Roma oggi è bellissima ricordati che è merito nostro. Virginia ricordati che siamo l’orgoglio di Roma», intonano dal carro del Roma Pride gli organizzatori rivolti alla prima cittadina dell Capitale Virginia Raggi.

In sua vece, con fascia tricolore, c’è il vicesindaco Luca Bergamo. «La sindaca è fuori Roma, quindi in questo momento rappresento io il Campidoglio. C’è la necessità di non abbassare mai l’attenzione sui diritti, è una necessità civile, se ne parla anche nell’Articolo 2 della Costituzione», precisa Bergamo. «Che esista ancora in Europa e nel nostro Paese una sacca di omofobia è un fatto – aggiunge – e allora ci mettiamo la faccia per difendere i diritti. Le istituzioni devono stare in tutti i luoghi dove si difendono i diritti, come questo». Quanto al rischio di un possibile arretramento sul tema dei diritti dopo le parole del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, Bergamo risponde: «Non mi pare».

«I diritti non fanno male a nessuno. Nessun passo indietro», ribadisce Maurizio Martina, segretario reggente del Pd, postando una foto che lo ritrae al Gay Pride. «I diritti civili non si toccano se non per allargarli. Lo tenga a mente questo governo. Perché siamo scesi in piazza oggi, come ogni anno, ma siamo pronti a farlo ogni volta che ci sarà rischio di tornare indietro», commenta Matteo Orfini (Pd), in piazza con la figlia.

In piazza il mondo politico e le parti sociali condividono le stesse preoccupazioni: «Le dichiarazioni di Fontana non sono rincuoranti», osserva la segretaria della Cgil Susanna Camusso, mentre per la leader radicale Emma Bonino bisogna «reagire» a un clima «di chiusura, che rimanda a realtà illiberali».

La senatrice del partito democratico Monica Cirinnà, madre delle unioni civili, racconta: «Ho scelto anche quest’anno di essere al Pride di Roma per il mio anniversario di matrimonio, non solo per festeggiare con le associazioni l’onda Pride, ma soprattutto per condividere la mia famiglia con migliaia di altre». E poi riguardo al corteo commenta: «Un Pride straripante, con circa mezzo milione di persone, per ribadire al nuovo governo che in Italia esistono tante famiglie diverse, tutte riconosciute dalle leggi e dalla Costituzione. È per questo che ho chiesto a migliaia di persone di cantare l’inno di Mameli».


da La Repubblica

Il Pride canta Bella Ciao “ Resistenza per i diritti”

La Brigata Arcobaleno: “ Siamo 500mila”. Fischi al governo dopo le parole sulle famiglie gay. Cori per l’assenza della sindaca Raggi

Caterina Pasolini

Le famiglie arcobaleno, quelle che per il neo- ministro Lorenzo Fontana non esistono, sono davvero tante. E sono venute a ricordarlo al governo gialloverde. Mamme e bambini, padri e ragazzi: sono rumorosi, allegri e colorati. Pacificamente battaglieri. «Siamo le Brigate Arcobaleno, la Liberazione continua » , gridano, cantando “ Bella Ciao” al Roma Gay Pride. « Siamo in cinquecentomila » , annunciano gli organizzatori del circolo Mario Mieli guardando il corteo di giovani e adulti, di tutti gli orientamenti, italiani e stranieri, bambini, sindacalisti e poliziotti, vigili del fuoco e persino le aziende con i loro loghi.
Un filo colorato lega la resistenza partigiana, con la staffetta Tina Costa, 93 anni, alla battaglia di oggi per i diritti. « L’articolo 3 della Costituzione dev’essere applicato per tutti, bisogna dirlo ai nuovi governanti » , avverte. E il fiume di manifestanti è una dichiarazione di resistenza quotidiana contro i razzismi, un no ai fascismi, all’intolleranza sotto tutte le declinazioni. “ Resistere resistere resistere”, da Amnesty a Greenpeace, tra Susanna Camusso della Cgil e le rappresentanze straniere, con i carri di Canada e Gran Bretagna.
Canzoni tecno e un tocco di Carrà, ritmo e la delusione, per chi ha votato M5S, di non avere in piazza la sindaca Raggi (c’è solo il vice Luca Bergamo), rea per molti di non aver ancora riconosciuto una bimba figlia di due mamme. «Virginia dove sei?», si grida, mentre qualche fischio arriva al comizio finale. Ma la maggioranza degli strali, ironici, sono per il ministro leghista della Famiglia: « L’unica Fontana che ci piace è quella di Trevi”, recita uno striscione mentre poco più in là un gruppo di “ inesistenti” famiglie arcobaleno spinge passeggini. Un altro cartello recita: “Salvini rilassati, l’Europa la cambiamo noi”, mentre Monica Cirinnà, relatrice della legge sulle unioni civili, festeggia qui con il marito il settimo anniversario di matrimonio.
E se il presidente della Regione Nicola Zingaretti dice che « oggi Roma è più bella grazie al Gay pride perché una società fondata sul valore delle differenze e sul rispetto è una società più forte e più sicura » , qualche dubbio lo ha Emma Bonino: « Il clima non è propizio alle aperture verso le diversità, rimanda a realtà illiberali. Reagiamo almeno adesso».

Antonella Strano
“Ho scelto M5S per il cambiamento Ora che delusione”
«Volevo il cambiamento… Che delusione per chi come me crede nella parità dei diritti, non solo delle persone omosessuali». Antonella Strano, 53 anni, decoratrice che ha votato Cinque Stelle, tiene per mano la sua compagna: «Meno male che c’è l’Unione europea, che ha bacchettato Fontana e tutti coloro che dicono che le famiglie arcobaleno non esistono». Antonella comunque non si fa molte illusioni di un cambiamento a breve termine: «Credo che passeranno governi e governi, prima di veder riconosciuta la stepchild adoption, prima che i figli dei gay abbiano gli stessi diritti di tutti gli altri».

Cristina Leo
“Noi dimenticati perciò ho detto no al patto con Salvini”
Lei di diritti civili, del mondo gay si occupa da una vita. Psicologa nata uomo, è attivista lgbt e del movimento Cinque Stelle. «Per questo ho votato contro in Rete al contratto di governo con la Lega: in quell’accordo non c’era traccia dei diritti civili, delle battaglie di sinistra che dopo vent’anni ci hanno portato ad avere almeno le unioni civili».
Cristina Leo ha sfilato, ha ballato, discusso e parlato per tutto il Gay Pride. E a fine giornata è un po’ dispiaciuta dei fischi alla sindaca, «in fondo c’erano tanti politici M5S, e poi il nostro ministro della Giustizia ha risposto per le rime alle idiozie di Fontana, che non mi rappresenta: le famiglie arcobaleno esistono, eccome».

Christian Bianca
“Le frasi di Fontana fuori dal tempo il Paese è più avanti”
Sfila lungo via Merulana con gli amici tra allegria e protesta.
«Ignobili, assurde, fuori dal tempo e dalla realtà. Questo sono per me le parole del ministro Fontana sulle famiglie arcobaleno che non esistono», dice Christian Bianca, 35 anni, cantante. «Guardatevi in giro: sull’omosessualità l’Italia, la gente comune è molto più avanti e aperta del ministro leghista. Sono deluso, dimostra di non conoscere la realtà. Come fa a governare una realtà che non conosce, un Paese che dimostra di ignorare? Resto contento che ci sia questo governo, ho votato 5 Stelle, ma spero che in futuro i due partiti si ricordino dei diritti. Di tutti».

Stefano Minati
“Io ho votato Lega ma quel ministro nega l’evidenza”
«Ho votato Lega, ma il ministro Fontana ha proprio sbagliato, nega l’evidenza».
Stefano Minati, tassista di 32 anni, che presto si sposerà in chiesa con il figlio avuto dalla compagna a fare da paggetto, guarda sfilare il corteo del Gay Pride con la musica tecno sparata al massimo volume.
«Ognuno è libero di pensare, di fare, gestire la propria vita privata come meglio crede.
Basta che non faccia male a nessuno. Non si sceglie di chi innamorarsi. L’omosessualità esiste, è una realtà e li capisco a sfilare in tanti. Sarei arrabbiato anche io se un ministro del governo una mattina dicesse: i tassisti non esistono, quindi non hanno diritti».


da Il Fatto

Gay Pride, migliaia in piazza a Roma per la “resistenza arcobaleno”. Manifestazione anche a Trento

Il tema della sfilata nella Capitale è “Brigata arcobaleno, la liberazione continua”. Partecipano anche i partigiani Tina Costa e Modesto: “Se loro sono oggi con noi, vuol dire che siamo dalla parte giusta della storia”, dicono gli organizzatori. Esordio in Trentino del Dolomiti Pride, dopo il patrocinio negato dal presidente della Provincia

Nella Capitale migliaia di persone in piazza per il Roma Pride 2018, quest’anno nel segno della “Liberazione continua”, ispirato dai valori della Resistenza e della Costituzione. La parata dell’orgoglio Lgbtqi sfila da piazza della Repubblica a piazza Madonna di Loreto. Dietro al carro di testa – la “Brigata arcobaleno” – spiccano quelli del Circolo “Mario Mieli” con le bandiere bianche e quello del “Muccassassina” con la sua musica a tutto volume. In piazza anche le “Famiglie arcobaleno“.

“Quest’anno – spiega il portavoce Sebastiano Secci, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce del Roma Pride – il tema è ‘Brigata arcobaleno, la liberazione continua’. L’Italia è un Paese in cui nel 2018 è ancora in dubbio la nostra esistenza, ma la Costituzione dice cose precise, e noi ce le facciamo dire dai partigiani che sono in piazza con noi. Se loro sono oggi con noi, vuol dire che siamo dalla parte giusta della storia“. Al corteo partecipano infatti i partigiani dell’Anpi Tina Costa, 93 anni, e Modesto, 92.Tra i personaggi politici alla partenza il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, la leader radicale Emma Bonino e la segretaria della Cgil Susanna Camusso.

Trento – Da piazza Dante a Trento è partita invece la parata del primo Dolomiti Pride. Numerosi partecipanti sfilano indossando bandiere arcobaleno, tenendo in mano palloncini colorati e indossando magliette con la scritta “E’ l’amore che crea una famiglia”. Presenti militanti del Pd, dei sindacati e dell’Unione degli universitari. Al Dolomiti Pride hanno dato il loro patrocinio tra gli altri il Comune di Trento e le Università di Trento e Bolzano, mentre aveva fatto discutere il rifiuto del presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, a capo di una coalizione di centrosinistra.

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Roma pride, marceremo perché due gay che si tengono per mano non subiscano più omofobia

Dario Accolla

«Quando ho vinto il concorso di preside gay»… è questa una delle battute ricorrenti di Vanni Piccolo. Ogni volta che la dice, non puoi fare a meno di sorridere. Interiormente, prima di ogni altra cosa. Perché non c’è solo un’irriverenza che ha radici lontane. Non ci trovi, infatti, solo l’orgoglio che ha portato i gay della sua generazione a liberarsi dalle maglie del pregiudizio in una società che non concedeva alcuno spazio, pubblico e privato, alle persone Lgbt. C’è anche una profonda pacatezza: quella di chi, dopo aver attraversato la storia, ne conosce i contorni e in un certo qual modo ne domina le dinamiche.

È quello che è successo ieri, d’altronde, al galà per i trentacinque anni del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Al teatro Quirinetta di Roma, si sono riuniti i personaggi più noti della gay community italiana, di ieri e di oggi: da Franco Grillini, storico leader di Arcigay, a Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno. Passando per le tre donne che hanno reso grandi i pride romani: come Deborah Di Cave che ha portato la manifestazione in città, Imma Battaglia che ha vinto (nomen omen) la sfida del World Pride del 2000, fino a Rossana Praitano, che nel 2011 ha riempito la più grande piazza di Roma, il Circo Massimo, con l’Europride.

Lì, su quel palco, Vanni – che è stato anche presidente del Circolo, dal 1984 al 1990 – è stato chiamato a leggere una lettera a un ipotetico giovane che sta per affacciarsi al mondo arcobaleno e all’associazionismo. E lì, il preside gay ormai in pensione ha cominciato a mettere in fila i suoi ricordi da quando, poco più che quarantenne, ha cominciato a militare per costruire quell’associazione che, nella capitale, avrebbe poi fatto la differenza. Ricordando gli amici che non ci sono più, per una delle prime sfide che il Mieli è stato chiamato ad affrontare da subito: quella dell’Hiv.

E gli si rompe la voce, fino a quel momento ferma e serena, quando ricorda che il mondo intero raccontò l’Aids come morbo gay. Ricorda ancora – mentre la sala viene percorsa da un unico brivido, come quando una sferzata di vento scuote le bandiere rainbow – come molte di quelle persone morivano ad una ad una, quasi senza un perché, mentre certi genitori ripudiavano due volte i loro figli: non solo come omosessuali, ma anche come “appestati”. E per questa ragione, dice ancora, e la sua voce torna ad essere ferma, non possiamo permettere a nessuno di discriminare le persone sieropositive. Dietro quella sigla, di quattro lettere, ci sono vite intere. Qualcosa di infinitamente più grande.
Tutto questo ricorda, ai giovani omosessuali, e ci fa capire l’importanza della nostra comunità nella lotta contro la malattia: «Ci sentimmo trattati da cavie» continua ancora, quando racconta che i medici chiesero ai gay di testare i primi farmaci «ma capimmo che avevamo il dovere di contribuire a debellarla». E dopo tutto quel tempo, afferma con orgoglio – sì, ancora quella parola – oggi le associazioni Lgbt collaborano pienamente con gli ospedali e i centri di ricerca, per le politiche di salute e di prevenzione.

E mentre rammenta tutto questo, comprendi – e gli occhi diventano caldi e non puoi evitarlo – che dietro la testimonianza di Vanni Piccolo c’è qualcosa di più grande e poderoso della grandiosità del ricordo: c’è la promessa del futuro che ci attende, tutti e tutte in modo indistinto. Rispetto ai tempi che si preannunciano, alle parole ingrate di una classe dirigente nuova e impreparata non tanto a maneggiare le leve del potere, quanto a gestire le grammatiche della democrazia, in quelle parole c’è la consapevolezza che noi ci saremo sempre.
«Caro giovane, mi spiace dirti che siamo in un mondo in cui se vuoi fare l’amore per la prima volta, dovrai usare il preservativo», conclude la sua lettera bella e struggente, delicata e poderosa, come la natura del diamante. E gli ricorda, a quel giovane, che ha il dovere di tutelare la sua salute e la sua dignità di persona. «Caro giovane, mi spiace dirti che se vorrai camminare mano nella mano con il ragazzo che ami, il mondo là fuori è ancora omofobo» dice ancora. Ed è per questa ragione che oggi, al Roma Pride – ma anche altrove, dalle Dolomiti a Pavia – si torna a marciare.

Si torna a marciare non solo per rievocare la nostra storia e per celebrare ciò che siamo stati. Si torna a marciare per quella promessa di futuro che è sempre lì, accanto a noi. La riconosci nelle parole di chi un pezzo di storia l’ha fatta. Te la ritrovi – quasi senza chiederla, forse – tra le mani, ma questo ci rende ancor più responsabili. Perché ci siamo, a dispetto di chi ci vorrebbe inesistenti.
Grazie Vanni, se siamo qui oggi è anche per merito tuo.
E buon pride, a tutti e a tutte.


da SkyTg24

Gay Pride Roma, la marcia arcobaleno sfila nelle strade della Capitale

Gay Pride Roma, “Siamo mezzo milione”.
Per le strade della Capitale sfila l’edizione 2018 della manifestazione per l’orgoglio e i diritti del mondo omosessuale.

Il corteo è partito da piazza della Repubblica. Hanno aderito anche il presidente della Regione Zingaretti e il Pd. Manifestazioni anche a Trento e Pavia

Diritti Lgbti e lotta all’omofobia, a che punto siamo? DATI LE FOTO DEL GAY PRIDE 2018
Il gay pride organizzato a Roma ha sfilato sabato 9 giugno per le strade della Capitale con il motto “Brigata Arcobaleno, la liberazione continua”. La manifestazione per chiedere uguali diritti per tutti i cittadini rientra nella serie di appuntamenti previsti in tutta Italia all’interno dell’Onda Pride. L’evento è arrivato nel weekend che chiude la settimana segnata dalle dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, secondo cui “per la legge non esistono le famiglie arcobaleno”. La comunità Lgbtqi ha percorso le vie romane accompagnata da due testimonial d’eccezione: i partigiani Tina Costa di 93 anni e Modesto 92 anni, che parteciparono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Alla marcia per i diritti delle persone omosessuali hanno aderito, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il Pd, LeU e Amnesty International Italia.

Chi ha partecipato al gay pride
Alla parata ha partecipato anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha detto: “È un grande, festoso e bellissimo evento civile e popolare. Quando una piazza chiede più diritti e dignità per tutti, allora è la nostra piazza, c’è la nostra gente”. Non c’era invece la sindaca di Roma Virginia Raggi, ma il Campidoglio è rappresentato dal vicesindaco Luca Bergamo. Anche il Pd ha annunciato la sua adesione, alla manifestazione della Capitale e a quelle che seguiranno in tutta Italia, con una nota del segretario reggente Maurizio Martina e del presidente Matteo Orfini: “Esiste il diritto delle persone LGBT – si legge – a realizzare pienamente e liberamente se stesse nella società, così come esistono le famiglie Arcobaleno e il diritto dei bambini di essere tutelati”. Al Pride hanno partecipato anche le ambasciate del Regno Unito, del Canada e Quebec, della Germania, della Spagna, della Svizzera, della Danimarca e degli USA. Ma anche la Cgil, l’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco, Amnesty International, i Radicali Italiani e Liberi e Uguali.

Gli appuntamenti dell’Onda Pride fino ad agosto
La serie di appuntamenti Onda Pride per sostenere i diritti della comunità Lgbtqi continuerà poi in tutta Italia fino a settembre. Oggi, oltre che a Roma, si sono svolti cortei a Trento, dove ha sfilato per la prima volta il Dolomiti Pride, e Pavia, mentre sabato prossimo, 16 giugno, a Barletta, Genova, Mantova, Siena, Siracusa, Torino e Varese e Caserta. Il 30 giugno sarà la volta di Milano, Padova, Pompei e Perugia. A luglio si inizia sabato 7 con Alba, Bologna e Cagliari, e si prosegue il 14 con Napoli e Ostia e il 28 con Rimini e Campobasso. L’11 agosto sarà la volta di Gallipoli mentre dal 3 al 19 agosto si svolgerà il Torre del Lago Pride 2018. La manifestazione di Palermo, prevista per giugno, è stata invece posticipata a settembre.

Roma candidata per il World Pride del 2025
Intanto Roma si è candidata anche per il World Pride del 2025 tramite il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. La storica associazione Lgbtqi italiana ha già organizzato vari eventi tra cui il World Pride del 2000, il primo World Pride della storia, e l’Europride del 2011, con la partecipazione di Lady Gaga al Circo Massimo.

I numeri
Nel maggio 2016 il parlamento italiano ha approvato la legge Cirinnà che istituisce le unioni civili per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Secondo un’indagine Doxa, “Gli italiani e le discriminazioni”, commissionata da Amnesty International Italia e realizzata intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (18-70 anni), per un italiano su due si tratta di un passo di civiltà. L’86% pensa che alle persone Lgbtqi debbano essere riconosciuti gli stessi diritti delle altre persone ma, nonostante i progressi, per un italiano su cinque le coppie formate da persone dello stesso sesso sono ancora vittime di omofobia. Il 40,3% delle persone Lgbtqi afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università mentre il 22% sul posto di lavoro.



DA HuffingtonPost

“Gay Pride a Roma: “Una società fondata sul rispetto e le differenze è più forte”

Nicola Zingaretti si congratula e ringrazia gli organizzatori della manifestazione arcobaleno. Martina: “I diritti non fanno male a nessuno”

“Bellissimo e grandissimo Gay Pride. Una società fondata sul valore delle differenze e sul rispetto è una società più forte e sicura. Una società dell’odio e delle paure è inevitabilmente una società insicura e pericolosa per tutti. Grazie agli organizzatori per aver fatto oggi più bella Roma”. Lo ha scritto sul proprio profilo Instagram il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Un Gay Pride all’insegna della “liberazione continua”, ispirato dai valori della Resistenza e della Costituzione. Migliaia le persone che si sono radunate tra piazza della Repubblica e piazza dei Cinquecento.

Anche Maurizio Martina, segretario reggente del Pd ha ribadito su Twitter il suo appoggio alla manifestazione: “I diritti non fanno male a nessuno. Nessun passo indietro”. Più piccata la reazione di Nichi Vendola, che ha inviato una stoccata, sempre su Twitter, al neo ministro della Famiglia Lorenzo Fontana: “Ha proprio ragione il ministro Fontana… le famiglie Arcobaleno non esistono.. Eh già!”.

“Non credo – aggiunge Vendola – che esista nella storia umana una forma più radicale di disonestà e di corruzione quale è il razzismo in tutte le sue declinazioni: antisemitismo, islamofobia, omofobia, transfobia, caccia al rom”. “Chi ama innalzare i vessilli dell’onestà – conclude Vendola – dovrebbe dare qualche spiegazione supplementare sulla propria connivenza con i razzisti”.

Anche gli studenti di Link, Uds e Rete della Conoscenza in piazza per il Roma Pride. “Oggi più che mai riteniamo necessario scendere in piazza per i diritti di tutte e tutti, contro ogni forma di odio e discriminazione – dichiara Francesco Pellas, coordinatore di Link Roma – Negli ultimi mesi, in un costante clima di incitamento all’odio, abbiamo assistito a un’escalation di violenze e aggressioni ai danni di soggetti LGBT+, ma anche delle donne e dei migranti, da parte di movimenti e formazioni fasciste nella nostra città.”

“Dopo le recenti dichiarazioni del Ministro Fontana e del Ministro Salvini è necessario dare una risposta forte a chi alimenta odio nei confronti di molti soggetti subalterni – dichiara Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link Coordinamento Universitario- parlare di una presunta famiglia tradizionale e di aborto come omicidio significa attaccare chi da anni lotta per poter decidere sul proprio corpo e sulla propria vita. Oggi al Roma Pride vogliamo unire le lotte di tutte e tutti per riprenderci quello che ci spetta e dare un calcio a odio e intolleranza.”

“Inizia oggi-dichiara Giacomo Cossu, coordinatore nazionale della Rete della Conoscenza- il mese dei Pride in tante città d’Italia: saremo presenti in tutte le piazze del Paese contro ogni forma di omofobia, per la liberazione e i diritti di tutti e tutte”


da unionesarda.it

Roma, sfila l’orgoglio omosessuale: “Siamo più di mezzo milione”

”Siamo più di mezzo milione, orgoglio di Roma”. Questo uno dei cori scanditi dall’affollato corteo del Gay Pride, che ha percorso le vie della Capitale.

Una manifestazione colorata e allegra, con cui la comunità Lgbt ha voluto, come da tradizione, mostrare tutto il proprio orgoglio, senza rinunciare a polemizzare con la politica e in particolare con le recenti esternazioni del neoministro Lorenzo Fontana (Lega) che ha dichiarato, innescando un polverone, che “le famiglie arcobaleno non esistono”.

Da Roma la risposta dell’universo gay, che ha sfilato fino a piazza Madonna del Loreto.

Molte le personalità che hanno aderito all’iniziativa, partecipando in prima persona o lanciando messaggi di sostegno sui social, dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti a Emma Bonino, passando per il segretario del Pd Maurizio Martina.

E a Roma c’era anche Tina Costa, ex partigiana, oggi 92enne, a capo delle Brigate arcobaleno: ”Questa libertà conquistata sui monti – ha detto – deve continuare tutti i i giorni per i nostri diritti e dobbiamo far sì che siano rispettati. L’articolo 3 recita che ognuno è libero di vivere la propria vita come crede e deve essere applicato per tutti. Siamo qui per gridare la nostra libertà, vogliamo giustizia contro ogni fascismo”.

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