Dalla rassegna stampa Giustizia

Nozze gay, la svolta Ue: “ Uguali diritti per il coniuge dello stesso sesso”

“Chi sposa un europeo ha diritto di soggiorno anche nei Paesi membri che non riconoscono le unioni omosessuali”

La sentenza della Corte di giustizia

Nozze gay, la svolta Ue: “ Uguali diritti per il coniuge dello stesso sesso”

“Chi sposa un europeo ha diritto di soggiorno anche nei Paesi membri che non riconoscono le unioni omosessuali”

maria novella de luca

roma
La strada dei diritti civili segna un’altra tappa, nonostante i venti opposti che soffiano in tutta Europa. La Corte di Giustizia dell’Unione europea, con una sentenza storica, ha di fatto riconosciuto in tutta la Ue i matrimoni omosessuali « ai sensi delle regole sulla libera circolazione ». Tutto ruota attorno al termine «coniuge». Secondo la Corte, anche se gli Stati membri sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio omosessuale, non possono però ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione, rifiutando di concedere al coniuge dello stesso sesso, cittadino non Ue, il diritto di soggiorno.
La Corte ha deciso sul ricorso di un cittadino romeno, Relu Adrian Coman, e del suo consorte americano Claibourn Robert Hamilton. Nel 2012, i due avevano chiesto al governo di Bucarest di riconoscere il loro matrimonio celebrato a Bruxelles, in modo che l’americano potesse stabilirsi con il compagno in Romania. Ma le autorità romene avevano accordato solo un permesso di soggiorno di tre mesi: sostenevano che Robert non poteva essere definito «coniuge», poiché il matrimonio omosessuale non era riconosciuto nel Paese. Il ricorso di Coman e Hamilton sottolineava l’esistenza di una « discriminazione fondata sull’orientamento sessuale ». Tesi accolta dai giudici del Lussemburgo, secondo i quali il coniuge omosessuale di un cittadino Ue ha gli stessi diritti di un etero. Anche in uno Stato che non riconosce il matrimonio per tutti.
La Corte ricorda che la nozione di “ coniuge” « è neutra rispetto al genere, e può comprendere il coniuge dello stesso sesso». Secondo la Corte, è competenza degli Stati decidere se prevedere o meno il matrimonio omosessuale, ma questo non incide sul diritto al permesso di soggiorno. Monica Cirinnà, che ieri si è presentata in Senato con la maglietta delle Famiglie Arcobaleno ed è andata a stringere la mano al nuovo ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, sottolinea: «Significativo che proprio nel giorno del voto di fiducia la Corte sancisca con fermezza il principio di uguaglianza. Sembra quasi un suggerimento al nuovo governo».
Per Marco Gattuso, fondatore del sito “Articolo 29”, «la sentenza dimostra come la strada del matrimonio egualitario sia tracciata. E benché l’Italia sia l’unico tra i Paesi fondatori della Ue a non riconoscere il matrimonio omosessuale, il diritto sancito dalla Corte da noi è realtà dal 2012, quando il tribunale di Reggio Emilia concesse il permesso di soggiorno a un uruguayano sposato con un italiano, proprio appellandosi alla libera circolazione ». Il valore della sentenza, al di là dei suoi effetti pratici in Paesi dove i diritti dei gay sono ancora da scrivere ( Romania, Bulgaria, Lettonia, Lituania) è soprattutto culturale. Nel sancire che non conta l’orientamento sessuale: quando si è coniugi i diritti sono uguali per tutti.


da Repubblica.it

Matrimoni gay, sentenza della Corte Ue: gli Stati non possono ostacolare il soggiorno del coniuge

La decisone in seguito al ricorso di una coppia formata da un cittadino romeno e uno americano. Riconosciuti di fatto i matrimoni soltanto “ai sensi della libera circolazione delle persone”

Robert Clabourn Hamilton e Relu Adrian Coman
(foto dal sito Accept Romania)

Il coniuge rimane tale anche se appartiene a uno Stato che non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Con una sentenza storica, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha di fatto riconosciuto i matrimoni tra persone dello stesso sesso “ai sensi delle regole sulla libera circolazione delle persone”. Il ricorso era stato presentato alcuni mesi fa da un cittadino romeno e dal suo consorte americano, Relu Adrian Coman e Robert Clabourn Hamilton. I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che la nozione di “coniuge”, ai sensi delle disposizioni del diritto dell’Unione sulla libertà di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, comprende i coniugi dello stesso sesso.
Quindi gli Stati membri sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio omosessuale, ma non possono ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione rifiutando di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, cittadino di un paese non Ue, un diritto di soggiorno sul loro territorio.

Il caso era stato sollevato davanti ai giudici della Corte di giustizia dell’Ue dopo che la Romania aveva rifiutato a un cittadino americano sposato con un cittadino romeno il diritto di soggiornare nel paese, in quanto la Romania non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Le autorità romene avevano respinto la richiesta di soggiorno oltre i tre mesi del signor Robert Clabourn Hamilton, cittadino americano sposato con il cittadino romeno Relu Adrian Coman, perchè per la legislazione nazionale non poteva essere qualificato come “coniuge” di un cittadino Ue. Ma Coman e Hamilton hanno proposto dinanzi ai giudici rumeni un ricorso teso a sottolineare l’esistenza di una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, per quanto riguarda l’esercizio del diritto di libera circolazione nell’Unione. La nozione di ‘coniuge’, nelle leggi Ue sulla libertà di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, comprende infatti anche i coniugi dello stesso sesso. Anche se gli Stati dell’Ue sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio omosessuale, quello che non possono fare è ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione rifiutando di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, cittadino extracomunitario, un diritto di soggiorno sul loro territorio.

La corte costituzionale romena ha dunque chiesto alla Corte di giustizia dell’Ue se il signor Hamilton rientri nella nozione di “coniuge” e debba ottenere di conseguenza la concessione di un diritto di soggiorno permanente in Romania. Con la loro sentenza di oggi, i giudici di Lussemburgo hanno constatato che, “nell’ambito della direttiva relativa all’esercizio della libertà di circolazione, la nozione di ‘coniuge’ che designa una persona unita ad un’altra da vincolo matrimoniale è neutra dal punto di vista del genere e può comprendere quindi il coniuge dello stesso sesso”.Secondo la Corte, lo stato civile delle persone a cui sono riconducibili le norme relative al matrimonio è una materia che rientra nella competenza degli Stati membri e che il diritto dell’Ue non pregiudica tale competenza. Spetta dunque agli Stati membri decidere se prevedere o meno il matrimonio omosessuale.

Tuttavia i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il rifiuto da parte di uno Stato membro di riconoscere ai fini del diritto di soggiorno derivato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, legalmente contratto in un altro Stato membro, è atto ad ostacolare l’esercizio del diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio dell’Ue. La libertà di circolazione, infatti, varierebbe da uno Stato membro all’altro in funzione delle disposizioni di diritto nazionale che disciplinano il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Spiega Marco Gattuso, giudice del tribunale di Bologna e fondatore del sito “Articolo 29” , specializzato in temi giuridici su famiglia, orientamento sessuale e identità di genere: “Si tratta di una sentenza che dimostra quanto ormai la strada del matrimonia egualitario per persone dello stesso sesso sia tracciata e non si torni indietro. Nella fattispecie, nononostante l’Italia sia l’unico tra i paesi fondatori della Ue a non riconoscere il matrimonio omosessuale, il diritto riconosciuto oggi dalla Corte Europea, da noi è già una realtà fin dal 2012. Il tribunale di Reggio Emilia aveva infatti riconosciuto il permesso di soggiorno a un giovane uruguayano sposato con un italiano in Spagna, propprio appellandosi alla libera circolazione dei cittadini europei e dei loro familiari. Sentenza a cui era seguita poi una circolare del ministero dell’Interno”.


da europa.today.it

Gay, ‘schiaffo’ Ue a Fontana: “La nozione di coniuge comprende quelli dello stesso sesso”

Secondo la Corte di giustizia europea, il diritto dell’Unione non fa distinzioni tra coppie omosessuali e etero regolarmente sposate. Anche in quegli Stati membri che non hanno ancora autorizzato i matrimoni Lgbt

Dario Prestigiacomo

La nozione di “coniuge”, secondo quanto prevede il diritto dell’Unione, comprende i coniugi dello stesso sesso. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue, sul caso di un cittadino rumeno che aveva chiesto alle autorità del suo paese il riconoscimento del marito, un cittadino americano, sposato a Bruxelles. Secondo i giudici di Lussemburgo, il rifiuto opposto dalle autorità rumene è contrario alle leggi europee.

La Corte, infatti, ha stabilito che “nell’ambito della direttiva relativa all’esercizio della libertà di circolazione, la nozione di ‘coniuge’, che designa una persona unita ad un’altra da vincolo matrimoniale, è neutra dal punto di vista del genere e può comprendere quindi il coniuge dello stesso sesso di un cittadino dell’Unione”.

Il caso
E’ il caso, per l’appunto di Relu Adrian Coman, cittadino rumeno, che aveva chiesto il permesso di soggiorno in Romania per Robert Clabourn Hamilton, cittadino americano, con cui si era regolarmente sposato a Bruxelles. “Tale domanda – spiegano i giudici – era fondata sulla direttiva relativa all’esercizio della libertà di circolazione , che permette al coniuge di un cittadino dell’Unione che abbia esercitato tale libertà di raggiungere quest’ultimo nello Stato membro in cui soggiorna”.

In risposta a tale richiesta, le autorità rumene avevano informato la coppia che Hamilton godeva soltanto di un diritto di soggiorno di tre mesi, in quanto egli non poteva essere qualificato in Romania quale coniuge di un cittadino dell’Unione, dato che tale Stato membro non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma secondo la Corte, si tratta di due questioni diverse: un conto è riconoscere il matrimonio, un conto è il diritto di soggiorno che deriva dal matrimonio.

La libertà di circolazione
La Corte, infatti, “precisa che lo stato civile delle persone, a cui sono riconducibili le norme relative al matrimonio, è una materia che rientra nella competenza degli Stati membri e che il diritto dell’Unione non pregiudica tale competenza. Questi ultimi restano quindi liberi di prevedere o meno il matrimonio omosessuale”. Ma non possono rifiutarsi “di riconoscere, ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato non-Ue, il matrimonio di quest’ultimo con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso, legalmente contratto in un altro Stato membro”. E questo perché il rifiuto ostacolerebbe “l’esercizio del diritto di detto cittadino di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”.


da Huffington Post

Sentenza storica dalla Corte Europea: riconosciuta la legittimità del matrimonio omosessuale

Riconosciuta la legittimità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ai sensi delle regole sulla libera circolazione delle persone. Il concetto di “coniuge” si applica anche ad unioni tra persone dello stesso sesso

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emanato una sentenza storica: riconosciuta la legittimità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ai sensi delle regole sulla libera circolazione delle persone.

Trovandosi a giudicare un ricorso presentato da un cittadino rumeno e da un cittadino americano, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che la nozione di “coniuge”, ai sensi delle disposizioni del diritto dell’Unione sulla libertà di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, comprende anche i coniugi dello stesso sesso.

Secondo la Corte Europea, anche se gli Stati membri possono autorizzare o meno il matrimonio omosessuale, essi non possono ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione rifiutando di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, cittadino di un paese non UE, un diritto di soggiorno derivato sul loro territorio.


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