Dalla rassegna stampa Giustizia

Il giudice che dà a Ettore la pensione del suo compagno

«È il riconoscimento di una vita insieme: sono contento per Rolando, dovunque sia, perché voleva continuare a prendersi cura di me»…

LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO

Il giudice che dà a Ettore la pensione del suo compagno

di Elena Tebano

Milano, il sì all’assegno di reversibilità anche senza l’unione civile

«È il riconoscimento di una vita insieme: sono contento per Rolando, dovunque sia, perché voleva continuare a prendersi cura di me». Ettore Zanola ha 79 anni e una coltre selvaggia di barba e capelli bianchi intorno al volto abbronzato, che lo fa sembrare più giovane della sua età. La settimana scorsa la Corte d’Appello di Milano, sezione lavoro, gli ha riconosciuto la pensione di reversibilità del suo compagno di oltre 40 anni, Rolando Borsato, che è morto nel giugno 2015 quando ancora non era stata varata la legge sulle unioni civili. E ha imposto alla cassa di previdenza degli architetti, l’ordine professionale di Borsato (era tra i fondatori dello studio milanese Bg+), di pagare gli assegni negati finora.

«È la prima volta che la reversibilità viene riconosciuta al partner di fatto: la Cassazione l’ha più volte negata ai conviventi eterosessuali perché possono scegliere di sposarsi, mentre le coppie dello stesso sesso fino a due anni fa non avevano modo di regolare la loro unione — spiegano i legali Maria Grazia Sangalli ed Emiliano Ganzarolli, che con i colleghi dell’associazione Rete Lenford Avvocatura per i diritti Lgbti hanno assistito Zanola —. È possibile perché esiste il diritto inalienabile delle persone omosessuali alla vita familiare, anche prima della Legge Cirinnà, come sancito dalla sentenza 138/2010 della Corte costituzionale».

Ettore e Rolando si erano conosciuti «il 2 giugno del 1975» quando immaginare un rapporto familiare tra due uomini era difficile per tutti. «Io all’epoca avevo terminato i miei anni di psicoanalisi e accettato finalmente di essere “sbagliato”, “mi son sbaglià” come diceva un contadino che conoscevo, sposato e con figli, che la sera andava a cercare uomini di nascosto — racconta Ettore — . Avevo avuto tanti rapporti, ma “sono omosessuale” non l’avevo detto a nessuno, ne ero terrorizzato: la prima volta è stata a Rolando». Con lui è cambiato tutto: «Ci siamo visti al Lido di Venezia e siamo rimasti imbambolati. Era bellissimo, aveva 23 anni, io 34. C’era una luce totale: quella luce è stata la tonalità di tutto il rapporto».

Da allora non si sono lasciati più: «Gli ho detto: “cerco una relazione stabile per la vita”. Mi ha risposto “va bene” — ricorda —. Ha avuto la generosità di stare in questo rapporto: era giovane, lo filavano in tanti. “Io ho già tutto” disse una volta a uno di quelli».

Ettore faceva il professore di italiano in un liceo milanese, Rolando studiava architettura: dopo la laurea si è trasferito a Milano, nel 1976 hanno preso la residenza insieme. Ettore racconta una vita felice: i viaggi, il teatro, i libri, tanta condivisione. Più di tutto «la tenerezza di Rolando»: «Mi ha sempre tagliato i capelli, accomodato la barba. Era un abbandonarsi l’uno nell’altro. Dovrebbe essere così l’amore: stare bene insieme». Ancora adesso lo accarezza con le parole: «Non lo chiamerei neppure un amore perfetto — ragiona —, perché perfetto vuol dire finito. Era creativo, cresceva sempre, c’era anche l’indolenza. È perfetto adesso purtroppo».

A spezzarlo è arrivata la malattia di Rolando, un tumore al cervello: «L’ho aiutato quando stava male ma ho un grande rammarico: non sono riuscito a salvarlo — dice oggi Ettore —. Non era giusto, 11 anni in più di lui sono qualcosa: sarei dovuto morire prima io».

Nel 2012 si erano iscritti nel registro, solo simbolico, delle coppie di fatto di Milano: «Siamo andati io e lui, da soli — racconta —. Se avessimo potuto avremmo fatto le unioni civili. A lui sarebbe piaciuto addirittura il matrimonio, quello vero, con la festa». In quei 40 anni insieme non si sono mai nascosti, ma hanno mantenuto il pudore tipico della loro generazione: «Rolando era entrato nella mia famiglia, io nella sua, ma non abbiamo mai detto esplicitamente “siamo una coppia”». E infatti per la legge Ettore non era il legittimo erede di Rolando: «“I soldi sono nostri perché non sapevo che aveste una relazione”, mi hanno rinfacciato alcuni familiari» sospira. La sentenza dei giudici del lavoro è un risarcimento anche di questo: «La cosa più giusta l’ha detta mia sorella suora, che tiene una foto di Rolando sul comodino: così mi sta ancora più vicino».

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Insulti omofobi al prof

l’intera classe, una prima di un istituto professionale di Imola, sospesa per tre giorni «per omertà» e 4 ragazzi che dovranno fare lavori socialmente utili. È la punizione per insulti omofobi a un insegnante. I quattro ritenuti responsabili sono stati denunciati. Il 16 maggio sulla lavagna erano comparse scritte omofobe, inizialmente derubricate in «ingiuriose» dalla vicepreside prima che il consiglio d’istituto convocato dalla preside decidesse le pesanti sanzioni.

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