Dalla rassegna stampa Letteratura

I dieci scrittori francofoni da tenere d’occhio

…un autore che ha incarnato il complesso rapporto tra il mondo musulmano e l’omosessualità, questo è Rachid O…

I dieci scrittori francofoni da tenere d’occhio

Lo sappiamo: la Francia è molto più che la Francia, la sua lingua interpreta davvero una speciale forma di universalità. Così «la Lettura» ha provato a tracciare una mappa degli inventori di storie che più promettono di essere in grado di raccontare il loro Paese, la sua cultura e altri spicchi di mondo. Autori che, proprio attraverso la propria identità di francesi o di francofoni, riescono a parlare con (e di) noi. Che francesi non siamo, e magari neanche tanto francofoni

Edouard Louis (Hallencourt)

Dopo l’evento editoriale Il caso di Eddy Bellenguele (Bompiani) Edouard Louis ha scritto Storia della violenza e a soli 25 anni è ormai una delle voci più importanti e autorevoli della cultura francese. Torna con un terzo romanzo: Qui a tué mon père, in questi giorni nelle librerie francesi per Seuil, che è un ritorno all’infanzia in Piccardia, al rapporto doloroso con un padre segnato dalla povertà, dalla sofferenza e da lavoro in fabbrica, un padre lontano e mai complice eppure amato.

Kaouther Adimi (Algeria)
Nata nel 1986 ad Algeri, Adimi è stata portata per la prima volta in Italia dalla casa editrice Il Sirente, specializzata in narrativa del mondo arabo, con il suo esordio Le ballerine di papicha, vincitore del Prix littéraire de la vocation riservato ai debuttanti. Sarà al Salone di Torino con il suo ultimo romanzo La libreria della rue Charras (L’Orma), vincitore del Prix Renaudot des lycéens. Racconta la storia della casa editrice e libreria algerina Éditions Charlot, molto ben frequentata da Antoine de Saint-Exupéry, André Gide e Albert Camus. È la voce di maggiore sensibilità della francofonia nordafricana.

Alain Deneault (Canada)
Il filosofo canadese (Outaouais, Québec, 1970) sarà al Salone con il suo ultimo saggio Governance. Il management totalitario (Neri Pozza), dove si denuncia l’avvento di un’era politica in cui il contratto sociale tra Stato e cittadini è decaduto in favore di un approccio aziendalistico — privo di dimensione dialettica — all’attività di governo. Già autore per Neri Pozza del fortunato Mediocrazia, Deneault è salito alla ribalta mediatica in Québec con Noir Canada: Pillage, corruption et criminalité en Afrique, libro-inchiesta che denuncia le malversazioni delle società minerarie canadesi in Africa. Saggistica politica radicale e senza compromessi.

Arthur Dreyfus (Svizzera)
Classe 1986, svizzero di lingua francese nato a Lione, Arthur Dreyfus è considerato fra i più importanti giovani autori della francofonia: nel 2009 vince il Prix du jeune écrivain de langue française, dedicato ai racconti inediti, con la raccolta Il déserte, che uscirà poi per Buchet/Chastel, casa editrice legata al premio. Il suo primo romanzo La chimica dell’incontro esce per Gallimard l’anno successivo (in Italia per Salani nel 2011), ottiene il premio per il miglior esordio del Salone del Libro di Besançon ed è seguito da una intensa attività di scrittura giornalistica, editoriale e radiofonica. È la promessa più brillante, se smetterà di disperdersi tra mille progetti.

Alain Patrice Nganang (Camerun)
Camerunense cresciuto in Germania e trapiantato in America, poeta, saggista, romanziere, Nganang nasce a Yaoundé, capitale del Camerun, nel 1970 e raggiunge la notorietà con il suo secondo romanzo, Temps de chien, che nel 2001 si aggiudica il Prix Marguerite Yourcenar e il Grand prix littéraire d’Afrique noire. Il suo unico libro tradotto in italiano è Mont Plaisant, uscito per 66thand2nd nel 2017 e ambientato in un Camerun ancora ancestrale nonostante l’imminenza della Seconda guerra mondiale. Uno sguardo profondo sulle contraddizioni dell’Africa moderna.

Bernard Quiriny (Belgio)
Il belga Quiriny, 1978, professore di diritto e critico letterario e musicale, è autore di racconti brevi d’impronta fantastica, nel filone di Poe e Borges. Vanta quattro libri tradotti in Italia: le raccolte La biblioteca di Gould, una collezione molto particolare (vincitrice del Premio Salerno Libro d’Europa), e Storie assassine, uscite per L’Orma nel 2013 e 2015; Racconti Carnivori (Omero, 2009, vincitrice dei premi Marcel Thiry, Victor-Rossel e Prix du Style) e il romanzo distopico Le assetate, sorta di Racconto dell’ancella di Margaret Atwood al contrario, uscito per Transeuropa nel 2011. È la voce francese del new weird (il fantasy che si mescola con la fantascienza e con l’horror) più colto.

Simonetta Greggio (Italia)
Padovana, classe 1961, Simonetta Greggio dopo la laurea in Lettere si trasferisce a Parigi, dove fa la giornalista, scrive guide turistiche e libri di cucina. Debutta come romanziera di lingua francese nel 2005, con La dolcezza degli uomini, pubblicato in Italia da Tea tre anni dopo, mentre con Dolce Vita 1959-1979, ambizioso romanzo del 2010 sulla storia d’Italia in quel ventennio (da noi esce per il vicentino Angelo Colla Editore), è finalista ai premi Renaudot e Interallié. Con il suo ultimo libro Black Messie ha vinto il prix Casanova 2017.

Velibor Colic (Bosnia)
Velibor Colic nasce nel 1964 nel villaggio bosniaco di Odžak. Durante la guerra nell’ex-Jugoslavia perde la casa e tutti i manoscritti. Viene chiamato alle armi nel 1992 ma diserta e riesce a fuggire in Francia, trovando rifugio a Strasburgo nell’ambito di un programma per scrittori. Passa alla lingua francese sedici anni più tardi e pubblica il romanzo Archanges. In Italia Bompiani ha tradotto nel 2017 il suo Manuale d’esilio in trentacinque lezioni, dove racconta l’esperienza della diserzione e della fuga. Autofiction spietata sulla ferita aperta della guerra in Bosnia.

Alexandra Larochelle (Canada)
Nata a Laval, Québec, nel 1993, merita l’appellativo di enfant prodige della letteratura francofona, dato che debutta in libreria all’età di dieci anni con il romanzo fantastico per ragazzi Au-delà de l’univers. È il primo di una serie di sei romanzi che completerà nel 2008, anno in cui sarà presidente onoraria del Salone del Libro di Rimouski. Torna alla scrittura nel 2015 con Des papillons pis de la gravité, a cui seguirà Des papillons pis du grand cinéma. Fa una narrativa «Young Adult» che più young non si può.

Rachid O. (Marocco)
Se c’è un autore che ha incarnato il complesso rapporto tra il mondo musulmano e l’omosessualità, questo è Rachid O., pseudonimo di Abdellah Oubaid. Nato a Rabat, in Marocco, nel 1970, debutta venticinquenne e nel giro di otto anni pubblica quattro romanzi — Il bambino incantato, Tante vite, Cioccolata calda, Quel che resta, tutti pubblicati in Francia da Gallimard e in Italia da Playground — ottenendo notevoli riscontri critici e una posizione di spicco nel panorama della letteratura LGBT internazionale. Dopo il silenzio di un decennio, torna al romanzo nel 2013 con Analphabètes, inedito da noi. È lo scrittore simbolo della scena LGBT islamica.

Naivo (Madagascar)
Naivo è il nom-de-plume di Naivoharisoa Patrick Ramamonjisoa, classe 1970, appartenente al gruppo tribale della Nazione Merina, in Madagascar. Nel 1996 vince il premio Acct di Radio France Internationale con il racconto Dahalo, che uscirà poi nella raccolta Madagascar entre poivre et vanille. Dopo quindici anni di intensa attività giornalistica, sempre incentrata sui conflitti sociali e politici del Paese, si cimenta con il romanzo storico nel 2012: Au-delà des Rizière, selezionato dal Pen American Centre per la traduzione, sarà il primo romanzo malgascio a uscire in inglese. Ha la maturità formale dell’esordiente sbocciato tardi.

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