Dalla rassegna stampa Cronaca

L’affondo della diocesi: no ai figli di coppie gay

DIRITTI IL GIORNALE ECCLESIASTICO ATTACCA LE ISCRIZIONI DEI BIMBI

L’affondo della diocesi: no ai figli di coppie gay

«Le norme non consentono questo tipo di registrazione. Neanche la Legge Cirinnà sulle unioni civili ha modificato il punto. A cosa servono le decisioni del Parlamento, se le altre Istituzioni dello Stato non le riconoscono?». Parte da questo interrogativo la riflessione del settimanale della Diocesi di Torino, «La Voce e il Tempo», che critica la decisione della sindaca Appendino di registrare all’anagrafe quattro bambini, figli di tre coppie omosessuali. Lo fa con un lungo editoriale firmato dal direttore Riccadonna, già disponibile online e che sarà pubblicato sul numero in edicola giovedì 26 aprile. Titolo: «Figlio di due mamme, sconcerto dopo il via libera di Torino».

«No al bimbo con due mamme» Attacco del giornale della Diocesi

Atti in Procura e prefettura. Spataro: nessun rilievo penale. Saccone può impugnare

Lorenza Castagneri

«Le norme anagrafiche non consentono questo tipo di registrazione. Neanche la Legge Cirinnà sulle unioni civili ha modificato il punto. A cosa servono le decisioni del Parlamento, se le altre Istituzioni dello Stato non le riconoscono?».

Parte da questo interrogativo la riflessione del settimanale della Diocesi di Torino, «La Voce e il Tempo», che critica la decisione della sindaca Chiara Appendino di registrare all’anagrafe quattro bambini, figli di tre coppie omosessuali.

Lo fa con un lungo editoriale firmato dal direttore Alberto Riccadonna, già disponibile online e che sarà pubblicato sul numero in edicola giovedì 26 aprile. Titolo: «Figlio di due mamme, sconcerto dopo il via libera di Torino».

«La fuga in avanti del Comune di Torino — si legge — lascia sconcertati perché rifiuta le basi della vita democratica, autorizzando il pensiero che le leggi siano valide solo per i cittadini che le hanno approvate».

Un aspetto, quello legale, su cui ieri la Città si è mossa. In via preventiva, il Comune ha inviato a Prefettura e Procura la registrazione allo stato civile che riconosce i quattro bambini figli delle coppie gay: l’atto non è conforme alla legge e per questo potrebbe essere impugnato da una delle due istituzioni, anche se finora non è stato aperto nessun fascicolo di inchiesta sulla vicenda.

La Diocesi, per mezzo del suo giornale, disapprova il modo di operare dell’Amministrazione. «Crediamo che la richiesta di maternità o paternità da parte delle coppie omosessuali apra questioni troppo delicate per essere affrontata “forzando la mano” alla legge», c’è scritto nell’editoriale, che richiama anche la posizione chiara e netta della Chiesa sulla materia.

«Ogni bambino — per crescere in modo sereno ed equilibrato — ha il bisogno primario di avere un padre e una madre. La considerazione massima, partecipe al dolore di coloro che vorrebbero un figlio e non l’hanno, deve fermarsi di fronte al bisogno fondamentale dei piccoli. Di qui la valutazione contraria alla legalizzazione dei bambini con due mamme o due papà; il desiderio di maternità, come altri desideri della vita, non è realizzabile ad ogni costo».

Infine, Riccadonna conclude che: «Non si tratta di andare «contro il progresso», qualunque esso sia. Ma di ricordare che non sono le norme sociali a cambiare la struttura, anche quella biologica, della persona umana».

Sollecitazioni a cui la sindaca Chiara Appendino non risponde, nemmeno attraverso il suo profilo Facebook, dove ieri ha affrontato altri argomenti, dalla raccolta differenziata alle finali del campionato di basket under20 al Palaruffini.

Chi si è espresso, invece, sulla questione è il procuratore capo, Armando Spataro, il quale si è limitato a sottolineare che «la materia non è di rilievo penale».

Ma la Prefettura vuole approfondire e, non sapendo che il Comune aveva già inviato gli atti ai suoi uffici, ieri li ha chiesti a Palazzo civico.

È probabile che arriveranno a destinazione giovedì mattina: dopodiché il prefetto Renato Saccone li esaminerà, coinvolgendo, se necessario, anche l’Avvocatura dello Stato, per capire come muoversi. Al momento, almeno ufficialmente, nessuna decisione è presa, ma non è escluso che possa impugnare l’atto.

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AL LOVERS FILM FESTIVAL

Anche Golino sta con la sindaca: «Bene, era ora»

Paolo Morelli

Finalmente. È questa la parola che ieri si sentiva pronunciare più spesso dalle parti del Cinema Massimo, dove si è chiusa la 33a edizione di Lovers Film Festival. Il commento riguarda il passo compiuto due giorni fa dalla sindaca Chiara Appendino, che ha provveduto alla registrazione del piccolo Niccolò Pietro come figlio di due mamme, la consigliera del Pd Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni, coppia unita civilmente. Come loro, anche altre coppie hanno visto riconosciuto il proprio diritto di essere genitori. Altri sono in attesa, ma il Comune ha assicurato che dovranno pazientare solo per qualche settimana.

Il festival, intanto, ha accolto l’attrice Valeria Golino, madrina della manifestazione, che ha risposto alle domande di Concita de Gregorio e della direttrice di Lovers, Irene Dionisio, durante un incontro pubblico. Protagonista è il cinema, ma soprattutto l’identità e i diritti. Nel film che la Golino presenterà a Cannes, come regista, i protagonisti sono Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio. Il titolo è «Euforia», come il sentimento che si percepisce in sala e all’ingresso del cinema.

«Bene, finalmente» è il commento dell’attrice e regista sulle registrazioni, una frase brevissima, ripetuta anche da Concita de Gregorio, quasi con incredulità, come se fosse strano dover discutere ancora di questi temi. Ed è questa la sensazione che si intuisce anche tra i frequentatori del festival.

«Si tratta del riconoscimento di una realtà che già esiste – commenta Davide, cuneese, per la prima volta a Lovers – ed è il risultato di tutto il lavoro fatto a Torino in questi anni». «Qui si parla di cinema e di diritti – aggiunge Pino Strabioli, attore e conduttore delle serate di apertura e chiusura del festival – e ciò che ha fatto la sindaca è un traguardo. È una questione di amore e rispetto, questa trascrizione arriva proprio durante una manifestazione come Lovers che da sempre si batte per i diritti».

Un segno, insomma, proprio in un periodo in cui la città, con il festival e con l’avvio del primo corso universitario sulla Storia dell’omosessualità, afferma la propria apertura. «Credo che ciascuno abbia diritto a una famiglia – ha spiegato la cantante Nina Zilli, che ieri ha chiuso Lovers con un’esibizione al Cinema Massimo – perché la società cambia ed è giusto che lo faccia. C’è bisogno anche di atti come questo». Poco importa, stando a quanto si sente tra il pubblico, se c’è chi si oppone, come la Chiesa e alcune parti politiche. «Non mi interessa cosa pensino il vescovo o altri come lui – ribatte Andrea, torinese –, perché qui si tratta di amore, quindi sono contento che sia avvenuto. Adesso però andiamo avanti». «Era ora – si lascia andare Matilde, altra frequentatrice assidua della manifestazione –, sono stati rispettati i diritti civili. La sindaca ha agito molto bene».

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