Dalla rassegna stampa Cronaca

Rapina e insulti a due gay Presa la gang di Trastevere

Rapina e insulti a due gay Presa la gang di Trastevere
Raid della banda: botte anche a una ragazza per rubarle lo scooter

Rinaldo Frignani

L’obiettivo del raid era di cercare di rapinare motorini e soldi. Fra loro anche una diciottenne che si è unita al branco. Una decina di giovani in tutto, cinque dei quali sono stati fermati dalla polizia per rapina e lesioni gravi. Tre maggiorenni – Mirko Pjanovic, 24 anni, di origine serba, Simone Proietti (20) e Gaia Furlan – e due diciassettenni, che gli agenti del commissariato Trastevere hanno rintracciato sulla scalinata di piazza Trilussa: sono stati riconosciuti dalle vittime mentre proseguono le indagini per individuare anche gli altri complici.

Ma all’operazione della polizia hanno preso parte anche investigatori dei commissariati Celio, San Paolo e Trevi-Campo Marzio a testimonianza dell’allarme sociale provocato dalla gang, che di baby aveva poco, ma di violento molto. Tanto che ieri le associazioni gay della Capitale si sono mobilitate lanciando l’allerta per il nuovo episodio di violenza nei confronti di una coppia omosessuale. I due ventenni sono stati presi di mira in via della Renella: la banda li ha circondati prendendoli in giro e poi insultandoli. Ma l’obiettivo dei bulli era soprattutto quello di rapinarli. E così hanno fatto: dopo aver colpiti con calci e pugni, i ragazzi li hanno derubati di qualche decina di euro, e dei telefonini. Poi, in segno di disprezzo, hanno gettato ai loro pieni i portafogli vuoti. Le giovani vittime, sotto choc, sono state accompagnate in ospedale, dove secondo il loro racconto avrebbero dovuto anche fare i conti con qualche battuta e commento ironico di un infermiere.

Sul caso intervengono politici e rappresentanti del mondo gay. La sindaca, Virginia Raggi, esprime il suo pensiero con un tweet: «Vile aggressione ad una coppia gay. Tutto ciò è inaccettabile. Episodi come questi offendono Roma e tutti i suoi cittadini». Mara Carfagna (FI), vicepresidente della Camera, sottolinea: «La violenza è sempre inaccettabile, ma è ancora più grave se determinata da forme di discriminazione». L’aggressione viene stigmatizzata così da Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center, che ha offerto supporto legale alla coppia aggredita: «È importante che il prossimo governo abbia fra le priorità la lotta all’omofobia e adotti una legge che prevenga e contrasti tali episodi». Imma Battaglia chiede invece alla sindaca Raggi di partecipare «come la tua collega Chiara Appendino (prima cittadina di Torino) al Gaypride a Roma».

Ma a riconoscere i 5 bulli è stata anche la ventenne che a largo Argentina, dove si trovava con il fidanzato per riprendere il suo scooter: ha riportato la frattura delle ossa nasali dopo aver ricevuto un pugno. La giovane si è opposta alla rapina ed è stata picchiata selvaggiamente dal branco, che è poi fuggito a piedi. L’allarme è scattato subito: la ventenne è finita in ospedale con una prognosi di 20 giorni salvo complicazioni. Ma anche con il compagno ha contribuito con la sua testimonianza al fermo dei componenti del gruppo, che è sospettato di altre aggressioni di questo genere sempre in Centro.

23/04/2018


da la Repubblica

Roma, coppia gay aggredita a Trastevere “ Ci hanno insultati e poi presi a calci”

L’altra notte fuori da un locale. Prognosi di venti e sette giorni. “Erano dieci ventenni, avevano già colpito una ragazza”

di MARIA ELENA VINCENZI

Ore due della notte tra venerdì e sabato. Marco e Federico, trentenni e fidanzati da quasi un anno, escono dal locale di Trastevere nel quale hanno passato la serata con amici. Si incamminano su via della Renella e percepiscono subito un chiacchiericcio dietro di loro. “Frocetti, che fate? Ve baciate?”, gli gridano da dietro. Marco e Federico non vogliono rogne, capiscono che quei ragazzi, all’incirca una decina e tutti sui vent’anni, cercano un pretesto per litigare.

“In un attimo, senza nemmeno accorgermene, mi hanno colpito a un orecchio — spiega Marco — Sono caduto a terra e ho preso qualche calcio. A quel punto, Federico ha cercato di difendermi e si sono accaniti su di lui. Con calci e pugni. Tanto che appena mi sono ripreso dallo shock di quell’aggressione inaspettata, mi sono lanciato nella mischia cercando di tirare fuori il mio compagno. “Ma che fate? Vi rendete conto che così me lo ammazzate?” gridavo disperato. E quando sono riuscito a riprendere Federico, se ne sono andati”.

I due ragazzi, entrambi professionisti, a quel punto chiamano gli amici che avevano appena lasciato e la polizia. “È stato così che abbiamo scoperto che quella banda, poco prima, aveva aggredito anche un’altra coppia di fidanzati mandando lei al pronto soccorso col setto nasale rotto. Tanto che io, prima di andare in ospedale, ho visto che due dei nostri aggressori salivano su una macchina della polizia, probabilmente li hanno acciuffati”.

Marco e Federico oggi andranno a fare una denuncia più articolata in questura. “Lo abbiamo già fatto in ospedale, ma eravamo molto scossi. E ci sono dettagli che vorremmo aggiungere”. Marco ha un timpano perforato e venti giorni di prognosi, Federico una settimana ed ecchimosi ovunque.
“Il mio compagno è anche più arrabbiato di me. Queste cose non devono succedere. E la cosa strana è che uno pensa sempre che accada agli altri, che a te non succederà mai. E invece, stavolta, è capitato a noi che siamo due persone normali. Il che vuole dire che può succedere a tutti. E non deve essere così”.

Ancora ieri i due fidanzati stavano cercando di riprendersi: “Il mio compagno — racconta Marco — fatica ancora a respirare. Domani tornerà in ospedale per un controllo. Io non ci sento da un orecchio. Queste cose non sono tollerabili. Anche per questo abbiamo deciso di denunciare, sia alla polizia sia a Gay.it”.
Marco non ha dubbi di riuscire a riconoscere i suoi aggressori. “Io ho una grande memoria fotografica. Ricordo persino come erano vestiti. E andrò fino in fondo. Non perché voglio che vengano puniti, non è questo il mio obiettivo.

Io voglio che vengano educati. Questa è gente ignorante, che non conosce il rispetto. Gli insulti che ci hanno rivolto erano omofobi, ma io credo, che prima ancora di quello, sia un problema di educazione. E il modo migliore per fargli capire che hanno sbagliato non è chinare il capo, ma denunciare quello che è accaduto”. In serata con un tweet interviene la sindaca Raggi: “L’aggressione è un’offesa alla città”.

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