Dalla rassegna stampa Cinema

Minerba&Dionisio , la strana coppia di Lovers

Minerba&Dionisio , la strana coppia di Lovers

I film della vita, le canzoni preferite, i piatti e gli hobby, ma anche gli amori e il futuro del Paese

Il presidente e il direttore del festival Lgbt in un’intervista a doppia voce sulle stesse domande

Fabrizio Dividi

La coppia «di fatto» di Lovers Minerba-Dionisio, presidente e direttore, ha accettato di giocare in una intervista allo specchio che testimonia la natura di un festival in costante ricerca dello Spirito del Tempo.

I vostri dati?

Minerba: «Di Aradeo, Lecce nel magico Salento, 1951. Sono un magnifico Acquario.»

Dionisio: «31 anni, torinese, con origini meridionalissime. Sono cresciuta in una bellissima famiglia. Da Bilancia credo nel valore spirituale dell’arte»

Situazione sentimentale?

M: «Da 40 anni fidanzato con Ottavio Mai; da 25 con Damiano Andresano e in una sorta di «poliamore» con una persona speciale, Juan Carlos Sanz».

D: «Ho un compagno magnifico ma non credo nel manicheismo. Forse il poliamore renderà le coppie più solide.»

Il Film Lovers?

M: «Difficile scegliere dopo 33 Festival».

D: « Malila: The Farewell Flower . Un crudo ritratto tra corpo e anima».

Film extra Lovers?

M: « Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, e In the Mood for Love di Kar-Wai Wong».

D: «Amo Larrain ma dico Amour di Haneke».

Canzone della vita?

M: « De Andrè, Tenco, Battiato. Oggi i Negramaro con Ti è mai successo? »

D: «Bella ciao. Amore e Antifascismo. Emozionante.»

Studi?

M: «Licenza media; il resto dei miei studi è stata la vita. I libri di Christopher Isherwood e Alda Merini sono le mie (L)auree».

D: «Diploma alla Scuola di Teatro Sergio Tofano, studi in Filosofia della Storia».

Piatto preferito?

M: «Con un piatto di carciofi non sbaglio mai».

D: «Sono terribile in cucina, ma dico calamaretti ripieni».

Hobby?

M: «Cucinare.»

D: «Nel poco tempo, scrivere racconti».

Il Festival più amato?

M: «Con grande affetto il Tff. Poi la Berlinale che più mi ha rappresentato».

D: «Berlino, per la sua meravigliosa sfrontatezza».

Il futuro di Lovers?

«Vorrei altri “33 anni vissuti pericolosamente”».

D: «Lunga vita a questo meraviglioso festival. Luogo di confronto e di visioni cinefile di grande ricchezza».

Il futuro del Paese?

M: «Vorrei un Paese migliore e meno schizofrenico. Dedico un pensiero a Chiara e Micaela cui non è stato concesso di registrare il loro piccolo Niccolò Pietro».

D: «Senza desideri reali non si costruisce il futuro. Spero che questo momento di confusione passi in fretta».

Cosa ti piace di lei/lui?

M: «È determinata, testarda, intraprendente, e in fondo coraggiosa perché ha osato cambiare».

D: «Invidio molto come si veste: terribilmente elegante, un vero dandy. Sto cercando di rimanere al passo, sarà dura però».

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Omaggio a Xavier cartoline londinesi e conflitti familiari

L’inaugurazione di Lovers (cinema Massimo alle 20,30) appare già come il modello dell’intero festival. Si parte con un Dialogo sulle Diversità tra Pino Strabioli e il poliedrico Pif. E si continua con Francesco Gabbani, primo dei grandi ospiti della kermesse che, con la musica, ha costruito un bel filo conduttore.

Ma chi pensa (giustamente) che Lovers sia pur sempre una rassegna cinematografica, non rimarrà deluso. Gustose anteprime e retrospettive stuzzicano la curiosità e, già da stasera, sarà subito cinema. Prima il dolente «Xavier», corto su Xavier Jugelé, ucciso sugli Champs-Élysées e membro Lgbt della polizia francese. Segue «Postcards from London», sequel di «Postcards from America» dove il regista Steve McLean (oggi in sala) aveva tradotto i rabbiosi scritti di David Wojnarowicz, morto di Aids nel 1992. Oggi, il protagonista si trasferisce nella metropoli che sembra riservargli un inatteso successo; se non fosse per la sua sindrome di Stendhal e le visioni che ne derivano. Alle 22.00 altre due proiezioni contemporanee in sala due e tre. L’israeliano «Montana», su abusi sottaciuti e conflitti familiari ipocriti e irrisolti; ed «Eastern Boys», vincitore della sezione Orizzonti a Venezia ‘17. ( fab.div. )

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