Dalla rassegna stampa Cronaca

Basilicata, secondo prete sospeso dopo lo scandalo dei festini gay

Basilicata, secondo prete sospeso dopo lo scandalo dei festini gay

È un sacerdote di Tricarico finito nel dossier hot di Francesco Mangiacapra

Emanuela Carucci

Faceva parte della diocesi di Tricarico (un paese lucano di cinquemila anime, in provincia di Matera) l’ultimo prete sospeso perché finito nel dossier di Francesco Mangiacapra: un fascicolo di milleduecento pagine che ha fatto tremare la Chiesa quello che l’avvocato napoletano, autore del libro dall’eloquente titolo “Il numero uno.

Confessioni di un marchettaro”, ha inviato alla curia di Napoli con sessanta nomi di preti, religiosi e seminaristi che avrebbero avuto incontri sessuali gay a pagamento con lui. Non solo: ci sarebbero anche videochat e messaggi con foto inequivocabili.
Si è gridato allo scandalo non solo in Campania, ma in tutta Italia, soprattutto in Basilicata. Perchè molti dei nomi comparsi nel dossier erano di religiosi lucani.
Si tratta della seconda sospensione di un sacerdote coinvolto nel caso. A darne notizia il quotidiano regionale “La Gazzetta del Mezzogiorno”. L’altra sospensione ha riguardato un parroco della diocesi di Tursi-Lagonegro, sempre in provincia di Matera. Ora, secondo quanto si legge sul giornale pugliese e lucano, i due preti vivono in una comunità monastica e non possono più celebrare messa o confessare se non in forma privata. Entrambi sono stati sospesi in maniera cautelativa fino alla fine del processo a maggio. Se alla fine del processo canonico risulteranno colpevoli saranno sospesi definitivamente dalla carica.
Circa un mese fa alcuni preti di Potenza, dopo il fragore mediatico. hanno rotto il silenzio con un documento in cui si definivano “peccatori”. Una sorta di lettera sulla morale. Lo scritto parlava apertamente di “questione morale” da affrontare invitando, tuttavia, a “non generalizzare”.
Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma intanto in Basilicata sono già due, dopo poco più di un mese dallo scandalo, i preti momentaneamente sospesi e non è detto che siano gli ultimi.


da Gazzetta del Mezzogiorno

Scandalo preti gay, sospeso altro sacerdote in Basilicata

Il provvedimento riguarda un parroco che faceva parte della diocesi di Tricarico. In precedenza era stato allontanato un sacerdote della diocesi di Tursi–Lagonegro

Seconda sospensione in seguito al dossier dell’avvocato campano Francesco Mangiacapra su una presunta rete di preti gay. Il provvedimento riguarda un parroco che faceva parte della diocesi di Tricarico. In precedenza era stato sospeso, per analoghi motivi, un sacerdote della diocesi di Tursi–Lagonegro, tra le diocesi più coinvolte, secondo Mangiacapra, nello scandalo degli incontri omosessuali tra sacerdoti. Nelle 1.300 pagine del dossier, l’avvocato campano (che non ha mai nascosto il mestiere di gigolò) ha schedato una sessantina tra sacerdoti e seminaristi che sarebbero colpevoli di comportamenti molto poco consoni alla vita ecclesiastica. Sia il vescovo di Tricarico, Giovanni Intini, che quello di Tursi–Lagonegro, Vincenzo Orofino, tengono a sottolineare che i due sacerdoti «sono stati sospesi in maniera cautelativa, in attesa delle conclusioni del processo canonico che è già stato avviato».

Si conta di chiudere il processo entro la fine del prossimo mese di maggio. Entrambi i preti ora vivono in una comunità monastica fuori dalla Basilicata, disponibili a farsi interrogare dal tribunale ecclesiastico. Quando un sacerdote viene sospeso in maniera cautelativa significa che non può più confessare, predicare e celebrare messa in pubblico, ma solo in privato. È la fase preliminare del processo canonico, al termine del quale, se riconosciuto colpevole il sacerdote viene colpito da sospensione «a divinis». La locuzione latina a divinis letteralmente significa dai ministeri divini. Il prete sospeso «a divinis» non ha più la facoltà di celebrare messa o confessare i fedeli. Dietro il dossier di Mangiacapra spunta anche l’ipotesi di una vendetta di una persona che aveva contatti con le chiese locali della Basilicata meridionale che di fronte ad atteggiamenti di chiusura avrebbe deciso di vuotare il sacco. Questa persona non era ancora entrata in seminario ma stava facendo l’anno propedeutico. A quanto pare, faceva parte della diocesi di Tursi-Lagonegro.

Il prete della diocesi di Tricarico che è stato sospeso svolgeva la funzione di parroco in una paese della zona sud, dove era noto non solo per il suo particolare attivismo. Agli abitanti, infatti, non erano sfuggite alcune sue curiose abitudini. Nessuno, però, immaginava quello che poi è successo. Un dossier pesante, in tutti i sensi, quello di Mangiacapra. E le varie curie chiamate in causa non hanno potuto voltare la testa. Sotto accusa una sessantina di religiosi per i loro incontri omosessuali. Una tempesta che – se al momento non sembra riservare profili penali, perché tra adulti consenzienti – esplode nel corpo della Chiesa. Soprattutto meridionale. Oltre 1.300 pagine sugli incontri hot. Un racconto chiaro e dettagliato: nomi e cognomi di religiosi, con screenshot di conversazioni, i messaggi tra una messa o un funerale da celebrare. E alla Gazzetta Mangiacapra spiega: «Spero che il clero sappia fare pulizia al suo interno. Io pongo una questione di autodeterminazione e chiarezza: l’ipocrisia che c’è è insopportabile».

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