Dalla rassegna stampa Salute

Il sesso a rischio continua a colpire

In Italia contagi tra gay o bisex. La via principale è la prostituzione

Il sesso a rischio continua a colpire

In Italia contagi tra gay o bisex. La via principale è la prostituzione

Quanto si parla poco di Hiv, in Italia. Mentre negli Stati Uniti è allarme, il 91% dei nuovi casi è legato a droghe iniettive, in Italia nel 2016 il registro dell’Istituto superiore di Sanità ha registrato 3451 nuove infezioni e 778 casi di Aids. Oltre la metà di chi era già malato non sapeva di essere sieropositivo. E continuava dunque a contagiare.

La trasmissione del virus nel nostro paese è prevalentemente sessuale. Come racconta Carlo Federico Perno, professore di Virologia e Microbiologia all’Università di Milano: «Mentre sono quasi spariti i tossicodipendenti che utilizzano droghe iniettive, troviamo l’infezione soprattutto negli omosessuali o nei bisessuali. La curiosità è che il 25-30% delle nuove diagnosi ha un genotipo straniero. E questo è dovuto essenzialmente a due fattori: sono italiani che vanno all’estero e hanno rapporti sessuali con giovanissime sieropositive, soprattutto in Asia, oppure italiani che, in Italia, frequentano prostitute e prostituti stranieri, soprattutto sudamericani, ma anche africani. Sono poche persone, che però infettano moltissimo, perché hanno comportamenti sessuali estremamente a rischio e sono sorgente del virus». La diagnosi precoce resta l’unica strada per intervenire immediatamente con una terapia che è più efficace se cominciata tempestivamente. Anche perché i sintomi del virus possono presentarsi dopo molto tempo. Anni dopo l’infezione. Per questo sarebbe utile espandere l’uso del test salivare, come si fa negli Usa.

E mentre il capitolo vaccino sembra ancora lontano, così come quello di una cura definitiva, al congresso Croi di Boston si è parlato molto di Prep, la profilassi pre-esposizione, da assumere prima di rapporti sessuali considerati a rischio. Le associazioni dei pazienti la reclamano, in Francia e a San Francisco si è riusciti a limitare così il numero dei contagi. « La Prep funziona — precisa Perno — ma ci sono delle considerazioni da fare. Prima cosa, la terapia la assume una persona sana, esponendosi agli effetti collaterali dei farmaci. Poi chi paga? E chi la somministra? Infine, c’è un importante aspetto psicologico: alcuni studi hanno dimostrato che chi ricorre a Prep ha comportamenti più liberi e un numero maggiore di contagi di malattie sessuali, come gonorrea e sifilide».

Studi presentati anche adesso al Croi di Boston. La prep funziona, anche quando è presa prima di rapporti sessuali considerati a rischio e non continuativamente. La Prep on demand. Certo, non è una soluzione. Ed è vero, potrebbe spingere a sentirsi così al sicuro da non utilizzare un minimo di precauzione nei rapporti sessuali. Oggi, insieme all’anello vaginale con rilascio di ribavirina in Africa, i cui risultati sono stati presentati al Croi, è però una delle tante strade per limitare il contagio da Hiv. Che è vero, può essere curato. Ma ancora non guarito. E la terapia è comunque a vita.

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aids

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