Dalla rassegna stampa Libri

«Stiamo tutti bene» di Giulia Gianni

«Stiamo tutti bene» di Giulia Gianni

Ilaria Scarpiello

La decisione di diventare genitori, di diventare madre, è la più importante della vita, anzi lo è diventata a causa delle difficoltà psicologiche, fisiche e sociali nate soprattutto negli ultimi anni. Mancanza del lavoro, degli asili nido, di politiche rivolte alla famiglia hanno portato il nostro Paese verso una tremenda deriva: in Italia non si fanno più figli come una volta. Tutti questi problemi, poi, diventano montagne invalicabili quando a decidere di mettere al mondo un figlio è una coppia omosessuale.

Giulia Gianni racconta la sua avventura di madre in una coppia omogenitoriale nel suo romanzo “Stiamo tutti bene” (La Nave di Teseo, 2017): dalla fecondazione assistita in Spagna, all’outing a parenti e amici, passando per la gravidanza, fra corsi pre-parto alquanto discutibili, dieta ferrea e shopping compulsivo, seguiamo le avventure della protagonista e della sua compagna fino al momento della nascita del loro desideratissimo bambino.

Giulia Gianni, con uno stile semplice e godibile, racconta e racconta e racconta tutto ciò che le si smuove fuori e dentro la pancia lungo circa cinquecentoventi pagine con un imperterrito taglio narrativo umoristico che, da un lato, diverte quando deve divertire e invita alla riflessione e commuove, mentre dall’altro stanca, togliendo valore in alcuni punti all’odissea patita dalle due coraggiose genitrici e dal loro figlioletto. D’altronde far ridere sulla carta scritta è una delle imprese più difficili mai riuscite all’uomo, soprattutto per tutte quelle pagine, impresa riuscita forse solo a David Foster Wallace: Giulia Gianni ci riesce la maggior parte delle volte, invita alla riflessione il lettore e riesce a festeggiare la nascita del suo bambino, per il momento non possiamo chiederle di più. Almeno fino a quando i diritti delle famiglie LGBT non saranno presi seriamente in considerazione in questo buffo e cocciuto Paese in cui abitiamo.

“E allora la testa parte e inizi a immaginare tutte le cose che potrebbero essere pane per gli aguzzi dentini del giovane unno: l’intimità, il tempo libero, il potersi svegliare alle dieci di mattina, le partenze improvvisate, i pomeriggi passati sul divano a leggere libri, le trasferte di lavoro, i comodi spostamenti in scooter, le serie TV truculente che tanto ami e le altre migliaia di piccoli pezzi di quel puzzle che è la vita che finora hai conosciuto”.

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