Dalla rassegna stampa Salute

Hiv, ecco come mai alcune persone sono più protette dal contagio

Un gel per la prevenzione?

Hiv, ecco come mai alcune persone sono più protette dal contagio

A seconda della composizione del microbioma vaginale, il virus può risultare più o meno aggressivo

di Adriana Bazzi

L’Aids è anche una questione di ecologia microbica. Parliamo del rapporto che il virus Hiv ha con i microrganismi che popolano il corpo umano (il cosiddetto microbiota/microbioma) e in particolare quelle aree attraverso le quali avviene il contagio. Parliamo, dunque, dell’ambiente vaginale, ma anche di quello dell’intestino o della bocca. Fino a poco tempo fa si sapeva ben poco di queste interazioni, ma gli studi si stanno moltiplicando e la conferma si trova nel programma del congresso dedicato ai retrovirus, in sigla Croi, in corso a Boston: una sessione plenaria e una serie di relazioni e poster che si sono concentrate soprattutto sul microbioma vaginale.

I batteri e l’infiammazione
Perché due sono le domande che i ricercatori si stanno ponendo. La prima: l’infezione da Hiv provoca un’alterazione del microbiota umano? La seconda: i batteri presenti in vagina possono prevenire, o favorire, il contagio? «Alla prima domanda c’è una risposta ed è sì – precisa Giulia Marchetti professore associato di Malattie infettive all’Università di Milano, Ospedale San Paolo -. Da qualche anno si sa che la composizione dei microbi, presenti nella vagina e nell’intestino delle persone con infezione da Hiv, è alterata. In particolare risultano aumentate le famiglie microbiche che sostengono l’infiammazione (alcuni batteri infatti producono sostanze pro-infiammatorie, ndr) a svantaggio di altri batteri, per esempio dei lattobacilli che, invece, hanno un ruolo anti-infiammatorio. Il risultato è un’infiammazione cronica che non viene corretta dai farmaci antivirali». Anche il microbiota intestinale è alterato, soprattutto quando il contagio avviene attraverso rapporti omosessuali. «L’intestino diventa una specie di colabrodo – precisa Antonella D’Arminio Monforte, Direttore della Clinica di Malattie infettive all’Università di Milano, Ospedale San Paolo – e i batteri possono entrare in circolo e dare infezioni sistemiche».

Un gel per la prevenzione?
Anche per la seconda domanda la risposta è sì. La presenza di certi tipi di batteri soprattutto anaerobi, quelli cioè che per sopravvivere non hanno bisogno dell’ossigeno, promuove un’infiammazione locale e quest’ultima richiama quelle cellule immunitarie (i linfociti Cd4) che poi sono “preda” dell’Hiv. Che il microbioma vaginale influenzi il contagio è dimostrato anche da uno studio, condotto da Nichole Klatt dell’University of Washington a Seattle, sull’uso di un farmaco antiretrovirale, il tenofovir, come gel vaginale nella prevenzione dell’infezione. Questo farmaco risulta efficace negli uomini, molto meno nelle donne e la Klatt ha dimostrato che l’inefficacia è legata a una predominanza, nel microbioma vaginale, di un particolare tipo di germe, la Gardnerella vaginalis, capace di metabolizzare ed eliminare il farmaco. Il farmaco, invece, funziona quando a predominare sono i lattobacilli. «L’obiettivo adesso – conclude D’Arminio Monforte – è quello di capire se la manipolazione del microbioma, per esempio con probiotici o prebiotici, cioè con la somministrazione di determinati batteri o delle sostanze da loro prodotte, può aiutare sia a prevenire che a controllare l’infezione».

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