Dalla rassegna stampa Libri

Ogni libro ha dei debiti Il mio romanzo ne ha otto

Ogni libro ha dei debiti Il mio romanzo ne ha otto

Nessun libro esiste da solo. E benché alcuni scrittori sostengano che i libri degli altri finiscano per essere solo un ulteriore motivo d’ansia, io sono ben felice di avere delle linee guida. Dopotutto, da che cosa nasce il desiderio di diventare scrittore se non dall’avere sperimentato cosa significhi venire inchiodato dalla forza di un libro e dal desiderio di suscitare la stessa reazione nei tuoi lettori?

Quando lavoro a un romanzo leggo moltissimo. Nulla che per argomento o struttura si avvicini troppo a ciò che sto scrivendo — per esempio evito i libri ambientati nello stesso luogo scelto da me, e nel caso di Orient mi sono tenuto lontano dagli orfani e dal mondo dell’arte. Ma nei momenti di blocco correvo in libreria (o mi tuffavo tra le pile di tascabili intorno alla mia scrivania) in cerca di ispirazione — o semplicemente per distrarmi con una bella scrittura.

Le fonti per la ricerca su questo libro comprendono volumi di storia locale e marittima, un tesoretto di articoli — principalmente del «Suffolk Times» — su Orient, cittadina sulla punta di Long Island affacciata sul braccio di mare che separa l’isola dal Connecticut; un documentario sulla ricostruzione del Bug Lighthouse; anni di visite alle gallerie d’arte e agli studi degli amici artisti; una mazzetta di ricevute dell’autonoleggio per tutti i miei viaggi sulla Long Island Expressway.

La lista qui sotto però è riservata a quelle opere letterarie che hanno affondato in me i loro artigli senza mai mollare la presa, aiutandomi a capire come costruire la mia Orient — storia di una comunità chiusa , dell’arrivo di uno sconosciuto, di una catena di omicidi .

Willa Cather, «La mia Antonia»
È l’unico romanzo che cito espressamente in Orient . Mi colpisce come Willa Cather riesca qui a evocare il paesaggio, gli odori, i costumi e i conflitti della prateria del Nebraska in maniera così piena e convincente. È come se il lettore diventasse pioniere insieme ai personaggi. Le descrizioni del tempo e delle stagioni, in particolare, sono mozzafiato. Non mi viene in mente nessun altro autore capace di rendere la sua ambientazione con altrettanta intensità — tanto che persino i momenti più forti del testo si mescolano perfettamente all’ambiente. Amo moltissimo questo romanzo che acquistai quasi per caso in una minuscola libreria del Montana, grazie all’intuizione che potesse essere la lettura giusta per quel viaggio. Fidatevi sempre dell’istinto.

Truman Capote, «A sangue freddo»
Aspettate, c’è un altro autore bravissimo a ritrarre lo spirito del luogo. A sangue freddo è un capolavoro, costruito come un orologio a cucù, con un guscio bucolico, innocente, che nasconde un meccanismo dal ticchettio spietato. In particolare ammiro come in questa crime story Capote riesca a gestire i tanti livelli narrativi: gli abitanti terrorizzati di Holcomb, Texas; la caccia disperata della polizia agli assalitori; la terrificante odissea verso il nulla di Perry e Dick. Capote non denigra né sminuisce mai nessuno dei suoi personaggi. Ti dimostra come ci si possa sentire solidale con le vittime e tuttavia avere grande empatia e una strana fascinazione per gli assassini.

Agatha Christie, «Assassinio sull’Orient Express»
Sarei negligente se non menzionassi un libro di Agatha Christie. Nello scrivere Orient , non volevo che l’aspetto letterario oscurasse il piacere di un whodunit ben orchestrato. E nessuno sa costruire un puzzle come la Regina del Crimine. È sorprendente come sia riuscita a pubblicare settantotto romanzi, trovando sempre un nuovo colpo di scena, un colpevole improbabile, e il modo di disorientare il lettore. Se Assassinio sull’Orient Express non è il mio Agatha Christie preferito (piuttosto Dieci piccoli indiani ), mentre scrivevo Orient lo pensavo come una sorta di antenato — e nell’intreccio della trama ripetevo a me stesso: devi essere bravo, bravo, bravo. E il mio romanzo si chiama Orient , dunque c’è un po’ di Agatha Christie anche nel titolo. Spero di non rivelare troppo dicendo che no, non sono tutti colpevoli nel mio libro. Almeno non di omicidio.

Alan Hollinghurst, «La biblioteca della piscina»
Ogni scrittore, nell’introdurre un nuovo personaggio, affronta una sfida: come descrivere questa persona in maniera autentica? Trovare modi interessanti di ritrarre gli esseri umani può essere di per sé un lavoro a tempo pieno. Ma se cercate un autore geniale nel ritrarre i corpi — l’ombra, il sudore, il modo di muoversi — Hollinghurst è la persona giusta. Rende ogni forma umana come un pittore, con estrema cura, pennellata dopo pennellata. Ed è altrettanto straordinario nel descrivere i meccanismi mentali. La biblioteca della piscina è pieno di spirito e sesso, di amori e di lotte gay nelle forme più disparate. È una lettura appassionata, che può dare dipendenza.

Francis Scott Fitzgerald, «Il grande Gatsby»
Lo so cosa state pensando: troppo ovvio. Ma voglio dirvi una cosa. Tutti pensano al Grande Gatsby come al romanzo su New York per eccellenza, mentre io credo sia il romanzo su Long Island per eccellenza. E siccome anch’io volevo parlare di Long Island — il North Fork anziché il North Shore — ho dovuto affrontare lo spettro luminoso, scintillante di Gatsby. È uno dei miei romanzi preferiti, una miscela perfetta di glamour e sporco sotto le unghie. È pura letteratura dell’est americano, ma, ci tengo a sottolineare, è anche un giallo che si risolve nell’incastrare l’uomo sbagliato.

Joan Didion, «After Henry»
Per quanto Joan Didion sia un’autrice amatissima, questa collezione di saggi del 1992 è decisamente sottovalutata, forse perché si basa più su temi culturali e politici che sulla profondità dei sentimenti. Come molti scrittori della mia generazione, ho imparato moltissimo da Joan Didion, e After Henry gode di una prosa secca e malinconica, ma soprattutto di uno sguardo ai raggi X capace di vedere ben oltre le performance e le falsità della psiche americana. Si pensa alla Didion come a una scrittrice californiana, ma grandi cose accadono quando si sposta a est.

Ben Lerner, «Un uomo di passaggio»
Molte volte, conoscere un personaggio è come andare a un primo appuntamento. Si ha l’impressione che l’autore desideri moltissimo che il lettore apprezzi tutte le qualità — anche quelle bizzarre, specialmente quelle bizzarre — del suo protagonista. Mi ha colpito come invece Lerner in questo eccellente romanzo di viaggio costruisca un personaggio principale che non è così piacevole. È bugiardo, confuso, egoista, e non se ne pente. E grazie a quei difetti, il personaggio di Lerner è ben vivo sulla pagina.

P. D. James, «Per cause innaturali»
In realtà Per cause innaturali l’ho letto dopo aver finito la prima stesura di Orient . Ma mi ha così preso, che devo includerlo. P. D. James è una giallista dalla scrittura straordinaria. Il romanzo è ambientato in un villaggio sul mare dove la vita imita l’arte, ma il vero capolavoro di P. D. James è il detective, Adam Dalgliesh. Negli annali della narrativa gialla, i detective sono fin troppo freddi e composti, attori impassibili cui importa poco del prezzo emotivo del caso che stanno risolvendo. Qui Dalgliesh viene lasciato dalla fidanzata nei primi capitoli. Ecco un detective da seguire.

(traduzione di Daniela Guglielmino )

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