Dalla rassegna stampa Cronaca

Preti omosessuali la Curia di Napoli apre indagine interna

Preti omosessuali la Curia di Napoli apre indagine interna

Stavolta il dossier c’è. Pesante, in tutti i sensi. E la Curia di Napoli non può voltare la testa. Sotto accusa una sessantina di religiosi per i loro incontri omosessuali, anche a pagamento. Una tempesta che – se al momento non sembra riservare profili penali, perché tra adulti consenzienti – esplode nel corpo della Chiesa. Soprattutto meridionale. E a firmare l’esplosiva denuncia, consegnandola personalmente, è un trentenne avvocato napoletano, un omosessuale che non ha mai nascosto il mestiere di “ gigolò”, Francesco Mangiacapra. E a Repubblica spiega: «Spero che il clero sappia fare pulizia al suo interno. Io pongo una questione di autodeterminazione e chiarezza: l’ipocrisia che c’è è insopportabile».

Oltre 1300 pagine sugli incontri hot. Preti non solo campani, ma da Messina a Urbino, da Gallipoli a Catania, da Reggio Calabria a Barletta. Un racconto chiaro e dettagliato: nomi e cognomi di religiosi, con screenshot di conversazioni, i messaggi tra una messa o un funerale da celebrare. Poi, ieri mattina, la nota di Largo Donnaregina: « È stato consegnato alla cancelleria della Curia un dossier, su compact disc, di denuncia – si legge – di casi di omosessualità nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune diocesi italiane » . E poi: « Il materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle diocesi interessate per le valutazioni».

Mangiacapra annuncia anche che si costituirà parte civile nel processo a don Luca Morini, detto “ don euro”, il sacerdote travolto dai vizi e rinviato a giudizio, a Massa Carrara, per truffe e appropriazione indebita: tra i gigolò con cui aveva contatto c’era anche l’avvocato napoletano. Sostiene che la sua, ormai, è « una battaglia politica contro preti dalla doppia e tripla vita » . Come “ battaglia politica”? Non ha risposto a queste chiamate? Non si è prostituito? «Sì. Ma non ho mai ricattato nessuno, mai infamato nessuno. Mi prostituisco, guadagno. Ma racconto tutto perché non approvo la doppia morale di alcuni sacerdoti: dal pulpito mi condannano come omosessuale e in privato si dedicano agli incontri via chat » . La sua storia era già emersa nel libro “ Il numero uno”, scritto da Mangiacapra con il regista e produttore Mario Gelardi, e riannodata attraverso servizi da Le Iene e il sito Gaynews. it. Ieri sera, un post su Fb quasi da “ giustiziere” mediatico: «Sappiano quei preti che esiste una lobby di escort pronti a denunciare e raccogliere prove contro quei preti che condannano pubblicamente ciò che segretamente perseguono » . Mercoledì scorso, la consegna del suo dossier in Curia. « Lo so bene che non tutti i preti sono così, anzi – ragiona Mangiacapra – Ho voluto lasciare il dossier nelle mani di un sacerdote che mi ispirava fiducia e lealtà. Si chiama don Ortaglio. Ho letto, mentre gli parlavo, il dolore e la tristezza nei suoi occhi. Io, che faccio un mestiere che non conosce pudori, per la prima volta guardando quel dispiacere mi sono quasi vergognato».

– conchita sannino


da Quotidiano.net

“Sesso in canonica”. Dossier sui preti gay

Napoli, il documento consegnato in Curia. Coinvolti 60 sacerdoti di varie diocesi

di NINO FEMIANI

Napoli, 25 febbraio 2018 – “Nel corso di questa settimana è stato consegnato alla cancelleria della Curia arcivescovile di Napoli un dossier su cd di denuncia di casi di omosessualità nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune diocesi italiane. Detto materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle diocesi interessate per le eventuali necessarie valutazioni”. Una nota della Curia partenopea fa esplodere un caso che potrebbe avere ramificazioni nazionali, coinvolgendo decine di preti. A far partire il tam tam di sussurri e voci è un post sul sito Gay News, diretto da Franco Grillini. Il 18 febbraio il quotidiano online pubblica un articolo dal titolo: “App per incontri, gang bang, sesso in canonica: un dossier di 1.200 pagine svela la rete hot dei preti gay da Roma a Catania”. È lo stesso finito nelle mani del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli.

Viene descritta una ‘Sodoma e Gomorra’ in abito talare con circa 60 coinvolti, tra preti, monaci e seminaristi che parteciperebbero a incontri omosessuali (“Facciamo sesso nell’eremo”; “Ti va di farlo a tre?”: sono solo alcuni dei messaggi spediti in una app ‘dedicata’). Il dossier è stato messo a punto da un giovane escort napoletano, Francesco Mangiacapra, ex avvocato diventato gigolò, che avrebbe partecipato agli appuntamenti sessuali di don Luca Morini, detto ‘don Euro’, il sacerdote della diocesi di Massa e Pontremoli che dovrà comparire davanti al gup l’8 marzo. Il giovane ‘protégé’ avrebbe allargato l’orizzonte e descritto una rete di festini in canonica, allegando per ognuno dei sessanta religiosi delle schede personali, con tanto di screenshot delle conversazioni con i loro amanti.
Nelle 1.200 pagine, viene raccontata la doppia vita di questi uomini di Chiesa. C’è il prete romano che promette posti di lavoro e paga gli escort ricaricando la loro postapay. C’è il parroco che organizza orge in canonica e diffonde l’invito via app. C’è il monsignore, agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso su minore, ma che promuove senza timori incontri con uomini tramite Grindr. C’è il sacerdote lucano che il sabato sera frequenta disco gay-friendly in Calabria, s’ubriaca e fa sesso.

Il dossier di Mangiacapra è indirizzato alla Curia affinché prenda provvedimenti urgenti. Nell’introduzione l’ex avvocato spiega: «Redigo questo catalogo di mele marce non con l’intento di gettare fango sulla Chiesa, ma con quello di contribuire a estirparne il marcio che contaminerebbe tutto quanto c’è di integro. Al solito i presuli si svegliano solo quando si montano i casi mass-mediatici: l’atteggiamento di quei vescovi già informati e che ancora non hanno preso provvedimenti è omertoso». Il materiale interessa ecclesiastici gay di più diocesi. Di questi 42 sono diocesani, 7 appartengono a istituti religiosi mentre i seminaristi sono 9.


da Corriere.it

Sesso gay con preti e seminaristi, un dossier allarga lo scandalo: «Coinvolti sacerdoti da tutta Italia»

Oltre 1200 pagine fitte di screenshot di chat e pesanti foto erotiche sono state inviate da un avvocato dedito alla prostituzione che aveva già svelato i traffici di «don Euro»

di Ferruccio Pinotti

Un dossier con date, foto e messaggi di una chat erotica è stato consegnato alla Curia di Napoli. I documenti sarebbero collegati a una serie di incontri sessuali — in gran parte omosessuali, anche con elargizione di denaro — che vedono coinvolti sacerdoti e seminaristi. L’Arcidiocesi di Napoli ha anche avviato una verifica sui fatti, che potrebbe portare a provvedimenti per alcune delle persone coinvolte. «Nel corso di questa settimana, è stato consegnato alla Cancelleria della Curia Arcivescovile di Napoli un dossier di denuncia di casi di omosessualità nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune Diocesi italiane — precisa la nota —, detto materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle Diocesi interessate per le eventuali necessarie valutazioni». Il dossier, che il Corriere ha potuto visionare, è impressionante, e riporta messaggi e decine di foto (molto pesanti). Saranno le istituzioni ecclesiastiche a vagliare la documentazione.

Le carte
Nei giorni scorsi il sito Gaynews aveva riferito che il dossier è stato messo a punto da un ex escort, Francesco Mangiacapra, che abita a Napoli, già noto alle cronache per avere svelato i presunti traffici di don Luca Morini, soprannominato «don Euro». Il nuovo dossier coinvolgerebbe una sessantina di prelati, diocesani e appartenenti ad ordini religiosi, per lo più campani ma non solo. Mangiacapra tiene a precisare che «non ci sono nel mio dossier profili di pedofilia. Non ci sono preti pedofili, ma segnalo un prete agli arresti domiciliari per pedofilia che fa incontri con maggiorenni durante il periodo degli arresti domiciliari».

Le motivazioni
Mangiacapra è autore di un libro dal titolo Il Numero Uno – confessioni di un marchettaro (Iacobelli editore) dal quale il dossier è partito, in cui l’uomo ripercorre la sua storia di avvocato che ha scelto di diventare gigolò, diventando amante di numerosi sacerdoti. Perché ha inviato il dossier alla Curia? «Il fine non è far del male alle persone menzionate, ma aiutarle a comprendere che la loro doppia vita, per quanto apparentemente comoda, non è utile a loro né a tutte le persone per cui esse dovrebbero rappresentare una guida e un esempio da seguire. Il comportamento di questi prelati è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l’idea di poter continuare a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica. Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da tempo beneficiano, e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo dei propri vizi».


da Il Mattino.it

Preti gay e chat hot, bufera in Curia: due sacerdoti sotto i riflettori a Napoli

di Maria Chiara Aulisio

Ancora un dossier a luci rosse sulla scrivania del cardinale Crescenzio Sepe che dovrà occuparsi di verificare innanzitutto la posizione dei due preti napoletani coinvolti nel fascicolo consegnato nei giorni scorsi ai vertici di Largo Donnaregina da Francesco Mangiacapra, escort di professione, che in 1300 pagine ha schedato oltre cinquanta tra sacerdoti e seminaristi omosessuali colpevoli – secondo quel che dice il ragazzo – di comportamenti molto poco consoni alla vita ecclesiastica. Si tratterà di aprire altri due fascicoli, dovranno tornare al lavoro i giudici del Tribunale regionale ecclesiastico che hanno recentemente archiviato la posizione di don Mario D’Orlando, parroco a Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, sospeso dall’incarico nel febbraio del 2017 in seguito alla scoperta di un dossier anonimo su preti e presunti festini gay.

Dopo quasi un anno di indagini, veleni, interrogatori e confronti incrociati, i giudici di largo Donnaregina lo scorso gennaio hanno deciso di non procedere nei confronti del sacerdote di Monte di Dio. Perché – è scritto nel decreto – rispetto a una denuncia anonima non è possibile fare diversamente. A nulla varrebbero infatti – secondo i giudici del cardinale Crescenzio Sepe – le informazioni, a cominciare dall’interrogatorio verità del grande accusatore del prete, che la Procura di Napoli, nel rispetto della prassi, ha regolarmente inviato ai vertici del tribunale ecclesiastico al termine delle indagini svolte per escludere il coinvolgimento di minori nel giro. Tutto archiviato, dunque. Anche se però i giudici del Tribunale regionale ecclesiastico hanno contemporaneamente deciso di non reintegrarlo, non solo nel suo ruolo di parroco nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone – dove addirittura «si fa obbligo» di non tornare – ma in nessuna altra chiesa o ente ecclesiastico che sia.

E a riguardo c’è una ulteriore novità. Nei giorni scorsi qui a Napoli è arrivata una troupe delle Iene, con il giornalista Enrico Di Doni, che ha inseguito per alcuni metri, riuscendo poi a fermarlo, proprio don Mario D’Orlando. Al sacerdote napoletano è stato mostrato un video che lo ritraeva a casa sua in compagnia di un giovane omosessuale intento a fargli un massaggio. Il programma – secondo quanto si è appreso – dovrebbe andare in onda nei prossimi giorni.

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