Dalla rassegna stampa Cinema

Berlinale '18 - The Silent Revolution

The Silent Revolution

Matteo Galli

VOTO: 2/5

Agli spettatori, ai lettori tedeschi il titolo dell’ultimo film di Lars Kraume – regista tedesco del 1973 ma nato a Chieti e che in Italia è arrivato per la prima volta l’anno scorso con un buon film ambientato in Germania Federale fra gli anni ’50 e gli anni ’60, intitolato Lo Stato contro Fritz Bauer (recensito su queste colonne) – Das schweigende Klassenzimmer (La classe in silenzio, ma in inglese The Silent Revolution), fa immediatamente venire in mente un classico della letteratura dell’infanzia, ossia Das fliegende Klassenzimmer di Erich Kästner, scritto nel fatidico 1933, Bompiani lo pubblicò già l’anno dopo nella traduzione di Lavinia Mazzucchetti con il titolo La classe volante. Il nuovo film di Kraume, presentato nella sezione Berlinale Special, si svolge solo pochi anni prima del precedente, ma stavolta nell’altra Germania, nella RDT, e fa riferimento a un episodio realmente accaduto, su cui è stato scritto un memoir omonimo di grande successo da uno dei ragazzi a suo tempo coinvolti, un certo Dietrich Garstka, una decina d’anni fa. Siamo a Stalinstadt – ebbene sì c’era in RDT una città che si chiamava così, era la città annessa a uno dei più importanti complessi industriali, quello di Eisenhüttenstadt, per lo più acciaierie, al confine fra la Germania Est e la Polonia, centoventi chilometri da Berlino. Siamo a Stalinstadt, e due amici che frequentano l’ultimo anno del ginnasio prendono il treno e vanno al cinema a Berlino Ovest, il Muro ancora non c’era, Berlino città aperta. Guardando il cinegiornale apprendono la versione occidentale dei fatti d’Ungheria. Quando tornano a Stalinstadt i due ragazzi lo raccontano ai compagni, poi per saperne ancora di più vanno ad ascoltare – di nascosto – la radio occidentale presso un vecchio omosessuale che vive isolato in piena campagna, e continuano ad informarsi su cosa sta succedendo: i carrarmati sovietici, il governo di Imre Nagy, la repressione. Decidono di non stare zitti, anzi decidono di stare zitti: di proporre ai compagni un minuto di silenzio in onore dei caduti di Budapest, fra i quali si dice vi sia anche Ferenc Puskas, un mito per tutti loro, quanto meno per i maschi. Il minuto di silenzio diventa un casus belli con il preside, poi con la responsabile del provveditorato, fino ad arrivare al Ministro, interpretato da uno straordinario Burghart Klaußner (Fritz Bauer, ma anche il pastore del Nastro Bianco e molto altro). Si cercano, con metodi inquietanti (molto inquietanti e molto en vogue un paio di decenni prima ma evidentemente non totalmente passati di moda…), i colpevoli, gli iniziatori, i capibanda e l’anello debole pronto a denunciare, altrimenti i ragazzi e le ragazze non potranno sostenere l’esame di maturità. Tutti. Ne risultano terrificanti rapporti fra padri e figli, connivenze, scheletri nell’armadio, tradimenti, voltafaccia, che metà basterebbero: il Nazismo, il rapporto con l’Unione Sovietica, la rivolta di Berlino Est del 1953, non manca assolutamente nulla – tutta la Storia tedesca degli ultimi venti anni prima, durante la guerra e dopo la guerra, ci viene squadernata davanti, con un didascalismo sostanzialmente televisivo a tratti eccessivo, con il cinema ridotto a pura ancillarità, lezioncina per i ginnasiali di oggi e, come se non bastasse, con le donne ridotte a null’altro che madri fragili e ubbidienti e un triangolo amoroso assai melenso. Facile immaginare, visto che il Muro, come detto, ancora non c’era, che cosa al termine del film faranno gli studenti di ginnasio di Stalinstadt. Una foto di gruppo qualche anno dopo li ritrae quasi tutti a Ovest.
Per chi, tuttavia, conosce il cinema della RDT e il cinema sulla RDT prodotto dopo il Muro, il film qualche spunto in più lo fornisce perché cita a piene mani – nelle sequenze come negli attori – alcuni classicissimi da Berlino – Angolo Schönhauser (1957) di Gerhard Klein e Wolfgang Kohlhaase, quanto di più vicino al Neorealismo italiano sia mai stato prodotto in RDT, fino ad arrivare a Goodbye, Lenin! (il preside è interpretato da Florian Lukas, che falsificava i film e i telegiornali per Alex) passando per Coming Out (1989), il primo film dedicato al tema dell’omosessualità in Germania Orientale, che vantava fra gli interpreti principali Michael Gwisdek, che qui interpreta il vecchio e disilluso omosessuale Edgar, con la radio sempre sintonizzata sulle frequenze occidentali. Coming out era bel film, ma ebbe la sventura di uscire in una data felice/infelice che per il film più infelice non poteva essere, ossia il 9 novembre del 1989.

(Das schweigende Klassenzimmer). Regia: Lars Kraume; sceneggiatura: Lars Kraume fotografia: Jens Harant; montaggio: Barbara Gies interpreti: Leonard Schleicher (Theo), Tom Gramenz (Kurt), Lena Klenke (Lena), Ronald Zehrfeld (Hermann Lenke), Florian Lukas (il preside Schwarz), Burghart Klaußner (il Ministro dell’Istruzione), Michael Gwisdek (Edgar) produzione: Akzente Film & Fernsehproduktion Unterföhring, zero one film, Berlin, ZDF, Mainz, Studio Canal, Berlin; origine: Germania 2018; durata: 111’.

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