Dalla rassegna stampa Televisione

Baglioni, Hunziker, Favino Tris d’assi per tutti i gusti - Le pagelle

Baglioni, Hunziker, Favino Tris d’assi per tutti i gusti
Un segno di discontinuità dopo l’edizione guidata da Conti

Renato Franco

SANREMO «Come io vi ho fatto, io vi distruggo». L’ironico delirio di onnipotenza del dittatore artistico di Sanremo, sire, maestà e forse pure imperatore dell’universo, è la rappresentazione della cifra stilistica di quello che è stato non il Festival di Sanremo ma il Festival di Baglioni. Era partito con l’idea di stare defilato, aveva promesso che avrebbe frequentato poco il palco, che sarebbe stato conducente e non conduttore (nessuno ha mai capito cosa volesse dire), invece serata dopo serata è diventato presenza centrale con quel volto che è una maschera metafisica, il naso con gli spigoli, la bocca chiusa in ghigno sornione, un po’ attore di teatro, un po’ draculesco, la battuta al laser sempre pronta.

È stato un Festival baglionicentrico: Baglioni che canta le canzoni di Baglioni, Baglioni che duetta con gli ospiti su brani di Baglioni, Baglioni che si specchia in Baglioni. Il cantautore prestato alla tv ha spiegato quale sia il suo codice artistico: «Siamo abituati all’idea che la tv debba ospitare il medio e la mediocrità, io invece penso che la televisione come tutte le forme di arte alta e popolare debba sempre scremare e setacciare tutto il meglio che c’è. Noi siamo riusciti a “deformare” il Festival, anzi a metterlo nelle nostre forme», ovvero il codice di riferimento baglionesco.

Il Sanremo di Baglioni è un segno di discontinuità rispetto alla scorsa edizione: Conti è un bravissimo conduttore ma non ha (non potrebbe essere altrimenti) la stessa capacità artistica in senso largo; Maria De Filippi è una formidabile narratrice televisiva, ma non fa spettacolo in senso stretto. Mentre quest’anno non solo Baglioni, ma anche Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino si sono messi al servizio dello spettacolo, a servizio del conduttor «che move il sole e le altre stelle», ovvero se stesso e i suoi due compagni.

La svizzera atipica, precisa come un orologio del Canton Ticino, ma anche umanamente fallibile (è la prima a ridere delle sue gaffe) ha dovuto lasciare per una settimana Canale 5 per dimostrare di essere qualcosa di più di una conduttrice, qualcosa di meglio di una che legge solo il gobbo, qualcosa di diverso da una che ride. «Quando ho iniziato dovevo combattere per avere spazio, per non essere spogliata, per non farmi cucire addosso un ruolo sexy e poco parlante». Vent’anni dopo i suoi inizi Michelle Hunziker si è ritrovata comunque sexy, ma anche parlante e cantante, centrale, padrona con misura del palco quando serve, periferica senza essere asservita quando deve lasciare spazio agli altri.

Nonostante «l’aspetto da camionista» (sono parole sue), la barba da Bruto, il volto arcigno da padre che è meglio non far irritare, Favino si è liberato dalla gabbia del luogo comune che l’attore debba essere uno da cerchio alla testa, il cinico e malinconico perennemente tormentato, complice i ruoli «anche barbosi» (sempre parole sue) che ha interpretato al cinema e che potevano far pensare che lui facesse l’intellettuale, «cosa che non sono». E cosa che si è vista. In senso positivo. Caustico quel che basta e ironico quel che serve, ha dimostrato di possedere diversi — svariati e solidi — talenti.

Il Festival è la prova che esiste un’alternativa alla tv come luogo dei buoni a nulla ma capaci di tutto, come palestra per chi fa tante cose perché non ne sa fare bene una, come vetrina per gente che non sa fare nulla ma lo sa fare benissimo.


da La Repubblica

Meta e Moro vittoria annunciata. Favino commuove

Nell’edizione dei record secondo Lo Stato Sociale e poi Annalisa L’attore interpreta Koltès. Pausini show all’esterno dell’Ariston

silvia fumarola,

Ermal Meta e Fabrizio Moro vincono Sanremo numero 68 con Non mi avete fatto niente davanti a Lo Stato Sociale e Annalisa. E dire che il Festival che mette d’accordo tutti — benedetto persino dal tweet del premier Paolo Gentiloni ( « Sanremo, Italia. Un bel Paese si racconta » ) — stava per buttarli fuori per questioni di regolamento.
Il premio della critica Mia Martini Campioni va a Ron, seguito da Vanoni- Bungaro- Pacifico e Max Gazzè. Tanta musica, teatro, le gag, come un varietà d’altri tempi: il palco dell’Ariston riesce a contenere tutto. Laura Pausini si prende la scena, platea e red carpet, canta con Claudio Baglioni Avrai e viene giù il teatro dagli applausi, il “popolarnazionale” vive e lotta insieme a noi. Il cantautore ringrazia il figlio Giovanni per cui ha scritto la canzone. La ragazza di Solarolo finisce la sua esibizione cantando Come se non fosse stato mai amore tra le fan fuori dal teatro. Peccato per un piccolo problema tecnico che crea un blackout.
Tutto si tiene in questo Sanremone infinito che batte i record di ascolto ( serate sopra il 50% di share), il ricordo delle foibe, l’ologramma di Mina by Tim, il sorriso entusiasta di Michelle Hunziker che trova tutto «pazzesco», gli amici attori che si mettono in gioco, la telefonata di Fiorello. « Siete in linea con lo scaldapubblico automatico, se volete “Su le mani” digitate cancelletto» ride lo showman. «Volevo farvi un saluto, così abbiamo cominciato e così finiamo » . Pausini protesta: «Fiore, no, non chiudere » . « No, guarda ho un ritardo » , dice Fiorello riferendosi all’audio difettoso. « È la parità dei sessi » dice Baglioni con una battuta un po’ così. Anche Fiorello, dopo l’endorsement per Baglioni di Adriano Celentano ( « I cantanti possono, come un tempo, ritornare a non essere più i valletti dei grandi ospiti » ) scherza sul prossimo Sanremo: «Pare che la Rai abbia già contattato una coppia, il Papa e Melania Trump».
Emoziona il monologo di Pierfrancesco Favino, che interpreta con grande bravura un brano da La notte poco prima delle foreste di Koltès sul sentirsi “ stranieri in patria”. Un modo per introdurre Fiorella Mannoia che rende omaggio a Ivano Fossati con Mio fratello che guardi il mondo insieme a Baglioni. Renzo Rubino porta sul palco i nonni che ballano, mentre la croccante Paddy Jones con Lo stato sociale, sostenuto dagli operai di Pomigliano d’Arco arrivati apposta, incita la platea e volteggia a rischio fratture multiple. Standing ovation per Ornella Vanoni.
In giacca rossa da bartender campione del mondo di cocktail, Baglioni fa il verso a sé stesso, porta baffi grigi per fare il sosia, dopo cinque serate prende un paio di papere. Delizioso il coro con Edoardo Leo, tutti in smoking, a intonare Canzone per te. Nella serata delle primedonne Pausini e Mannoia, il trio Nek, Pezzali e Renga cantano Strada facendo con Baglioni, un coro sale dalla platea. Omaggio a Gaber e Tenco, Sabrina Impacciatore è un furetto irresistibile che inciampa in un vestito millefoglie e canta Jannacci. Siamo sempre su Rai 1 e vuoi non promuovere il talent con Antonella Clerici? Se lo show è come il flashmob di presentazione, aiuto. C’è un clima di festa all’Ariston e come dargli torto, il festival chiude e la domanda è una sola: cosa succederà l’anno prossimo? Celentano, entusiasta, tifa per Baglioni («È stata un’impresa non facile che solo a un Passerotto come te poteva riuscire. Oltre che un grande cantante, hai dimostrato di essere un grande organizzatore e direttore artistico. La Rai non potrà più fare a meno di te. Della tua bravura, del tuo gusto e della tua classe! » ). Era difficile pensare di eguagliare Carlo Conti, invece Baglioni stravince. Quindi farà il bis? «Non ho ricevuto alcun messaggio dalla Rai» risponde schietto il dittatore artistico. «E mi dispiace, perché un po’ di corteggiamento fa sempre piacere, anche agli uomini». Il direttore di Rai 1 Angelo Teodoli spiega che prima bisogna pensare al progetto generale. Il Tg1 rilancia: ci sarà Baglioni nel 2019? «Al momento penso proprio di no » , ripete il cantautore «anche perché non mi è stato chiesto». Rai 1manderà in diretta il suo concerto all’Arena di Verona il 15 settembre: «Non sarà un corteggiamento — ammicca Teodoli — ma un invito a cena sì…». Non sarà poco?

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