Dalla rassegna stampa Libri

MR SMITH E LA POESIA AL TEMPO DEI MILLENNIAL

È il regno dei morti/ il posto più sicuro/ dove sono mai stato»: cos’altro dovrebbe pensare un afroamericano ucciso dalla polizia mentre se ne va disarmato per i fatti suoi? Danez Smith è il poeta underground che fa politica in versi dagli schermi di YouTube. E dopo il successo in rete ora pubblica Do Not Call Us Dead, non chiamateci morti: la prima raccolta di poesie a far impazzire la rete. Gay, nero, omosessuale, Smith ha 27 anni ed è un ex campione di Slam Poetry — le gare di poesia spontanea — ora finalista del National Book Award grazie al successo online del suo Dear White America, brano introduttivo della raccolta.

Che lo ha trasformato in quel fenomeno capace di traghettare la poesia contemporanea nella cultura a tutto schermo dei Millennial, grazie alle centinaia di migliaia di condivisioni che costituiscono un successo davvero inaudito per chi si occupa di poesia. Merito anche delle sue straordinarie doti d’attore, nota il New Yorker recensendo proprio il libro sull’eden dei neri ammazzati («il paradiso è un posto dove nessuno ha la pistola e nessuno è clandestino», scrive). Smith, dicono, si cala nei suoi versi che recita come fossero prosa prendendo a ceffoni chiunque: senza risparmiare nessuno.

«Pubblico bianco, perché te la prendi tanto? Lo avete inventato voi il razzismo mica i miei nonni», attacca.

Un (tardivo) punto di svolta per la poesia? Se lo chiede il quotidiano britannico Guardian: notando che il lavoro di Smith arriva dopo il successo di Citizen, il pluripremiato bestseller poetico di Claudia Rankine, nera anche lei, che nel 2014 s’interrogò in versi sul razzismo in America. E quello altrettanto attuale di Ocean Vuong, gay di origini vietnamite appena premiato col TS Eliot Award.

«La poesia è sempre stata un modo di fare politica», dice Danez Smith proprio al Guardian. Raccontando di aver scritto i primi versi ai tempi del liceo in Minnesota, ma di aver raffinato l’arte di metterli in scena proprio nel mondo dello slam «dove la competizione ti impedisce di stagnare».

YouTube è stato il passo successivo, un modo per ampliare il suo pubblico e diffondere il non proprio digeribile messaggio di un nero, gay povero, omosessuale. E pure sieropositivo («lo strano dono di avere/ la buona orrenda notizia/ che il ragazzo che ami sta morendo anche lui»). La convinzione è che «la poesia è una necessità comunitaria per chi appartiene a una minoranza. Non puoi permetterti il lusso di essere un individuo». Ti ci vuole una rete: sia pure quella di YouTube

Anna Lombardi

31/01/2018

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