Dalla rassegna stampa Personaggi

Ellen DeGeneres

Oh, Ellen! Com’è facile prenderti in giro, adesso, che compi 60 anni, guadagni 70 milioni di dollari a stagione, possiedi un impero multimediale e sul comodino tieni 59 Daytime Emmy vinti per il tuo The Ellen DeGeneres Show; con affetto, per carità, come fa per esempio la tua quasi sosia Kate McKinnon al Saturday Night Live. Sei biondissima, hai la zazzera cortissima, gli occhi – azzurrissimi – sempre spalancati di gioia, il sorriso perennemente entusiasta, le scarpe da ginnastica sotto il completo elegante giacca, pantaloni e gilet, come fosse una divisa. Arrivi, la gente applaude, e tu balli. Oh, se balli. Con tutti: il pubblico del tuo talk show, gli ospiti che più celebri non si può, i danzatori professionisti, la gente comune cui concedi i proverbiali 15 minuti di celebrità, tua moglie Portia de Rossi e tua madre Betty (guest ricorrenti). Piroetti sul tavolino al centro del tuo studio e sulla tua poltrona, su cui spesso poi ti siedi di sghimbescio, come una ragazzina irrequieta. Sembri sempre contenta e vuoi apparentemente bene a tutti: naturalmente sei vegana, animalista, ambientalista. Dedita a svariate cause umanitarie (perfino alla David Lynch Foundation, per la diffusione della meditazione trascendentale!), di tanto in tanto distribuisci ecumenicamente doni, e nessuno, mai, è nervoso all’idea di farsi intervistare da te – il massimo che puoi fare, come con Taylor Swift, è letteralmente «Buh!», saltando fuori a sorpresa da dietro l’angolo. Sei rassicurante, direbbe qualcuno, perfino innocua, magari addirittura melensa. E pensare che vent’anni fa in molti ti chiamavano “DeGenerate”: gli sponsor fuggivano, i contratti da testimonial si rescindevano, gli investitori smettevano di comprare gli spazi pubblicitari durante la messa in onda della tua sitcom Ellen, gli spettatori calavano, i vertici della ABC staccavano la spina, i giornali di gossip ti assediavano in cerca di dettagli succosi sulla tua relazione con Anne Heche. Un attimo prima eri la faccia divertente più amata d’America, la “Seinfeld femmina”, maestra di comicità osservazionale con una punta imprevedibile d’effetto straniante; un attimo dopo, il bersaglio delle battute degli altri. Qui in Italia, la sitcom è arrivata con qualche anno di ritardo, su Rai2, e non abbiamo potuto sperimentare in tutta la sua epocale portata il tuo doppio coming out, reale (da Oprah Winfrey) e finzionale (con Oprah che interpretava la psicanalista del tuo personaggio), la sua frenetica attesa, la chiacchierata lavorazione, le minacce di morte preventive, e successive. «Yep, I’m gay» annunciavi poi, ovviamente sorridendo, sulla copertina di “TIME”, come fosse niente di che, perché in effetti proprio questo era: niente di che. La prima protagonista apertamente gay della storia della tv, dopo essere stata la prima comedian donna, nel 1986, a essere invitata a sedersi al tavolo del late show di Johnny Carson. Subito dopo la cancellazione di Ellen, mentre l’America impazziva per la novità Will & Grace, nessuno ti faceva lavorare. Ma nel 2001 ti affidarono la delicatissima conduzione della cerimonia degli Emmy, più volte rimandata dopo l’11/9 («Cosa darebbe fastidio ai talebani più di una donna gay in giacca e cravatta circondata da ebrei?»: vale ancora oggi, e mica solo per i talebani) e pare che, invece di spaventarsi, gli spettatori si sentirono a casa. Improvvisamente dimentichi, come la pesciolina Dory cui hai dato voce in Alla ricerca di Nemo e sequel, che saresti dovuta essere un’aliena: perché, in effetti, non lo sei. E così, dal 2003 conduci ogni pomeriggio il secondo daytime show più visto degli Usa. Rassicurante, innocua, perfino melensa: entri, la gente applaude, balli, ridi, «cambi il mondo una battuta alla volta, una piroetta alla volta». Niente di che, dai. Ah, quasi dimenticavo: buon compleanno! Tua, ALICE CUCCHETTI

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.