Dalla rassegna stampa Libri

Confessioni di Claudio, il gay che piace alle donne

Confessioni di Claudio, il gay che piace alle donne

Barista, trent’anni, fenomeno social: centinaia di migliaia di ragazze impazziscono per lui. «Il mio messaggio di normalità rompe i pregiudizi»

di Matteo Sorio

VERONA – Ci sono quasi solo ragazze, e donne, alla Feltrinelli, per Claudio Sona. «Funziona così, agli incontri. Tantissimi ragazzi, invece, mi fermano per strada». Perché? «Non lo so. Forse l’imbarazzo, forse l’uomo che deve sempre mostrarsi in una certa maniera, forse mi bloccherei un po’ anch’io se pensassi che un mio mito fa quello che faccio io». Mettiamola così: «È indiscusso che le donne abbiano un’intelligenza diversa. Se possono aiutarti, darti sostegno con un gesto, un abbraccio, beh, si fanno in quattro e non le ferma niente e nessuno». In mano il suo libro, «La danza del girasole», Editrice Gaia. Scritto a quattro mani con la giornalista e storica dell’arte Agnese Serrapica. «Un invito a vedere sempre il lato positivo di ogni cosa». Tardo pomeriggio di mercoledì, Sona ne firma le copie alla Feltrinelli di via Quattro Spade, in città. C’è tutto un piccolo popolo femminile per lui, veronese, classe ’87, primo tronista gay del programma tv «Uomini e donne» di Maria De Filippi, lì in libreria insieme al suo ragazzo, il corteggiatore Mario Serpa.

Claudio Sona insieme alle sue ammiratrici alla presentazione del suo libro a Verona

L’esperienza ad «Uomini e Donne»
Parole sue, di Sona, in un’intervista recente al sito «gay.it»: «È da molto che sono consapevole della mia sessualità e non ho mai avuto problemi ad accettarmi o essere accettato dalle persone cui voglio bene. Tutto ciò, assieme all’incoraggiamento dei miei amici, m’ha aiutato a superare le iniziali perplessità dovute al mio carattere e alla naturale paura di presentarsi davanti alle telecamere. Forse il mio messaggio di normalità ha un po’ rotto gli schemi di certi pregiudizi». Con «Uomini e Donne», questo 30enne che lavora come barista all’Urban Cafè, in centro storico, un passo da via Mazzini – su Tripadvisor c’è chi racconta di esserci andato a Capodanno apposta sperando d’incontrarlo – è diventato qualcosa di più di un volto sul trono. In 630 mila persone lo seguono su Instagram, la sua pagina Facebook è un click dopo l’altro, idem quella dove lui e Mario condividono la propria storia. Anche un libro è una condivisione. «Ci ho messo dentro la mia persona. Una persona risolta grazie a una famiglia unita che mi ha sempre appoggiato, alla stabilità di alcuni legami d’amicizia che durano fin dall’asilo, alla presenza di una nonna che mi ha dato i consigli giusti».

L’apprezzamento delle fans
Di Sona piace quella cosa lì. «Ha avuto coraggio ad andare a Uomini e Donne», dice Antonella, arrivata qui da Trento. «Ammiro molto la sua forza, il fatto che quando vuole una cosa l’ottiene», spiega Elisa, che da Brescia ha raggiunto più volte Verona e l’Urban «per vedere da vicino la persona e andare oltre l’apparenza televisiva». Oltre l’apparenza televisiva c’è quel che per Sona è fondamentale, ossia scegliere, selezionare, isolare il buono dal non: «Nelle dediche scrivo che “il bicchiere è sempre mezzo pieno”. Oggi si guarda troppo al mezzo vuoto. Sui social, che comunque non appartengono al mondo reale, cerco di far passare i momenti in cui sono spensierato. È quella la mia strada». È anche un modo per farsi largo. «Ho avuto un episodio recente di bullismo, sulla mia pagina, parlo di attacchi pesanti. Ho denunciato alla magistratura ma non ho risposto. Rispondo solo a chi mi sostiene: ciò ch’è negativo lo allontano da me».

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