Dalla rassegna stampa Cronaca

Francesco Mangiacapra “Mi diceva che cenava con Renzi e gli Agnelli”

Ostriche, caviale e giovani escort ecco la dolce vita di “don Euro”
Dalla nostra inviata

MASSA

Ostriche e champagne, un copione: nell’inizio c’è qualcosa di banale. Il lusso ostentato, un’ossessione. Alberghi a tante stelle, la carta di credito lasciata all’autista perché pagare quei conti astronomici a don Luca doveva sembrare così volgare. E poi lui mica faceva il prete nelle notti in compagnia di una giostra di giovani escort napoletani, milanesi o brasiliani. Lui si travestiva: diventava Mario, Gianni, Paolo e, a seconda delle occasioni, un magistrato con frequentazioni parlamentari o un imprenditore di successo o un cardiochirurgo di Nizza. Mai quel che era, cioè il parroco di piccoli paesi della campagna intorno a Massa — Fossone, Avenza, Caniparola — alle prese con le comunioni, il catechismo e le anime da salvare. Due anni di indagini, dieci mesi di intercettazioni, una sfilza di testimoni, fotografie e video per ricostruire la seconda vita di don Luca Morini, ribattezzato «don Euro» dai suoi parrocchiani per quella smania di chiedere sempre soldi: c’era una famiglia da aiutare, le campane da pagare, una colletta per i poveri e una girandola di altre scuse. Per lui ora la procura di Massa chiede il rinvio a giudizio. I reati contestati dal procuratore Aldo Giubilaro e dalla pm Alessandra Conforti che ha condotto le varie fasi dell’inchiesta sono: truffa, autoriciclaggio, appropriazione indebita, cessione di stupefacenti, estorsione nei confronti del vescovo (minacciava di diffondere dossier scottanti sui religiosi) e di altri. I carabinieri hanno sequestrato, a maggio, 700mila euro sul conto corrente di don Luca e altri 150mila investiti in un fondo di diamanti. E questo è quel che resta: spiccioli, dopo la dolce vita e il rastrellamento di elemosina, donazioni, fedi e anelli dei parrocchiani. Il fatto è che ci sono altre ombre su questa storia, una grande truffa secondo le accuse, perpetrata alle spalle dei fedeli. Una storia che comincia a emergere nel 2015 quando un escort napoletano scopre per caso che il magistrato con cui certe volte si accompagna in orge e notti di sesso a pagamento e che gli ha promesso un lavoro («so di posizioni aperte in parlamento») è in realtà un prete. Si sente raggirato e avverte la curia toscana che magari proprio a digiuno di informazioni su don Euro non doveva essere dal momento che il nomignolo, per esempio, era risaputo e quella voracità di denaro poteva far suonare qualche allarme. Invece la curia lo sospende “per malattia” (è tuttora in quiescenza) soltanto quando viene a sapere che la trasmissione televisiva delle “Iene” si occuperà di lui.

Fiutando lo scandalo che sta per scoppiare, siamo a tre anni fa, don Luca viene allontanato dalla parrocchia e sospeso per “malattia”. La curia gli trova un rifugio in una villetta a schiera (comprata per 200mila euro) in un quartiere residenziale di Massa. Gli danno una domestica per 800 euro mensili e le bollette pagate. E don Luca è ancora lì, visto che sul campanello c’è il suo nome e una vicina, in via Taffaria dice: «Lo cercava anche un prete nei giorni scorsi, ma da un po’ non si vede in giro». Inutile chiamarlo, il campanello è col codice a tastiera. Lui poi è rimasto in silenzio dall’inizio dell’inchiesta, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Più esplicite, le foto: lui che sniffa coca, lui che bacia un escort, lui beato nella vasca idromassaggio, lui nella discoteca gay, lui a Barcellona. A proposito della spa: ne aveva scelta una con un nome pio a Gubbio (“Ai Cappuccini”), così al vescovo poteva raccontare meglio che aveva bisogno delle cure per il suo fegato balordo e il vescovo gli ha versato un contributo in denaro sottraendolo alle “Pie fondazioni legate” (mille euro) o frugandosi nelle tasche (4mila euro).

La domanda è: perché il vescovo cedeva a quelle richieste? Per debolezza o perché temeva il “dossier” su “fatti incresciosi” commessi da altri preti che don Euro avrebbe potuto spifferare?

La magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il vescovo Santucci (appropriazione indebita e tentata truffa legata, quest’ultima, al tentativo di accreditare, a don Luca, una malattia al fine di aumentare il premio di un’assicurazione) e per un ex sacerdote amico, Emiliano Colombi, accusato di aver “ripulito” i soldi del parroco con un giro di assegni, e così sia.

Laura Montanari

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Francesco Mangiacapra “Mi diceva che cenava con Renzi e gli Agnelli”

«Mi sono sentito tradito, quell’uomo mi aveva promesso un posto di lavoro, diceva che aveva contatti in Parlamento, raccontava di essere andato una volta a cena con Renzi, un’altra con gli Agnelli». Bugie, sparate alla don Euro. «Sì ma io non lo sapevo, per me lui era un giudice, l’avevo incontrato nel 2011-2012 in un locale gay di Napoli, era in compagnia di un altro escort». Chi parla è Francesco Mangiacapra, l’escort che con le sue rivelazioni ha avviato l’inchiesta su don Luca Morini.

«Ho scritto un libro in cui si parla fra gli altri di lui» racconta l’autore de’ “Il numero uno, confessioni di un marchettaro” (Iacobelli editore) «Mi sono accorto del raggiro nel 2014, a lui piaceva accompagnarsi a ragazzi diversi, quindi non avevo un rapporto continuativo. Una volta mi chiama da un numero fisso. Io cerco quel numero per curiosità e scopro che è il numero di una parrocchia. Così mi arrabbio, mi sento preso in giro e denuncio la cosa alla curia». Ed è successo qualcosa?

«Niente. Di lì a un po’ scopro che lui è in vacanza con altri escort a Barcellona. Ma io penso di essere davanti a un prete che commette dei peccati, non potevo immaginare invece fossero reati. Credevo che quei soldi fossero suoi, che fosse uno ricco di famiglia». Invece, come svelano le indagini, quei soldi venivano dai parrocchiani o dalle confessioni (chiedeva soldi al posto delle preghiere).

«Quando so del viaggio a Barcellona richiamo la curia di Massa e segnalo il volo, l’ora e con chi sarebbe andato. Mi aspetto che lo fermino e invece niente. Allora mando le foto: «Vedete cosa fa il vostro parroco?». Quindi Mangiacapra contatta le Iene e i giornali.

Siamo nel 2015. Ora la richiesta di rinvio a giudizio della magistratura. L’ha più sentito don Euro? «N o, ma ho scoperto che ha contattato altri escort su uno dei siti a pagamento».

Mangiacapra ha detto di aver ricevuto minacce di morte e ha annunciato che presenterà una denuncia.

– l.m.

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