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Ghiaccio, pista lunga: la Wust a PyeongChang eliminando la fidanzata

Ghiaccio, pista lunga: la Wust a PyeongChang eliminando la fidanzata

La regina olandese di Sochi 2014 si qualifica ai Giochi superando nei 1000 la compagna de Jong per appena 10/100. «Provo sentimenti contrapposti. Sono felice, ma anche dispiaciuta»

L’Olanda, un Paese di pattinatori in pista lunga. E non da oggi. Ma con punte di interesse e di passione che non finiscono di sorprendere. Si prenda quanto sta accadendo al Thialf di Heerenveen, culla della disciplina, da martedì a sabato sede dei Trials nazionali per l’Olimpiade di PyeongChang del 9-25 febbraio.

LA REGINA — Le sfide per accaparrarsi quei posti sono spietate. E in alcuni casi dai risultati che creano situazioni del tutto particolari. Come è per esempio accaduto martedì nei 1000 femminili. Alle spalle di Jorien Ter Mors e Marrit Leenstra, moglie dell’olimpionico azzurro Matteo Anesi, s’è piazzata regina Ireen Wust. Ma il bello (o il brutto) è che il terzo posto, quasi una garanzia di convocazione per PyeongChang, è arrivato con un margine di 10/100 su Letitia De Jong, sua fidanzata 24enne. La quale, a questo punto, difficilmente avrà un pass per la Sud Corea. «Provo sentimenti contrapposti – ha detto la Wust – sono felice per la qualificazione, ma tanto dispiaciuta per l’esclusione di Letitia. E mano male che non abbiamo dovuto pattinare una contro l’altra nella stessa batteria». Cose (solo) da pista lunga olandese. Proprio Ireen, oggi 31enne, a Sochi fu dominatrice tra i dominatori. Nessuno, da quella rassegna, tutti gli sport anche al maschile inclusi, tornò a casa con cinque medaglie come lei (due ori e tre argenti), record per un’edizione invernale eguagliato, capace di salire sul podio in ogni prova alla quale partecipò. Ireen, già tre volte medagliata tra Torino 2006 e Vancouver 2010, in quei giorni, caratterizzati anche dalle «crociate» anti-gay dei vertici politici russi, balzò agli onori delle cronache proprio perché pure dichiaratamente omosessuale. La foto di un suo abbraccio a Vladimir Putin durante una premiazione diventò una sorta di poster dell’Olimpiade. E ora la sua affettività è di nuovo al centro dell’attenzione.
MATRICE NUMERICA — Il tutto in un contesto in cui qualità e quantità abbondano. Al punto che la federazione, con l’obiettivo di provare a ripetere gli exploit di Sochi 2014 e di conquistare il maggior numero possibile di medaglie, ha creato una vera e propria matrice numerica. Serve come linea guida per stabilire quanti atleti sia opportuno convocare ai Giochi in ognuna delle specialità individuali in calendario (sei maschili e altrettante femminili), partendo dal presupposto che il regolamento, in un caso e nell’altro, impone che il totale non superi i dieci. Il ricordo di quanto compiuto nella rassegna russa di quattro anni fa, del resto, è freschissimo: i pattinatori orange, con addirittura quattro triplette, vinsero 23 di 36 medaglie e otto ori su dodici (la Mass Start non faceva ancora parte del programma). Per chiarire: il precedenti primato di successi in una disciplina in un’Olimpiade invernale apparteneva all’Unione Sovietica e alla Sud Corea che, a Squaw Valley 1960 e a Torino 2006, nella stessa pista lunga e nello short track, toccarono quota sei.

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