Dalla rassegna stampa Cronaca

Morto il vescovo di Spotlight “No alla tomba nella Basilica”

Vaticano sotto accusa
Morto il vescovo di Spotlight “No alla tomba nella Basilica”
Roma, Law coprì i preti pedofili di Boston Sarà sepolto a Santa Maria Maggiore Le vittime: offensivo, non merita quell’onore

città del vaticano
« È una mancanza di rispetto assoluta per noi vittime questa sepoltura ». È rotta da una rabbiosa emozione, al telefono, la voce di Peter Saunders, ex vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote ed ex membro della Commissione per la tutela dei minori voluta da Francesco, poche ore dopo la notizia che il cardinale americano Bernard Law, deceduto ieri a Roma, godrà del privilegio, come tutti gli arcipreti emeriti di Santa Maria Maggiore, di una sepoltura in basilica. Arcivescovo di Boston fino al 2002, poi portato a Roma da Wojtyla, Law fu accusato di aver coperto in modo costante e sistematico quasi un centinaio di preti pedofili della sua diocesi, poi smascherati da un’inchiesta del Boston Globe da cui fu poi tratto il film “ Il caso Spotlight”, pluripremiato agli Oscar. Incalza Saunders: «Seppellire nel cuore della cristianità il cardinale Law con tutto quello che rappresenta, dopo averlo addirittura portato a Roma come arciprete, è un affronto che ferisce tutti noi vittime».
Law sarà sepolto nella Cripta delle Reliquie sotto il prezioso Crocefisso del quattrocento. Gli scavi li ha seguiti lo stesso porporato nei mesi prima di morire. Le lettere in bronzo col nome di Law sulla lapide saranno incollate in queste ore. Già nel 2004 roventi furono le polemiche in seguito alla decisione di Giovanni Paolo di portare il porporato a Roma dopo le dimissioni da Boston. E ancora oggi il nome di Law smuove rancori non sanati. Dice a Repubblica Barbara Dorris, portavoce dello statunitense Survivors Network of those Abused by Priests (Snap): «La nostra unica speranza è che il Vaticano ricordi i sopravvissuti quando arriverà il momento del funerale del cardinale. Dubitiamo fortemente che ci sia una sola vittima di abusi che riceverà mai lo stesso sfarzo e attenzione da parte di Francesco. Ogni singolo cattolico dovrebbe chiedere al Papa e al Vaticano perché. Perché la vita di Law viene celebrata in questo modo mentre i sopravvissuti degli abusi sessuali commessi dal clero di Boston hanno sofferto così tanto? Questa attenzione celebrativa su chi permise gli abusi come Law deve finire. È tempo che il Vaticano si concentri sul cambiamento: proteggere i bambini e coloro che sono stati feriti».
« Omnis homo mendax » . Tutti gli uomini sono bugiardi, ripete un canonico di Santa Maria Maggiore interpellato sull’opportunità di dare sepoltura, all’interno di una cripta frequentata ogni anno da centinaia di migliaia di turisti e fedeli, al cardinale che rappresenta per molti l’emblema dell’omertà della Chiesa nei casi di pedofilia durante gli anni del pontificato wojtyliano. « Ogni uomo ha in sé qualcosa che non va — spiega — e in questo senso chi sono io, chi siamo noi per giudicare un uomo a tal punto da non potergli dare degna sepoltura? ». Law, fra l’altro, avrà quest’oggi anche il suo funerale nella basilica di San Pietro, come avviene per tutti i cardinali di Santa Romana Chiesa. E a meno di cambi di programma sarà come sempre presente Francesco, che al termine presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio. Dice il reggente emerito della Penitenzieria Apostolica Gianfranco Girotti: « In questi casi, tenendo conto anche del fatto che Law non s’è macchiato dell’orrendo crimine della pedofilia, ma ha sbagliato nella gestione dei casi dei preti pedofili, credo sia legittimo che prevalga la pietas e che gli si dia una normale sepoltura ».
Successore di Law a Boston è il cardinale Sean O’Malley, fra i primi a invertire la rotta in diocesi dopo gli anni di una connivenza col male buia e dolorosa. Il porporato, che veste il saio dei frati cappuccini, spiega di «essere cosciente della vasta gamma di emozioni che suscita in molti il nome del cardinale Law » . E, insieme, chiede « scusa » per quanto accaduto: «La Chiesa è stata seriamente carente nelle sue responsabilità » . Insieme, tuttavia, si dice «triste» per il fatto che Law « sia identificato soltanto con questi fatti». E, ancora: «Nella tradizione cattolica, la sepoltura è il momento in cui tutti riconosciamo la nostra mortalità, l’impegno per la santità in un viaggio che può essere contrassegnato da fallimenti grandi e piccoli. Il cardinale Law sarà sepolto a Roma dove ha completato il suo ultimo incarico. Offro preghiere per lui e per i suoi cari e per tutto il popolo dell’arcidiocesi ».

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L’EMBLEMA DELL’INETTO CHE FA DANNO ALLA CHIESA

Alberto Melloni

Bernard Law è una figura emblematica di una inettitudine episcopale: quelli che davanti a pedofili preti, rei confessi, si sono prestati ad un gioco di copertura e indulgenza che ha di fatto moltiplicato la tragedia e le sue vittime. Quella indegnità, che avrebbe potuto meritare una pena di quelle che il diritto canonico chiama “vendicative”, s’è manifestata dentro una figura complessa.
Da prete Bernard Law iniziò a farsi notare dalle colonne di un giornale cattolico del sud: per le sue posizioni antisegregazioniste, ai tempi delle battaglie per i diritti civili, gli attirarono odii e anche minacce, pur dentro un impianto conservatore. E quando, già vescovo nel Missouri, Giovani Paolo II lo trasferì alla grande arcidiocesi di Boston, la sua figura doveva servire a spostare in senso conservatore l’asse della conferenza episcopale americana, le cui posizioni sulle armi atomiche avevano suscitato allarmi politici ed ecclesiastici. Anzi: doveva fermare ogni tentativo di dare a quell’organo una funzione: sicché quando da essa si proposero delle guidelines proprio sul modo di comportarsi dei vescovi davanti alle denunce delle vittime degli stupri e alle confessioni dei pedofili, Law si schierò a favore della libertà e dell’autonomia del singolo vescovo, perché le conferenze, per dirla nel linguaggio di Ratzinger, erano organizzazione e non costituzione della chiesa. Con la sua libertà e la sua autonomia Law costruì il grande disastro scoperchiato dalle prime denunce e poi da una stampa sulla quale (“infamously” dice il necrologio apparso oggi sul sito di America, la rivista dei gesuiti statunitensi) invocò l’ira divina. Da qui le dimissioni, ma anche la decisione di proteggerne la immunità affidandogli un incarico a Roma, come arciprete della basilica dove ora verrà sepolto: non necessariamente per dargli un onore; forse solo perché possa chiedere la misericordia che non ebbe per bambini e bambine, e che solo l’intercessione di Maria gli potrà ora ottenere.

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