Dalla rassegna stampa Cinema

«Lovers» (o meglio festival cinema gay), che problema c’è? Il Comune di Torino spieghi

«Lovers» (o meglio festival cinema gay), che problema c’è? Il Comune di Torino spieghi

Non siamo di fronte a una nobile battaglia della ragione contro l’oscurantismo. Lo scontro è fra le residue forze del buonsenso e la montante marea dell’imbecillità. Tre punti per spiegare lo stato dell’arte sulla kermesse ora ridotta ai minimi storici

di Gabriele Ferraris

Ho molto apprezzato gli appassionati interventi di Gianni Farinetti e Luca Beatrice in difesa del Festival Cinema Gay. Sì, Festival Cinema Gay, come da sempre lo chiamano i cinefili: mi rifiuto di usare quel ridicolo nome, «Lovers», degno di una rivista per adolescenti inquieti, inflittogli come ultimo oltraggio dagli stessi geni che, sbandierando buone intenzioni di «rinnovamento», l’hanno ridotto ai minimi storici: sale semivuote, e polemiche alle stelle. Gli amici Farinetti e Beatrice, tuttavia, peccano d’idealismo quando difendono Cinema Gay in nome di valori alti quali l’arte, la civiltà, la cultura, la parità di diritti. Purtroppo qui non siamo di fronte a una nobile battaglia della ragione contro l’oscurantismo. Lo scontro è fra le residue forze del buonsenso e la montante marea dell’imbecillità.

Mi corre quindi l’obbligo di precisare quanto segue.

1) Alla presidente del Museo del Cinema Laura Milani — che ha già tagliato tutto il tagliabile — mancano ancora 500 mila euro per chiudere il bilancio preventivo 2018. Trecentomila li recupererà aumentando il prezzo del biglietto d’ingresso al Museo, e magari raccattando qualche sponsor; per risparmiare i restanti 200 mila ha ipotizzato di accorpare Cinema Gay/Lovers al Torino Film Festival. Decretandone nei fatti la morte o l’invisibilità. Aggiungo, per completezza dell’informazione, che quest’anno il Comune di Torino ha ridotto di circa 500 mila euro il finanziamento al Museo del Cinema. Gli altri principali soci del Museo — Regione, Fondazione Crt, Compagnia di San Paolo — non hanno variato il loro contributo.

2) Per racimolare i duecentomila euro mancanti, la Regione ha proposto che per quest’anno i quattro soci principali versino ciascuno 50 mila euro in più. Le due fondazioni bancarie pare abbiano accettato. Del Comune non si hanno notizie. L’assessore comunale alle Pari Opportunità Marco Giusta, grande artefice della brillante «riforma» che ha affossato Cinema Gay, mi assicura che «batterà i pugni sul tavolo» per ottenere quei benedetti 50 mila euro. In attesa di udire levarsi dalle segrete stanze del Palazzo i rimbombi dei pugni di Giusta sul tavolo di Chiarabella, ho chiesto lumi anche a Francesca Leon. Ella, in quanto titolare dell’assessorato alla Cultura, dovrebbe avere voce in capitolo. Ridente e fuggitiva come sempre quando m’incontra, la Leon mi ha risposto che «le cose stanno diversamente». E allora spiegaci, ho incalzato io. E lei, elusiva, mi ha sistemato con un trillante: «Quando sarà il momento». Ma santapupazza: se non adesso, quando sarebbe il momento?

3) Aggiungo, per dare l’ultima pennellata al bel quadretto, che Laura Milani non è una retriva omofoba ansiosa di cancellare Cinema Gay — o «Lovers», come lo chiamano loro — per sostituirlo con un festival delle canzoni di Povia. È un manager che affronta un problema di bilancio. Magari un direttore artistico, più esperto di cinema seppur meno versato nella contabilità, contribuirebbe a immaginare soluzioni alternative. Purtroppo da un anno il Museo del Cinema è privo di un direttore, nell’attesa che lorsignori si decidano a piazzarne uno di loro gradimento.

A questo punto, la «Questione Lovers» si riduce a due semplici interrogativi, e a un appello finale.

Primo interrogativo. Se il problema sta unicamente in quei duecentomila euro da raccattare entro la fine dell’anno, vorrà il Comune cacciar fuori la sua quota di 50 mila euro — non un milione! — prima che il Museo del Cinema sprofondi in un turbinìo di dipendenti in stato d’agitazione e festival annichiliti?

Secondo interrogativo. Se, come dice Leon, «le cose non stanno così», avranno la bontà di dirci come stanno effettivamente? E di dircelo non quando e come comoderà a lorsignori, ma adesso, qui, subito e con la massima sincerità e chiarezza?

Appello finale. Bei ragazzi, datevi una regolata. Tirate fuori i soldi, o dite perché non li tirate fuori. Fra tutti, smettetela di giocare. Non vi manteniamo perché vi trastulliate nel vostro kindergarten. E scordatevi la pretesa di informarci soltanto se e quando avrete concluso i vostri truschini. Se tramate qualche minchiata, esigiamo di saperlo prima. Perché noi siamo quelli che pagano.

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