Dalla rassegna stampa Cinema

Torino, Comune e Regione contro sul futuro del Festival Cinema Gay

…”Oltre 30 anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna…

Torino, Comune e Regione contro sul futuro del Festival Cinema Gay

Giusta: “A pagare lo scotto della riorganizzazione non può essere Lovers”. Parigi replica: “Basta demagogia. La città metta mano al portafoglio e scelga. Lovers o il Torino Jazz Festival?”

di DIEGO LONGHIN

A pagare il conto non può essere Lovers, il Festival cinematografico sulle tematiche omosessuali. A prendere posizione rispetto alle ipotesi di ridimensionamento della rassegna e della riorganizzazione dell’attività del Museo del Cinema è l’assessore ai Diritti del Comune di Torino, Marco Giusta. “Oltre 30 anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna e non vedo perché nel momento in cui si procede ad una razionalizzazione delle spese del museo, dovute ad opacità degli anni passate, a dover pagare lo scotto sia il Lovers”, sottolinea l’assessore della giunta Appendino. “I progetti ci sono e sono importanti – aggiunge Giusta – da una possibilità di costruire una rete nazionale ed europea dei festival Lgbt con sede a Torino al promuovere un progetto di industry che metta assieme produttori, distributori e filmmakers”.

L’assessore sottolinea poi che “come Comune abbiamo già iniziato a promuovere il festival presso la rete delle città europee arcobaleno, ma tutto si ferma alle porte del Museo Nazionale del Cinema per quanto riguarda la progettualità futura” per Giusta “se c’è un problema di bilancio apriamo il piano economico e andiamo ad analizzare le singole voci di costo, provando anche a fare economie. Ma mettiamo il presidente e la direttrice in condizione di iniziare a lavorare subito, senza fare l’errore dell’anno passato di costruire un festival in tre mesi. Altrimenti può nascere il sospetto che esista una volontà di annegare in un pantano il rilancio del Lovers e perdere un’eccellenza della città e delle regione, distribuendo altrove le colpe per poi riuscire nell’operazione di dismetterlo, magari appaltandolo all’esterno”.

All’assessore alla Cultura della Regione, Antonella Parigi, le parole di Giusta non vanno proprio giù. E a stretto giro replica. “Basta demagogia. Le parole dell’assessore Giusta sono inaccettabili. La Città metta mano al portafoglio e decida cosa è più importante, se Lovers o il Festival Jazz. Da parte nostra, come Regione, restiamo disponibili a lavorare per il futuro di Lovers”, sottolinea Parigi. Polemica che arriva dopo le parole della presidente del Museo Laura Milani che a distanza di tre giorni dalla riunione in cui ha presentato il piano, che prevede uno sviluppo di tre anni, interviene nella discussione. “Il cambiamento richiede tempo, lo abbiamo chiarito sin dall’inizio. E si fa un passo per volta. I soci fondatori si sono dati un tempo per riflettere sulle decisioni da prendere, avendo per la prima volta a disposizione anche un piano strategico triennale. Un momento importante, necessario per valutare e riflettere sull’approfondito e ampio lavoro svolto e presentato durante il collegio, e per il quale si sono complimentati. Hanno compreso appieno la crucialità del momento per il Museo Nazionale del Cinema. Reputo sia un atteggiamento attento, frutto di un lavoro consapevole che guarda al presente e al futuro con serietà. Trasformare problemi in opportunità era e rimane un obiettivo, e i soci fondatori lo hanno compreso appieno. Assiomi importanti di questo progetto sono certamente la collaborazione, il rispetto, la fiducia e la responsabilità”.

Un richiamo al fair play che non sembra essere stato accolto. Il piano e la guida del museo non sembrano convincere nemmeno le fondazioni bancarie,

Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt: vorrebbero vedere scelte chiare, non un piano con diverse ipotesi. Insomma, meglio evitare che si arrivi a situazioni difficili come quella della Fondazione per il Libro. Sarebbe meglio prevenire. Milani ha indicato uno sbilancio negativo per il 2018 di 500 mila euro, ma con alcune manovre 300 mila si potrebbero recuperare. Rimarrebbero 200 mila euro da “ripianare”, tanto che la stessa Parigi aveva ipotizzato un aiuto da parte dei soci.

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