Dalla rassegna stampa Cronaca

Banalità

… l’industria culturale cancella Kevin Spacey dal suo immaginario…

Da questo numero di Film Tv, con il primo intervento firmato da Alberto Pezzotta, vi proponiamo una serie di articoli analitici e di spigolature personali (anche contraddittorie) sull’affaireWeinstein e successivi, sulle denunce per molestia sessuale che han coinvolto James Toback, Kevin Spacey, Louis C.K., Matthew Weiner e via elencando celebri nomi e cognomi. Una questione che segna l’immaginario, una massa critica di persone abusate che porta alla luce del discorso pubblico un silente sistema di potere, #metoo su #metoo, vittima dopo vittima. Non possiamo che sostenerlo, questo sommovimento. Ma è utile comunquemetterlo al vaglio di un pensiero critico e non lasciarlo solo in balia dell’emotività. Capire che dietro un universale, un sistema aberrante che concede al potere di esprimersi e legittimarsi sessualmente, ci sono i particolari. Che se i nomi citati sono esemplari della medesima e repellente idea di mondo, le contingenze possono essere differenti. Che il processo mediatico non è, per fortuna, un processo legale. Capire che la rivoluzione non è un pranzo di gala, certo, ma il discernimento è una buona qualità. Banalità. Ricordare cos’era la neolingua per il George Orwell di 1984: «La neolingua non era concepita per ampliare le capacità speculative, ma per ridurle, e un simile scopo veniva indirettamente raggiunto riducendo al minimo le possibilità di scelta». Guardare la cura con cui l’industria culturale cancella Kevin Spacey dal suo immaginario, uccidendo il suo personaggio in House of Cards, rimuovendo tutte le sue scene da Tutti i soldi del mondo, sostituendolo con Christopher Plummer a un mese dall’uscita in sala annunciata (il 22 dicembre), cancellando Gore su Vidal. Guardare scomparire Louis C.K., sentire le scuse col senno di poi di Mike Schur che si sente colpevole d’averlo scelto nel 2009 per la sua serie Parks and Recreation (d’altronde è solo il miglior comico statunitense), dimenticare il suo film venturo, I Love You, Daddy. Guardare arrancare la Cinémathèque che, dopo aver difeso la retrospettiva su Roman Polanski, cancella quella dedicata a Jean-Claude Brisseau, condannato per abuso sessuale 15 anni fa, non proprio una breakingnews. Chiedersi perché. È un modo per colpire questi colpevoli proprio lì, al centro del potere di cui abusano? O è il sostituire ipocrisia ad altra ipocrisia, cambiare il silenzio (non quello delle vittime, ma di un’industria, al maschile soprattutto, che avrebbe dovuto e potuto testimoniare) con la non-visibilità, la prefigurazione di un pubblico che non vuole vedere, a cui bisogna nascondere, di uno spettatore che non è in grado di orientarsi tra spettacolo e realtà? Entrambe le cose, probabilmente. Si deve essere rivoluzionari, in questo discorso e dalla parte delle vittime. E si può non essere scemi. Banalità?

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