Dalla rassegna stampa Cronaca nera

Trans e pusher uccisi fermato un uomo “Identica pugnalata”

Trans e pusher uccisi fermato un uomo “Identica pugnalata”

GIUSEPPE SCARPA

IN 24 ore avrebbe ucciso due persone piantandogli una coltellata al petto, poco al di sotto del cuore. Emanuele V., 35 anni, per ora è indagato dell’omicidio di Laurentiu Ursu, transessuale romena di 27 anni, ammazzata venerdì notte al parco del Turismo nel quartiere Eur. «Sì, è vero, l’ho aggredita», ha ammesso di fronte agli inquirenti. Sul nordafricano di 20 anni, ucciso sabato mattina in una fabbrica dismessa a San Basilio, il 35enne italiano ha respinto invece ogni accusa, spiegando però di «aver passato la sera con lui, abbiamo assunto cocaina e poi abbiamo dormito assieme. Ma — ha precisato — non l’ho ucciso io».
La vicenda è una storia di sesso e droga. Emanuele V. stava scontando la parte residuale di una condanna per tentato omicidio ai domiciliari. Da qui però è evaso, ha distrutto il braccialetto elettronico e si è diretto all’Eur alla ricerca di una prostituta: «Pensavo fosse una donna. Quando mi sono accorto che era una transessuale — ha detto agli agenti della squadra mobile e al pm Alberto Pioletti — le ho chiesto di ridarmi i soldi. Lei non ha voluto restituirmeli e allora abbiamo litigato».
Laurentiu Ursu ha lottato e si è difesa. Ma questo non è bastato. Il 35enne l’avrebbe trafitta senza pietà con un coltello in pieno petto fino ad arrivare al cuore. Ha però commesso un errore. Durante lo scontro ha perso un foglio del tribunale con i suoi dati: nome e cognome. Nessuna pietà o rimorso per l’assassinio che aveva appena commesso.
Passano poche ore, ed Emanuele contatta un suo amico nordafricano. L’aveva conosciuto durante un periodo di comune detenzione in carcere, da marzo a luglio. Il ragazzo è un pusher e l’italiano si rivolge a lui per comprare della droga. I due si danno appuntamento in centro storico e passano assieme una nottata all’insegna dello sballo: fiumi di cocaina e alcol.
Alla fine, strafatti, si dirigono in via Padre Lino da Parma, una traversa della Tiburtina, tra San Basilio e Tor Cervara. Qui c’è una fabbrica abbandonata, utilizzata come alloggio di fortuna da molti senza tetto. «Sono rimasto con lui fino all’alba, poi sono andato via» ha detto Emanuele.
A trovarlo riverso in terra è stato un conoscente del nordafricano. L’uomo ha telefonato immediatamente al numero unico delle emergenze. Quando è arrivata l’ambulanza, il 20enne era ancora vivo. Le condizioni però erano critiche, per questo è morto durante il trasporto in ospedale.
È chiaro che gli investigatori sospettano che il 35enne sia l’autore anche del secondo omicidio. Nel frattempo, l’uomo è stato arrestato. Adesso è in carcere accusato dal pm Pioletti di omicidio volontario della trans ed evasione dai domiciliari.
Gli investigatori attendono però i risultati del Dna del sangue trovato sul coltello. Arma conservata in un borsone lasciato da Emanuele V. a casa di un parente. Alcuni elementi però già l’incastrerebbero. L’ampiezza delle ferite sul torace delle due vittime è praticamente uguale. Segno evidente che è stesso usato lo stesso coltello e, quasi sicuramente, anche la stessa mano.

“Con il mio ex compagno di cella ho solo dormito”. Ma le due ferite sono identiche
Il ritrovamento del cadavere della trans al Parco del Turismo all’Eur


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