Dalla rassegna stampa Televisione

A scuola di serie Tv per criminali fai-da-te

Vuoi riciclare denaro? Guarda “Ozark”. Fabbricare droga? “Breaking Bad”. Trafficarla? “Narcos”. Ora che lo sai, scegli da che parte stare

Vuoi riciclare denaro? Guarda “Ozark”. Fabbricare droga? “Breaking Bad”. Trafficarla? “Narcos”. Ora che lo sai, scegli da che parte stare

A scuola di serie Tv per criminali fai-da-te

GIANCARLO DE CATALDO

Nel caso, tanto improbabile quanto deprecabile, che abbiate da parte una decina di milioni di dollari di provenienza illecita e, dunque, vi poniate il problema di come ripulirli, nessuna paura. Vi basterà sintonizzarvi su Netflix, guardare la serie
Ozark e prestare la dovuta attenzione alle massime d’esperienza che il protagonista, Marty Birde, non lesinerà nel corso del racconto. Già alla fine del primo dei dieci episodi nei quali la serie è articolata ne saprete abbastanza su come mettere nel sacco il fisco ed eventuali altri enti ficcanaso. Certo, scoprirete anche che vi toccherà vedervela con criminali sicuramente peggiori di un consulente finanziario dal discutibile senso morale. Ma questa è un’altra storia.
Delle grandi serie televisive è stato detto di tutto e di più. Che rappresentano, se realistiche, il modo più efficace di raccontare il mondo che ci circonda, e, se fantastiche, il terreno più fecondo per l’evocazione di scenari e fantasie visionarie, vuoi edificanti, vuoi cupe e apocalittiche. Che stanno prendendo, o hanno già preso, il posto di un cinema che l’abbandono del pubblico e l’espansione dei costi di produzione rendono sempre più problematico e minoritario. Che stanno alla cultura contemporanea come i grandi romanzi popolari stavano a quella ottocentesca e novecentesca. Tutti argomenti di discussione molto sentiti nelle comunità letteraria e dello spettacolo: non foss’altro perché una serie di successo raggiunge milioni di persone, e il fenomeno è in costante crescita. Nessuno ormai dubita che le grandi serie esercitino un’innegabile influenza sulla nostra percezione della realtà. Ma se ciò accade è anche merito dell’abilità degli autori di fornire al pubblico informazioni autentiche e attendibili sul mondo contemporaneo. A volte si tratta di vere e proprie lezioni di storia, come nel caso di
Narcos: è assistendo alla ricostruzione dell’ascesa e caduta di don Pablo Escobar che capiamo il motivo per il quale il moderno narcotraffico si è sviluppato in Colombia e non altrove. Tutto comincia quando Pinochet dichiara il Cile territorio off-limits per i trafficanti, e quelli, da pragmatici affaristi, emigrano verso lidi più accoglienti. Altre volte dalle serie si apprendono significative nozioni, anche tecniche, sul funzionamento di meccanismi determinanti per la nostra vita comune. Per fare qualche esempio: Boss, Show me a hero e House of cards ci spiegano come si costruisce e come si mantiene il consenso in una democrazia avanzata. Newsroom ci fa capire come si acquisiscono, gestiscono e talora fabbricano le notizie in un importante canale televisivo. Non mancano, fra gli autori, gli addetti ai lavori. Non è una novità. E. R., antenata di tutti i drammi ospedalieri, venne concepita da Michael Crichton: scrittore e medico.
The wire nasce dall’incontro fra un detective della polizia di Baltimore e un giornalista investigativo. House of cards dai romanzi di Michael Dobbs, un politico di mestiere.
Homeland deriva da Prigionieri di guerra ( Prisoners of war), serie israeliana ideata da Gideon Raff, che servì per tre anni nell’esercito del suo Paese come paracadutista. E anche se non ce lo dicono, il sospetto che Homeland si avvalga di consulenti molto ben addentro alle segrete stanze dell’antiterrorismo è più che legittimo. Secondo alcuni, in questa messe d’informazioni si annida un’insidia. Quella di fornire utili strumenti operativi ai “cattivi”. Se ne rammaricava anni fa un noto scrittore di polizieschi, James Patterson. Che in uno dei suoi romanzi fa dire a un poliziotto: grazie a CSI ( Crime scene investigation, scena del crimine)abbiamo allevato una generazione di assassini attenti alla prova scientifica. Una serie popolare come Le regole del delitto perfetto da un lato mette a nudo alcuni aspetti francamente irrazionali del sistema giudiziario americano e, dall’altro, proprio spigolando nei meandri di questa irrazionalità, fornisce ottime istruzioni su come (secondo il titolo originale How to get awy with murder) farla franca dall’omicidio. Per non dire poi di una delle più belle serie di sempre, Breaking Bad. Dove si spiega come allestire un laboratorio clandestino e confezionare la più pura metanfetamina sulla piazza. C’è sempre una venatura di moralismo, in simili osservazioni. E anche qualcosa di antico: negli anni Quaranta il fascismo proibì il “giallo” – già sospetto perché nato nella perfida Albione dopo che due giovani delinquenti si difesero asserendo di aver commesso un crimine perché ispirati dalla lettura di un romanzo di quel genere. Le critiche vanno respinte al mittente. Le serie che ci stanno a cuore ci forniscono una sorta di manuale d’istruzioni grazie al quale imparare ad orientarsi nel mondo. Il nostro mondo. Quello nel quale viviamo giorno dopo giorno. Informazioni spesso preziose, che con ogni probabilità ci resterebbero ignote. Sta a noi, solo a noi, decidere che uso farne. Immaginiamo che i vostri dieci milioni di dollari, quelli dai quali siamo partiti, non siano soldi sporchi, ma il frutto di un duro, e lecito, lavoro. Il risultato di brillanti speculazioni condotte nell’ambito della legalità.
A questo punto, se appartenete alla (purtroppo diffusa, e non solo da noi) genìa di quelli che considerano governi e agenti del fisco orribili creature da incubo, il vostro problema sarà come scampare alle tasse. In tal caso vi converrà spostarvi su Sky e farvi spiegare un paio di trucchetti da quel genio di Bobby Axelrod, co-protagonista della serie Billions.
Ma se invece vi riconoscete in quella minoranza virtuosa che ritiene il pagamento delle tasse un dovere civico, ugualmente Billions vi tornerà utile: sarà sufficiente ispirarsi alle strategie del duro procuratore Chuck Rhodes, il persecutore di Axelrod impersonato dal bravissimo Paul Giamatti. Insomma, per dirla tutta: nella grande serie della vita, sta a ciascuno scegliere da che parte stare.

“Billions” insegna a frodare il fisco “Homeland” è un manuale di spionaggio Già James Patterson metteva in guardia: forniscono strumenti operativi ai “cattivi”

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