Dalla rassegna stampa Cinema

Sostituito in corsa nel film già girato Così finisce la carriera di Kevin Spacey

Dopo le accuse per molestie, Hollywood «si sbarazza» dell’attore. In cura da psicologi

Sostituito in corsa nel film già girato Così finisce la carriera di Kevin Spacey

di Matteo Persivale

Dopo le accuse per molestie, Hollywood «si sbarazza» dell’attore. In cura da psicologi

È normale, in teatro e all’opera, sostituire gli attori o i cantanti malati con un preavviso minimo — a volte è una questione di secondi, quando alla Scala nel 2006 il tenore Alagna abbandonò la scena nel bel mezzo dell’ Aida subissato dai fischi del loggione e venne scaraventato sul palco, in jeans, il suo sostituto che era nel backstage.

Quello che non era ancora successo: che un film, già completato, a poche settimane dall’uscita nelle sale, con il trailer già nei cinema e su Internet, si ritrovasse con uno dei protagonisti «cancellato», un altro attore assunto al suo posto, e tutte le scene di quel personaggio girate ex novo, come se nulla fosse accaduto. Sarebbe clamoroso anche se il nome dell’attore non fosse quello di Kevin Spacey.

Tutti si chiedevano cosa sarebbe successo al film «All the money in the world» di Ridley Scott sul sequestro Getty del 1973: la storia del nipote dell’uomo più ricco del mondo — sedicenne, faceva l’hippie a Roma, fu rapito dalla ‘ndrangheta e tenuto prigioniero 5 mesi, gli venne mozzato un orecchio prima del rilascio — la cui uscita nei cinema americani è prevista per il 22 dicembre, l’anteprima mondiale giovedì prossimo al Festival dell’American Film Institute.

Le accuse di molestie a Spacey diventano sempre più numerose, e la sua carriera è finita. Ha perso agente e ufficio stampa, è stato cacciato da «House of Cards» (i produttori potrebbero far morire il suo personaggio e la serie tv di successo continuerebbe con la moglie protagonista), l’atteso film «Gore» nel quale interpretava lo scrittore Gore Vidal già terminato non verrà mai mandato nelle sale o in tv, ma per «All the money in the world» non sembrava ci fosse tempo (e denaro: riaprire la produzione di un film completato è costosissimo) di fare nulla. Invece ecco Spacey sostituto dal quasi 88enne Christopher Plummer, veterano di teatro e cinema certamente più vicino per età e più somigliante al vero J. Paul Getty, 81enne al tempo del rapimento (Spacey, 58enne, aveva recitato sotto spessi strati geologici di make-up che lo rendevano pressoché irriconoscibile).

I set sono stati ricostruiti, le scene di Spacey verranno girate di nuovo, niente anteprima la prossima settimana ovviamente, cestinate le locandine già stampate, e il film arriverà come previsto il 22 dicembre, in tempo per le nomination agli Oscar. Ridley Scott, dice la produzione, è felice perché aveva pensato a Plummer fin dall’inizio ma Kevin Spacey alla fine si era imposto grazie alla maggior popolarità. Ora Scott può avere il suo attore, e tutti si liberano di un fardello pericoloso nella Hollywood del dopo-Weinstein.

È la pietra tombale sulla carriera di un uomo dal talento gigantesco quanto lo era la sua arroganza — l’idea che decenni di molestie potessero essere nascoste dal suo potere e dal velo di privacy sulla sua omosessualità — normalmente doveroso, il coming out è una scelta— usato come un’arma. Spacey era richiestissimo da produttori e registi.

Spacey ha fatto sapere di essere in cura da psicologi (gli accusatori erano spesso minorenni ai tempi delle molestie) ed è presumibile che abbia un team di avvocati pronti ad affrontare se non numerose cause civili almeno numerosi accordi extra-giudiziari (più difficile un arresto, a quanto sembra: rischio concreto invece per Weinstein dopo le accuse di stupro in anni recenti non coperti dalla prescrizione come in altri casi).

Certo impressiona che Spacey sia stato con rapidità «purgato» da quello che quasi certamente sarà l’ultimo film di una carriera artisticamente straordinaria («Seven», «American Beauty», «Mezzanotte nel giardino del bene e del male», «Margin Call», «House of Cards», tantissimo teatro classico e moderno). E deve solo sperare che nessuno, a Londra, si ricordi che la regina, sua fan, anni fa l’aveva insignito del titolo di Cavaliere Comandante dell’Impero Britannico. Onorificenza che potrebbe venire revocata per averne disonorato il titolo.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.