Dalla rassegna stampa Televisione

Ascolti, Rai Uno vince solo con il lesbo

Ascolti, Rai Uno vince solo con il lesbo

Quella di mercoledì è stata una serata televisivamente loffia (complice il turno infrasettimanale del campionato di serie A). Lo dicono i numeri dell’Auditel: la share di tutte le reti generaliste non ha superato l’11-12%. Ad aggiudicarsi il risultato migliore è stata Rai1 con «Io e Lei»: poco più di 3 milioni di telespettatori (12.7% di share). La pellicola, firmata da Maria Sole Tognazzi, è approdata in prima visione tv proprio sulla rete ammiraglia di Mamma Rai, incurante del fatto che la storia omosessuale, fil rouge del film, potesse non essere in target con il fedelissimo pubblico della tv di Stato.

Riassumendo velocemente, lo sceneggiato racconta la storia di Federica (alias Margherita Buy) e Marina (impersonata da Sabrina Ferilli), coppia lesbica che attraversa un periodo di crisi proprio nel momento in cui Federica – con un ex matrimonio alle spalle e un figlio – è costretta a dichiarare al mondo la sua omosessualità. Le strade delle due donne a questo punto si dividono per ritrovarsi poi in un ascensore.

È proprio tra le pareti del sali e scendi che un bacio appassionato segna la riappacificazione. C’ è enfasi, trasporto e sentimento. D’altronde, la commedia narra una bella storia d’ amore. Pure interpretata bene, per carità. Ma siamo certi che quelle effusioni dal sapore saffico in onda in prima serata siano state gradite dai telespettatori? Rai1 è la rete che tutte le domeniche trasmette l’ Angelus del Papa, per esempio. Beninteso, nessuno scandalo. Ma la mission del servizio pubblico è forse quella di promuovere l’ amore gay senza la minima remora? Il canone lo paga anche il cosiddetto “popolo della famiglia” che probabilmente avrà storto il naso di fronte a quelle immagini.

Il film ha una palese eco politica. Tant’è che già all’epoca (nel 2015 per essere precisi) quando arrivò sul grande schermo fece clamore e venne classificato come mosca bianca dagli stessi cinefili. Se dunque sulle reti Rai dovesse arrivare a breve uno spottone all’utero in affitto sarebbe la perfetta ciliegina sulla torta. Tanto ormai I temi etici scaldano spesso l’ opinione pubblica e il dibattito divide nei bar come nei salotti borghesi. Figuriamoci, al cinema e in tv.
Inutile poi urlare allo scandalo quando Canale 5 trasmette «Cinquanta sfumatura di nero», come è accaduto nei giorni scorsi.

di Antonella Luppoli


da Il secolo d’Italia

Gay è bello: l’indottrinamento passa attraverso Raiuno e Disney channel

di LISA TURRI

Gli ascolti ci sono stati, e parecchi: il film Io e lei, con le brave Sabrina Ferilli e Margherita Buy, che Raiuno ha mandato in onda in prima serata mercoledì sera ha conquistato oltre tre milioni di spettatori, sbaragliando la concorrenza. Il film, diretto da Maria Sole Tognazzi, è un inno all’amore lesbico, ritenuto più solido e soddisfacente di una passeggera relazione eterosessuale. Nel 2015, quando il film uscì, incassò 700mila euro. Come è stato sottolineato all’epoca dalla critica, qui l’amore tra le due protagoniste non ha nulla di trasgressivo, è del tutto “normalizzato” e quindi il mondo lgbt non viene raccontato in termini di eccezionalità e discriminazione, come nelle pellicole di Ozpetek, ma inquadrato nei canoni della commedia e persino in quelli della fiction televisiva.

Ma non c’è solo la scelta di Raiuno a far riflettere sul fatto che ormai i palinsesti si sentano in obbligo di inserire la “quota gay” in ogni sorta di programma. E’ di queste ore infatti la notizia della “storica svolta” di Disney Channel: per la prima volta in una serie tv per ragazzi viene introdotta una trama omosessuale. A fare da apripista la popolare Andi Mack, la cui seconda stagione (che negli Stati Uniti si apre il 27 ottobre) sarà incentrata sul tema della consapevolezza e dell’accettazione da parte di uno dei personaggi della propria omosessualità. In particolare, l’attenzione sarà sul personaggio di Cyrus (Joshua Rush) il quale scoprirà di avere dei sentimenti per un suo compagno di classe.

Non c’è chi non comprenda che qui siamo a forme neanche tanto subdole di indottrinamento, perché un conto è rispettare i diritti del mondo lgbt e lottare contro ogni forma di discriminazione e un altro conto è presentare quel mondo come modello di felicità, opposto a quello della ormai superata famiglia “presepiale”. Se non dev’essere la natura a dettare legge in fatto di relazioni tra i sessi non può esserlo neanche il mainstream che strizza l’occhio alla filosofia gender.

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