Dalla rassegna stampa Teatro

«La morte della bellezza», l’altro amore di Patroni Griffi

«La morte della bellezza», l’altro amore di Patroni Griffi

A Napoli il capolavoro del commediografo napoletano al Ridotto

di Natascia Festa

Napoli ferita dalla guerra e l’amore che s’insinua nelle vite, germogliando come forza ineluttabile dalle crepe e dalle macerie. L’eros contro l’orrore, in un incontro non proprio ordinario. Quello tra Lilandt, insegnante italo-tedesco rimasto solo in una grande villa decadente, e Eugenio, liceale napoletano, bello come solo certi liceali napoletani sanno ancora essere. È la storia di La morte della bellezza, considerato il capolavoro di Giuseppe Patroni Griffi, lo scrittore e commediografo nei confronti del quale si registra una nuova attenzione come testimonia, ad esempio, il documentario Metti una sera a cena con Peppino firmato da Antonio Castaldo con l’aiuto regia del discendente omonimo, presentato al San Ferdinando, una delle sale dello Stabile-Nazionale.
Da La morte della bellezza il regista Benedetto Sicca ha tratto nel 2015 uno spettacolo che con altri componeva il ciclo Storie naturali e strafottenti , sempre del Mercadante che sdoganò il «ritorno» all’autore. La pièce torna da domani a domenica 29 ottobre nella sala del Ridotto con la drammaturgia e la regia di Sicca anche nei panni di Lilandt mentre Francesco Aricò è Eugenio. «La morte della bellezza — si legge nelle note di Sicca — non si può mettere in scena, non si può “adattare” e non si può ridurre. La morte della bellezza si deve leggere. Però lo si deve leggere! Per conoscere la limpidezza e la preziosità con cui Peppino Patroni Griffi (chiamarlo Giuseppe sarebbe fargli un torto, soprattutto per chi lo ha conosciuto) ha narrato le vicende di Eugenio e Lilandt, ha raccontato il loro amore ed ha attraversato l’oscenità con un linguaggio così alto ed aulico da renderla lirica e, sopra tutto, normale.
Il romanzo è, infatti, anche un dialogo tra l’autore ed un modo di vivere la sodomia e l’amore omosessuale pieno di sensi di colpa, di paure e di complessi di inferiorità rispetto all’amore, così detto, normale». Le scene dello spettacolo sono di Luigi Ferrigno; i costumi di Zaira De Vincentiis; il disegno luci di Marco Giusti. Una produzione Ludwig – officina di linguaggi contemporanei e Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale. Dal Ridotto lo spettacolo inaugura una breve tournée che dopo Napoli toccherà Viterbo, dove sarà in scena al Teatro dell’Unione a novembre ospite del Festival Quartieri dell’Arte 2017 e Bari, al Teatro Kismet a dicembre.

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