Dalla rassegna stampa Istruzione

Se la legge sull’omofobia cominciasse a scuola

Se la legge sull’omofobia cominciasse a scuola

PIERGIORGIO PATERLINI

Nel consueto “vuoto legislativo” (che è un vuoto etico, in realtà)… No, non avete preso in mano per sbaglio la Repubblica di una settimana fa. Questo è proprio lo stesso incipit di venerdì scorso.
Perché tutte le settimane ci sarebbe da scrivere un pezzo su un vuoto legislativo che, fortunatamente, qualcuno cerca di colmare: un tribunale, una Regione, un gesto civile di disobbedienza civile. Il vuoto legislativo di oggi si chiama legge contro l’omofobia che la Regione Emilia-Romagna, faticosamente, sta cercando di varare. E, proprio come una settimana fa, non voglio neppure scomodarla, la parola “diritti”. Anche oggi mi basta la logica. Tutti coloro che stanno lavorando per questa legge sostengono che il punto cruciale sia la scuola. Più che d’accordo.
Al punto che proprio agli insegnanti chiederei di riflettere cinque minuti. Prima ancora della legge, pensate se ogni docente, entrando in classe, il primo giorno di scuola, dicesse più o meno: «Che tra questi banchi ci siano maschi e femmine lo vedo. Che ci siano persone di origini geografiche diverse, anche questo lo vedo. Non posso vedere se ci sono persone omosessuali, perché l’omosessualità non è incisa nei caratteri somatici. Ma sono tenuto a sapere che è molto probabile che qualcuno di voi sia gay. Dunque, non ci sarà bisogno di “confessioni”. Devo attenzione alla diversità di genere, devo rispetto a religioni e culture diverse, devo e prometto parità a ogni orientamento sessuale».
Pensate quanto bullismo, quanta paura, quanta sofferenza eviterebbe un gesto tanto semplice, logico, doveroso. Quale rivoluzione sarebbe.


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