Dalla rassegna stampa Libri

La legge del desiderio

La legge del desiderio

di Luigi Bolognini
TITOLO: TUTTO CIÒ CHE TI APPARTIENE
AUTORE: GARTH GREENWELL EDITORE: MONDADORI
PREZZO: 19 EURO
PAGINE: 184
TRADUTTORE: MATTEO COLOMBO

Nel suo romanzo di esordio “Tutto ciò che ti appartiene”, l’americano Garth Greenwell racconta l’ossessione di un professore di inglese a Sofia per il ragazzo di vita Mitko. E, attraverso la voce malinconica del protagonista, compone una parabola universale sull’amore che, dai critici d’oltreoceano, è stata paragonata a Mann e a Nabokov
Quando nel sesso entrano i soldi, i ruoli si confondono. Chi paga, in teoria il carnefice, compra l’amore, che dovrebbe essere gratis. Chi è pagato, in teoria la vittima, però ottiene il denaro. Di sicuro, in questo dilemma, c’è solo che è irrilevante se parliamo di sesso etero o gay. Così come è irrilevante e riduttivo, se non dannoso, definire Tutto quel che ti appartiene un romanzo sull’amore omosessuale. È semplicemente un romanzo sull’amore che ha come protagonisti due uomini, il narratore che si innamora del (bel) ragazzo di (non bella) vita Mitko, pagandone più volte le prestazioni, sperando però di comprarne anche l’anima. Il risultato sarà sconfortante.
Non sconforta invece l’esordio romanzesco del trentottenne critico e poeta Garth Greenwell, americano del Kentucky che con una versione ridotta del primo capitolo ha fatto incetta di premi letterari. Ora, aggiunte altre due parti, ecco questo libro che nel mondo angloamericano ha avuto imbarazzanti, nel senso di pesanti da reggere, accostamenti al Mann di Morte a Venezia e al Nabokov di Lolita. Chi vivrà vedrà, e se è nato un nuovo fenomeno c’è solo da brindare. Ma c’è poco da festeggiare nei tormenti del narratore, americano che insegna inglese in Bulgaria – guarda caso, l’ha fatto anche Greenwell – e che nel tempo libero cerca “un gaio cesto d’amore che amor non è mai”, per dirla con Battisti, in luoghi promiscui e non elegantissimi.
Possono essere gabinetti di luoghi pubblici (il libro si apre nei bagni del Palazzo Nazionale della Cultura di Sofia, “sufficientemente nascosti e così famosi da non essere usati quasi per altro”), o se va bene chat di incontri gay. Ma la sua ossessione è Mitko, il solo personaggio degno di un nome per esteso e non di un’iniziale. Alto, magro, spalle larghe, capelli rasati, notevole dotazione intima e un incisivo rotto, aria da uomo vissuto malgrado la giovane età. Che non si nega certo, in cambio di qualche banconota. I loro incontri sono sempre rapidi e tristi fino allo squallore, ma il narratore (diciamo pure l’autore) prima li desidera, poi ne è turbato. Eppure – a parte dichiarazioni di amicizia più che interessate – Mitko mostra in qualche modo affetto per lui, lo cerca, sembra chiedere una protezione morale, un aiuto che vada oltre i soldi, al contempo però avendo paura di un passo falso. Non lo aiuta una vita difficile, tra problemi economici, alcolismo, sifilide e turbamenti esistenziali.
Quanto al prof, alle spalle ha un’adolescenza in cui prende coscienza dei propri gusti sessuali, si infatua per un coetaneo che lo usa come reggimoccolo per pomiciare con la fidanzata e viene rinnegato da un padre omofobo, con ogni probabilità il vero amore della sua vita, frustrato come tutti gli amori omosessuali dei figli per i padri. Un uomo che vive di profonde malinconie, preso nella morsa tra il seguire le proprie inclinazioni e le difficoltà che la società gli crea. Ha la sensazione, insomma, di essere in qualche modo sbagliato (o considerato tale) senza aver fatto nulla per esserlo, e il presentimento che la sua vita sarà destinata a essere infelice, o costellata di rari momenti di felicità, ma comprati. Ciò che rende il libro speciale, è che questo, per come viene raccontato, è il resoconto di un amore difficile capace di diventare una storia sul desiderio – e sui contraddittori struggimenti di due anime – che parla a tutti. Essendo in sostanza tre racconti, Tutto ciò che ti appartiene non è lunghissimo, non arriva alle 200 pagine. Ma compensa la foliazione con densità di scrittura e di narrazione: in tempi di tweet e di scarsità di parole che normalmente lo è anche di idee, i lunghi (e ben tradotti) periodi di Greenwell sono lineari, lucidi e pieni di sentimento proprio perché non sentimentalisti. Forse il problema è il titolo, che suona proprio male. Ma se di un libro il solo difetto è il titolo, evviva.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.