Dalla rassegna stampa Cinema

«Il vizietto», quel titolo che Tognazzi contestò

«Il vizietto», quel titolo che Tognazzi contestò

Stasera in Piazza la proiezione del film di Molinaro

Quando il film arrivò sugli schermi italiani, Ugo Tognazzi espresse tutto il proprio dissenso sul titolo scelto, Il vizietto al posto dell’originale La cage aux folies , che faceva riferimento al nome del locale gestito dai due protagonisti. «Chiamare vizietto ciò che i diversi possono fare è razzista», dichiarò nel 1978 l’attore cremonese, aggiungendo che il titolo si ricollegava «a film semipornografici, quando nel film di Molinaro l’aspetto sessuale non c’entra nel modo più assoluto». In effetti è difficile dar torto a Tognazzi, che questa sera potrà essere rivisto sul grande schermo di Piazza Maggiore alle ore 21,30, insieme a Michel Serrault, nella proiezione che chiude l’omaggio che la Cineteca di Bologna ha voluto riservargli. Il film diretto da Molinaro racconta la quotidianità di una coppia gay nella Francia più mondana, quella di Saint-Tropez, baluardo contro i pregiudizi più omofobi della società. I due gestiscono uno sfavillante locale notturno, aperto a fianco del loro appartamento, dove Albin (Serrault) si esibisce come drag queen con il nome d’arte di Zazà. Durante la loro ventennale convivenza, hanno cresciuto assieme Laurent, figlio di Renato (Tognazzi) e nato da una fugace relazione eterosessuale con una ballerina. La tranquilla vita dei due viene però messa a dura prova quando Laurent annuncia di essersi fidanzato con la figlia di un politico reazionario e che, in occasione della visita dei futuri suoceri, desidererebbe che Albin non fosse presente, per non fare cattiva impressione sul futuro suocero. Tratta dall’omonima pièce teatrale di Jean Poiret andata in scena con successo a partire dal 1973, la sua versione cinematografica originariamente era destinata a Poiret. Prima di essere affidata a Tognazzi, abbastanza popolare anche in Francia, mentre Michel Serrault mantenne la parte avuta anche a teatro. Una brillante commedia degli equivoci condita da sketch, parodie e paradossi, mantenuti su un filo di ironia e leggerezza che produsse ben due sequel, Il vizietto II e Matrimonio con vizietto , sempre con gli stessi interpreti, prima di trasformarsi in un musical, sia a Broadway che in Italia.

P. D. D.

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